Frecciarossa a Taranto, la Puglia ci mette i soldi: pace fatta tra Regioni

Frecciarossa a Taranto, la Puglia ci mette i soldi: pace fatta tra Regioni

La Puglia ha accettato di pagare il 28% dei costi del Frecciarossa per Taranto, mettendo fine a una situazione assurda nella quale la Basilicata si sobbarcava quasi tutte le spese

Dopo mesi di braccio di ferro, è arrivata la stretta di mano.

Il treno ad alta velocità che collega Torino, Roma e Taranto riparte. E stavolta con un accordo più equo: la Puglia pagherà il 28% delle spese.

Fino a ieri sembrava una barzelletta: il Frecciarossa passava pure in territorio pugliese, si fermava a Taranto – città pugliese, mica lucana – ma a tirare fuori i soldi era solo la Basilicata. Assurdo, no?

Come si è arrivati all’accordo?

Opera di Pasquale Pepe, il vicepresidente della Giunta lucana, che ha dichiarato: “Noi paghiamo per i nostri cittadini, non per quelli degli altri”.

E così è stato. Dal primo luglio la Basilicata ha rimesso in moto il Frecciarossa sulla sua tratta – da Salerno a Metaponto, passando per Potenza. Senza aspettare nessuno.

Nel frattempo continuava a parlare con la Puglia. Tavoli, riunioni, telefonate. E alla fine, hanno trovato la quadra.

Quando riparte il servizio completo?

Trenitalia ha dato l’annuncio: sabato 4 luglio si torna fino a Taranto.

Orari? Arrivo alle 23.48, ripartenza domenica alle 5.05. Non proprio comodi, diciamocelo. Ma intanto c’è.

Perché era stato sospeso?

Lavori. Sulla linea Battipaglia-Potenza serviva manutenzione seria: ammodernamento dei binari. Finiti i lavori, il servizio è ripartito, ma solo fino a Metaponto, perché la questione economica con la Puglia era ancora aperta.

Il vero nodo: Potenza-Romagnano

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C’è un pezzo di ferrovia tra Potenza e Romagnano molto vecchio. Un “collo di bottiglia”, lo chiamano. In pratica rallenta tutto.

Pepe – che non è tipo da accontentarsi – continua a battersi per ammodernare quella tratta. A ottobre scorso c’è stato un incontro con Matteo Salvini, ministro dei trasporti e delle infrastrutture. Al tavolo anche RFI (Rete Ferroviaria Italiana): l’azienda che gestisce binari, stazioni, segnaletica. Tutto il ferro, insomma.

Salvini avrebbe mostrato “una certa sensibilità” al problema. Staremo a vedere.

Perché conta questa vicenda?

All’apparenza può sembrare solo una questione locale. Due Regioni, un treno. Invece racconta molto di più. Racconta di un Mezzogiorno che chiede dignità, che vuole essere collegato al resto del Paese senza dover pagare il doppio o viaggiare il triplo del tempo e che pretende infrastrutture serie.

Il punto della questione

L’accordo c’è. Ciascuno mette la sua parte. Il servizio riparte. Adesso serve il passo successivo: investimenti veri. Binari nuovi. Alta velocità vera, non solo sulla carta.

Perché il Sud e i suoi abitanti hanno diritto agli stessi standard del Nord. Punto e basta.