Strade italiane, le città sono più pericolose delle autostrade

Strade italiane, le città sono più pericolose delle autostrade

Lo studio dell’ACI rivela: le strade delle città sono più letali delle autostrade

Se pensavi che le autostrade fossero il posto più pericoloso dove guidare, beh sei fuori strada.

Il 73% degli incidenti avviene nei centri abitati. Dove ci sono semafori, rotonde, strisce pedonali. Dove teoricamente dovresti essere al sicuro perché (si dovrebbe) andare piano, massimo cinquanta all’ora. Invece no. È proprio lì che succede il macello.

E non parliamo di lamiere piegate. Parliamo di morti. Il 43% dei decessi sulle strade italiane avviene dentro i confini urbani. Quasi uno su due.

Nell’ultimo anno: 173.364 incidenti. 3.030 morti. Tremila persone che non sono tornate più a casa. Ogni giorno, in media, otto famiglie distrutte.

Chi ci lascia le penne?

I più fragili. Pedoni, ciclisti, motociclisti: rappresentano il 70,5% delle vittime in città. Sette morti su dieci.

Gente normale. Il nonno che attraversa sulle strisce. Il ragazzo in Vespa che va al lavoro. La signora in bici che torna dalla spesa. Poi arriva un’auto che non frena, una distrazione al cellulare, un colpo di sonno. E finisce tutto.

A mio parere, questo è il dato più agghiacciante: non muoiono quelli dentro le auto. Muoiono quelli fuori. Quelli senza protezione.

Vision Zero: il sogno (impossibile?) dell’Europa

L’Unione Europea ha lanciato un programma chiamato Vision Zero. L’obiettivo? Dimezzare i morti entro il 2030, azzerarli del tutto nei decenni successivi.

Bellissimo sulla carta. Irrealistico nei fatti.

Per centrare il target servirebbero riduzioni del 10% all’anno. Sapete quanto abbiamo fatto negli ultimi dieci anni? 0,5% annuo. Venti volte meno del necessario. A questo ritmo, il 2030 arriverà e noi saremo ancora qui a contare i morti.

Il conto: 18 miliardi buttati

Gli incidenti stradali costano alla collettività oltre 18 miliardi di euro l’anno. Quasi l’1% del PIL italiano. Soldi che vanno in:

– Cure ospedaliere
– Pensioni di invalidità
– Danni materiali
– Processi giudiziari
– Produttività persa

Di questi 18 miliardi, più di 11 derivano da incidenti urbani. Le città, ancora una volta, sono il buco nero della sicurezza stradale.

Perché succede

incidenti stradali

Strade italiane, le città sono più pericolose delle autostrade

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Le cause sono sempre le stesse. E sempre ignorate:

Smartphone: troppe persone guidano con il telefono in mano
Velocità fuori controllo: anche dieci chilometri in più fanno la differenza tra vita e morte
Segnaletica? Che segnaletica?: semafori rossi saltati, stop ignorati, precedenze negate come se niente fosse
Alcol e sostanze: troppa gente guida alterata, soprattutto il weekend

Auto vecchie = pericolo moltiplicato

C’è un problema che spesso dimentichiamo: le nostre auto sono vecchie. Età media del parco circolante italiano? Tredici anni. Per esempio, a  Napoli metà delle macchine supera i vent’anni.

Auto vecchie significa niente ADAS. Cosa sono? ADAS è l’acronimo di Advanced Driver Assistance Systems, cioè tutti quei sistemi di sicurezza tipiche della auto moderne : frenata automatica d’emergenza, avviso di uscita dalla corsia, rilevamento pedoni, cruise control adattivo.

Roba che funziona. Che salva vite. Ma se guidi un’auto del 2005, non ce li hai. E il pedone che attraversa distratto? Lo investi. Punto.

Cosa si può fare (davvero)

Le soluzioni esistono, vanno solo applicate in modo rigoroso:

– Zone 30: abbassare i limiti nei quartieri residenziali. A trenta all’ora puoi frenare in tempo, a cinquanta no.
– Trasporto pubblico decente: meno auto private in giro = meno incidenti. Semplice.
Piste ciclabili protette: non quelle strisce di vernice per terra che non servono a niente. Piste vere, separate dal traffico.
Manutenzione stradale: buche, asfalto sconnesso, segnaletica sbiadita uccidono. Le strade vanno curate.
Controlli seri: autovelox, telecamere, pattuglie. Chi sgarra deve pagare, sempre.

Il punto della questione

Tremila morti all’anno non sono un incidente. Sono una strage.

Immaginate se ogni giorno cadesse un aereo con otto passeggeri. Sarebbe emergenza nazionale, commissioni parlamentari, teste che rotolano. Invece sono morti su strada. E ci siamo abituati. Come se fosse normale. Non lo è. Non deve esserlo.

Le città devono tornare sicure. Per chi cammina, per chi pedala, per chi vive. Servono soldi, progetti, volontà politica. Ma soprattutto serve capire che tremila morti l’anno non sono accettabili.