Smart Road Legal Genova, tassisti nel mirino della violenza: "Lavoriamo senza protezioni" Marco Gramigni 10 July 2026 Citizen Italia Mobility Sicurezza Due aggressioni in sette giorni a Genova. Radio Taxi lancia l’allarme: molti colleghi evitano i turni serali per paura. Serve più sicurezza o la città resterà scoperta nelle ore a rischio Un parabrezza spaccato a pugni. Un pestaggio che nemmeno viene denunciato, per paura o per sfiducia. Due episodi in una sola settimana. E la sensazione, sempre più diffusa tra i tassisti genovesi, che fare il turno di notte sia diventato troppo pericoloso. “Il problema della sicurezza esiste, lo viviamo ogni giorno: facciamo una vita di strada, senza protezioni”. Parole chiare quelle di Valter Centanaro, presidente della cooperativa Radio Taxi di Genova. Parole che fotografano una dura realtà chi guida un taxi, soprattutto la sera e la notte, è sempre più esposto a violenze, rapine, aggressioni. Cosa sta succedendo? I fatti parlano da soli. In pochi giorni due tassisti sono stati aggrediti. Uno ha visto il parabrezza della sua auto distrutto da un pugno, con tanto di denuncia presentata. L’altro è stato pestato ma non ha nemmeno formalizzato la cosa. Un segnale ancora più preoccupante: quando chi subisce violenza preferisce tacere, significa che il clima è davvero pesante. “Noi la viviamo in diretta”, spiega Centanaro. “In orario serale e notturno la domanda c’è, ma molti colleghi si tengono alla larga”. Tradotto: la gente chiama il taxi, ma sempre meno autisti sono disposti a lavorare dopo il tramonto. Troppo rischioso. Il rischio concreto: città scoperta di notte E qui si apre il vero problema. Non è solo una questione di sicurezza per i lavoratori (che pure sarebbe già abbastanza). È che se i tassisti smettono di lavorare la notte, Genova resta senza un servizio essenziale proprio nelle ore in cui servirebbe di più. “Il rischio è che vengano lasciate scoperte determinate fasce orarie”, dice il presidente di Radio Taxi. E non è una minaccia, è una conseguenza logica. Se ogni sera ti esponi al pericolo senza nessuna protezione, prima o poi decidi che non ne vale la pena. Risultato? Meno taxi in giro. Più difficoltà per chi esce la sera e deve tornare a casa. Più problemi per chi lavora di notte e ha bisogno di spostarsi. Una città meno sicura per tutti. Cosa chiedono i tassisti? Genova, tassisti nel mirino della violenza: “Lavoriamo senza protezioni” LEGGI ANCHE ZTL, Italia al primo posto in Europa per numero Le richieste sono concrete, non generiche. I tassisti non vogliono solo “più sicurezza” in astratto. Vogliono strumenti precisi: Più telecamere nei punti critici e lungo le strade più a rischio Sistemi di allerta che permettano di segnalare subito una situazione di pericolo Strumenti di monitoraggio per chi lavora isolato e può trovarsi in difficoltà in qualsiasi momento “Un taxi può trovarsi ovunque e in qualsiasi momento”, sottolinea Centanaro. “Serve una capillarità di interventi che è difficile realizzare ma, al momento, indispensabile”. È questo il nodo. Un tassista non lavora in un luogo fisso. Può essere in centro alle 22 e in periferia alle 23. Può caricare un cliente tranquillo o uno aggressivo. Può trovarsi in una zona illuminata o in una strada buia. La variabilità è totale, e questo rende tutto più complicato. C’è dialogo con le istituzioni? Sul fronte istituzionale qualcosa si muove. “Stiamo comunque collaborando e abbiamo trovato un’apertura sia dal Comune che dalla Regione; anche la Prefettura non ci ha chiuso la porta”, dice Centanaro. Bene, ma serve passare dalle parole ai fatti. Perché intanto gli episodi di violenza continuano. E ogni aggressione spinge qualche altro tassista a evitare il turno di notte. Perché è un problema di tutti? Facile pensare: “Problema loro, mica mio”. Sbagliato. Perché quando una categoria che offre un servizio pubblico essenziale inizia a ritirarsi dalle fasce orarie più delicate, il problema diventa collettivo. Pensiamo a chi esce la sera e non ha l’auto. Pensiamo a chi lavora nei locali e stacca all’una di notte. Pensiamo agli anziani che devono andare al pronto soccorso. Pensiamo alle donne che preferiscono prendere un taxi piuttosto che camminare sole di notte. Se i taxi spariscono, tutte queste persone restano scoperte. E la città diventa meno vivibile, meno sicura, meno funzionante. Una vita di strada, senza protezioni “Facciamo una vita di strada, senza protezioni”. È questa la frase che riassume tutto. I tassisti non lavorano in un ufficio con la guardia giurata all’ingresso. Non hanno colleghi intorno. Non possono chiudere la porta e sentirsi al sicuro. Stanno in mezzo alla strada, da soli, con chiunque possa salire a bordo. E quando le cose vanno male, vanno molto male. Un pugno, un pestaggio, una rapina. E il giorno dopo devi decidere se tornare a lavorare oppure no. Cosa succede adesso? La palla passa alle istituzioni. Comune, Regione, Prefettura: tutti hanno dichiarato disponibilità. Bene. Adesso servono fatti. Telecamere, sistemi di allerta, protocolli di sicurezza. Non sono richieste impossibili. Sono strumenti che esistono già, basta metterli in campo. Perché se si aspetta ancora, il rischio è che tra qualche mese a Genova chiamare un taxi di notte diventi un’impresa. E a quel punto il problema non sarà più solo dei tassisti. Sarà di tutti noi.