ZTL, Italia al primo posto in Europa per numero

ZTL, Italia al primo posto in Europa per numero

ZTL, uno studio dell’Osservatorio LUISS rileva il record del Bel Paese per numero di Zone a Traffico Limitato e per la quantità di misure restrittive alla mobilità. Manca, inoltre, una strategia nazionale.

La ricerca “Auto e Città, oltre il divieto”, realizzata dall’Osservatorio Auto e Mobilità della LUISS (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali), analizza il ruolo e l’impatto delle limitazioni alla circolazione sul miglioramento dei livelli di traffico e dell’inquinamento.

L’indagine approfondisce non solo la gestione dei flussi veicolari attraverso la ZTL, largamente utilizzata nel territorio italiano, ma anche gli altri strumenti a disposizione delle amministrazioni per ridurre il transito nei centri storici urbani.

Nel continente europeo, secondo la ricerca, si possono distinguere 5 categorie principali misure per il controllo della mobilità:

 – Congestion Charge, con introduzione di ticket a pagamento per l’accesso dei veicoli nelle aree più trafficate o centrali di una città.  

– Low Emission Zone (LEZ), con divieti per mezzi più inquinanti e l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria e tutelare la salute pubblica riducendo le polveri sottili (PM10, PM2.5) e gli ossidi di azoto (NOx).

–  Zone a Traffico Limitato (ZTL), che istituiscono limitazioni alla circolazione in alcune aree urbane, in giorni e orari prestabiliti per alcune categorie di veicoli. Le strade sono generalmente dotate di varchi di accesso controllati da telecamere che  fotografano le targhe dei mezzi in transito.

– Aree pedonali, che riservano intere zone a pedoni e ciclisti.

– Altre specifiche misure per particolari tipologie di veicoli.

Risultati della ricerca

I risultati della ricerca LUISS evidenziano il primato italiano per presenza di ZTL, che detiene 446 aree a traffico limitato, su 500 attive in totale in Europa.

Il nostro Paese conta, inoltre, oltre il 56% dei provvedimenti di limitazioni di accesso presenti all’interno dell’area geografica comunitaria, con ben 485 interventi regolatori attivi su 863 totali. 

Oltre alla popolarità della ZTL, lo studio evidenzia la mancanza di organicità delle politiche di attivazione.

Le restrizioni alla libera circolazione dei veicoli all’interno del tessuto urbano sono, infatti, deliberate autonomamente dalle amministrazioni locali, senza però un coordinamento con i territori limitrofi né all’interno di una pianificazione strategica nazionale.

La mancanza di linee di azione comuni crea una proliferazione di norme e provvedimenti difficili da gestire per chi si sposta tra differenti centri amministrativi.

Altro elemento di criticità, in questa frammentazione regolatoria, riguarda l’inesistenza di sistema informativo digitale centrale, in grado di orientare i cittadini e operatori sulle regole presenti nelle diverse aree territoriali.

L’implementazione di una piattaforma potrebbe essere di grande utilità anche in considerazione dei nuovi veicoli, sempre più connessi, che avrebbero la possibilità di fornire in automatico a chi è la guida, i dati regolatori del territorio percorso.  

Ambiente: ZTL e LEZ

Il forte ricorso in Italia alla ZTL contro la congestione dei centri storici e a tutela del patrimonio artistico, non sempre contribuisce al miglioramento della qualità ambientale, mancando un discrimine di accesso per i mezzi più inquinanti.

Gli altri Paesi europei usano di più le Low Emission Zone, che arrivano a 338 totali: 82 in Spagna, 63 in Francia, 57 in Germania 57 e 40 nei Paesi Bassi.

L’Italia si posiziona al quinto posto, con 37 LEZ attive in modo frammentato lungo il territorio.

Confronto europeo e prospettive

Negli altri Stati europei, le politiche di mobilità mostrano maggiore omogeneità sul territorio nazionale.

Francia e Spagna, ad esempio, hanno sistemi centralizzati con bollini ambientali, segnaletica uniforme e criteri univoci, chiari e definiti.  

La Germania, pur mantenendo ampi margini di autonomia locale, garantisce standard tecnici comuni a livello federale.

Al contrario, l’Italia soffre la mancanza di misure standard.

L’Osservatorio Luiss sottolinea la necessità di un sistema centrale digitale in grado di orientare cittadini e imprese nella mobilità.

L’assenza di standard nazionali, con criteri, regole di accesso e modalità di applicazione sensibilmente diversi da città a città e marcatamente differenti tra Nord e Sud, rendono complessa la circolazione per cittadini e operatori.

Roberta Mordini