Smart Road Legal Polizia-Unipol, alleanza sui dati per strade più sicure Marco Gramigni 10 July 2026 Citizen Italia Mobility Sicurezza Firmato il protocollo tra Interno, Unipol Assicurazioni e UnipolTech: condivisione di dati anonimi sugli incidenti, campagne educative per studenti e analisi delle criticità della rete viaria. Obiettivo: ridurre morti e feriti gravi Pubblico e privato insieme per salvare vite sulle strade. Non è retorica, è un protocollo operativo. Quello firmato tra il ministero dell’Interno – Dipartimento della pubblica sicurezza, Direzione centrale delle specialità della Polizia di Stato, Unipol Assicurazioni e UnipolTech. L’idea di fondo è semplice: la Polizia ha l’esperienza sul campo e i dati sugli incidenti. Le compagnie assicurative hanno analisi, statistiche, tecnologie e una conoscenza approfondita dei rischi. Mettere insieme questi patrimoni può fare la differenza tra un incidente evitato e una tragedia. Cosa prevede l’accordo? Il protocollo non si limita alle dichiarazioni di principio. Prevede azioni concrete su più fronti: Condivisione di dati anonimi e aggregati Polizia e Unipol metteranno a fattor comune informazioni sugli incidenti, sui punti critici della rete stradale, sulle dinamiche più ricorrenti. L’obiettivo è capire dove e perché succedono gli incidenti, per intervenire prima che accadano. Analisi delle criticità stradali Non basta sapere che in un certo punto avvengono molti incidenti. Bisogna capire perché: problema di segnaletica? Asfalto dissestato? Curva pericolosa? Mancanza di illuminazione? Solo analizzando le cause si possono progettare soluzioni efficaci. Iniziative educative per giovani e studenti I ragazzi sono tra le categorie più a rischio. Neopatentati, poca esperienza, spesso sottovalutazione del pericolo. Per questo il protocollo dedica un’attenzione specifica ai giovani: campagne di sensibilizzazione, programmi formativi, attività nelle scuole per diffondere la cultura della sicurezza e la consapevolezza dei rischi. Attività congiunte sul territorio Non solo analisi da scrivania. Sono previste azioni concrete sul campo, con interventi mirati nelle zone più critiche. Comunicazione istituzionale Promuovere comportamenti responsabili attraverso campagne mirate, che raggiungano il maggior numero possibile di persone. Perché è importante? Polizia-Unipol, alleanza sui dati per strade più sicure LEGGI ANCHE Sicurezza, in arrivo settanta nuovi poliziotti in Liguria Il prefetto Renato Cortese, direttore centrale delle specialità della Polizia di Stato, lo ha spiegato chiaramente: “La sicurezza stradale rappresenta da sempre una delle priorità della Polizia di Stato e richiede un’azione fondata sulla prevenzione, sulla conoscenza dei fenomeni e sulla collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini”. Il punto chiave è proprio questo: la collaborazione. Perché la sicurezza stradale non è solo un problema di controlli e multe. È un problema culturale, che richiede prevenzione, educazione, analisi, tecnologia. E nessun soggetto, da solo, ha tutti questi strumenti. “Mettere a sistema competenze, dati ed esperienze per rendere sempre più efficaci le attività di prevenzione e contribuire alla riduzione dell’incidentalità stradale”, continua Cortese. Ma c’è anche un altro obiettivo: “Rafforzare la diffusione della cultura della sicurezza stradale, rivolgendo un’attenzione particolare alle giovani generazioni, perché educare al rispetto delle regole e alla consapevolezza dei rischi significa investire nella tutela della vita, il bene più prezioso da proteggere”. Il ruolo del gruppo Unipol Dall’altra parte c’è Matteo Laterza, amministratore delegato di Unipol Assicurazioni, che sottolinea come “la sicurezza stradale è una responsabilità collettiva e richiede la capacità di integrare tecnologie, dati, formazione e comportamenti responsabili all’interno di un ecosistema fondato sul coinvolgimento di tutti gli attori interessati”. Unipol non entra in questo progetto a mani vuote. Porta “il patrimonio di competenze, analisi ed esperienza che il gruppo ha sviluppato nel settore della mobilità”. Significa: decenni di dati sugli incidenti, analisi dei comportamenti di guida, tecnologie di prevenzione, sistemi di monitoraggio. “Questo percorso insieme alla Polizia di Stato mette al centro la tutela della vita delle persone e la sicurezza delle nostre comunità”, conclude Laterza. Gli obiettivi europei L’accordo si inserisce anche nel quadro delle politiche dell’Unione europea, che ha fissato obiettivi precisi per la riduzione di morti e lesioni gravi causate dagli incidenti stradali. Non sono auspici generici: sono target misurabili, con scadenze precise. L’Italia, come tutti i Paesi membri, deve fare la sua parte. E iniziative come questa vanno esattamente in quella direzione: prevenzione strutturata, analisi dei dati, interventi mirati, educazione. Una collaborazione stabile Non è un accordo spot, valido per qualche mese. Il protocollo pone le basi per una collaborazione stabile, duratura, fondata sulla valorizzazione delle rispettive competenze. Significa che Polizia e Unipol lavoreranno insieme nel tempo, condividendo strumenti, conoscenze, progetti. Con un unico obiettivo comune: rendere le strade sempre più sicure e salvaguardare la vita delle persone. Perché i giovani sono al centro La scelta di dedicare particolare attenzione ai giovani non è casuale. I dati parlano chiaro: i neopatentati e i guidatori under 25 sono tra le categorie più coinvolte negli incidenti. Spesso per inesperienza, a volte per comportamenti a rischio, sempre per una sottovalutazione del pericolo. Educare i ragazzi significa intervenire alla radice. Significa formare una generazione che guida in modo più consapevole, che rispetta le regole non per paura della multa ma perché ha capito il valore della sicurezza. Significa investire sul futuro. La sicurezza è una responsabilità collettiva Questo è forse il messaggio più importante dell’intero protocollo. La sicurezza stradale non è solo compito della Polizia. Non è solo responsabilità di chi guida. Non è solo un problema tecnico da risolvere con più controlli. È una questione che riguarda tutti: istituzioni, imprese, cittadini, scuole, famiglie. Ognuno ha un ruolo. E solo mettendo insieme competenze, dati, esperienze, tecnologie si può davvero fare la differenza. Perché alla fine si tratta di questo: salvare vite. Evitare che una distrazione, un comportamento sbagliato, un punto critico non segnalato si trasformino in tragedia. E se per farlo serve mettere insieme Polizia e compagnie assicurative, analisi e prevenzione, controlli ed educazione, ben venga. L’importante è che funzioni.