Jesolo punta sulla sicurezza: 2,5 milioni dall'Europa per ripensare la città turistica

Jesolo punta sulla sicurezza: 2,5 milioni dall’Europa per ripensare la città turistica

Jesolo si candida al bando europeo “Innovative Actions” con il progetto SAFEST da 2,5 milioni di euro per migliorare la sicurezza urbana nelle città turistiche stagionali

Jesolo fa sul serio. E lo fa candidandosi a un bando europeo che, fino a poco tempo fa, era riservato solo alle grandi capitali. Stavolta, però, le porte si sono aperte anche alle città più piccole. E la città veneta non se l’è lasciato scappare.

Un bando che cambia le regole

Parliamo del quarto bando “Innovative Actions” del programma European Urban Initiative. Per la prima volta, non solo Parigi, Berlino o Madrid: anche le città a partire dai 25.000 abitanti possono partecipare.

Le aree tematiche? Quattro:

  • Competitività e digitalizzazione
  • Inclusione sociale e abitativa
  • Mobilità
  • Adattamento al cambiamento climatico

Jesolo ha scelto un’altra strada. Una strada che parte da un problema concreto, sentito dalla gente: la sicurezza urbana.

Prima di tutto: ascoltare i cittadini

Non è una scelta fatta a tavolino. Il Comune ha lanciato un questionario rivolto ai cittadini per capire come venisse percepita la sicurezza in città. I risultati hanno confermato che il tema era sentito, urgente, e meritava un progetto strutturato.

Da lì è nato SAFEST – Safe and Adaptive Framework for European Seasonal Tourist Cities, ovvero “Quadro operativo sicuro e adattabile per le città turistiche stagionali europee”.

Un nome lungo, ma un concetto chiaro: Jesolo è una città turistica con una stagionalità fortissima. D’estate la popolazione esplode, d’inverno si svuota. E questo crea problemi specifici di sicurezza, che vanno affrontati con strumenti specifici.

Un progetto da 2,5 milioni di euro

Jesolo punta sulla sicurezza: 2,5 milioni dall’Europa per ripensare la città turistica

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E non è un progetto solitario. Jesolo ha costruito un partenariato solido:

  • Regione Veneto
  • IUAV (Università Iuav di Venezia)
  • Confcommercio Veneto
  • Associazione Jesolana Albergatori (AJA)
  • IEST – Istituto Europeo per lo Sviluppo Tecnologico

Insomma, istituzioni, università, imprese e associazioni di categoria. Un mix pubblico-privato che punta a intervenire su più fronti.

Cosa prevede il progetto SAFEST?

Tre pilastri principali:

1) Design dello spazio pubblico: ripensare piazze, strade, luoghi di aggregazione per renderli più sicuri, anche attraverso l’urbanistica e l’illuminazione.

2) Presidio del territorio in collaborazione con privati: coinvolgere aziende e stakeholder locali (hotel, ristoranti, negozi) nella gestione della sicurezza, non solo affidarsi alle forze dell’ordine.

3) Innovativo meccanismo di governance: creare un modello di coordinamento tra pubblico e privato, replicabile anche in altre città turistiche stagionali.

L’idea è quella di non limitarsi a mettere più telecamere o più vigili. Ma di ripensare proprio il modo in cui una città turistica può essere sicura e accogliente, soprattutto quando la popolazione raddoppia o triplica in pochi mesi.

La concorrenza è agguerrita

Jesolo non è sola. Al bando hanno partecipato 487 città europee da 26 paesi dell’UE. Di queste, ben 95 sono italiane.

La maggior parte delle candidature (la stragrande maggioranza) riguarda il cambiamento climatico. Solo 40 progetti, pari all’8% del totale, affrontano invece il tema della sicurezza urbana.

Questo potrebbe giocare a favore di Jesolo: meno concorrenza su quella specifica tematica, e un progetto che risponde a un bisogno reale e misurato.

E adesso?

Adesso si aspetta. La valutazione è in corso, e i vincitori verranno annunciati a novembre 2026.

Se Jesolo dovesse vincere, si troverebbe con 2,5 milioni di euro da investire in un modello di sicurezza urbana innovativo, pensato per città turistiche stagionali. Un modello che potrebbe poi essere esportato in tutta Europa, in tutte quelle località che vivono la stessa dinamica: deserte d’inverno, esplosive d’estate.

E forse, finalmente, si inizierebbe a ragionare sulla sicurezza non solo in termini di controllo, ma anche di spazio, comunità e governance condivisa.