Smart Road Legal Un biglietto solo per attraversare tutta l'Europa in treno. L'UE ci prova (di nuovo) Marco Gramigni 06 August 2026 Citizen Italia Mobility Bruxelles lavora a una riforma che potrebbe rivoluzionare i viaggi in treno: un solo biglietto per tutta l’Europa e più diritti per i passeggeri. Ve lo immaginate? Salite a Milano, scendete a Berlino, e in mezzo cambiate treno tre volte senza nemmeno accorgervene perché in tasca avete un biglietto solo. Oggi è fantascienza. Bruxelles vuole farne una legge. La faccenda ha un nome tecnico un po’ ostico, “Rail Ticketing Regulation”, e un nome più simpatico che riassume tutto il senso dell’operazione: “One journey, one ticket, full rights”. Un viaggio, un biglietto, diritti pieni. Semplice a dirsi. A guidare il dossier in Parlamento europeo c’è Kai Tegethoff, eurodeputato tedesco del partito Volt, che siede nella commissione Trasporti e Turismo (la sigla è TRAN, tenetela a mente perché torna spesso in queste storie). È lui il relatore, cioè quello che materialmente scrive il testo che poi Parlamento e governi dovranno discutere e limare. Un lavoro lungo, di quelli che si fanno a colpi di riunioni e compromessi. Il punto di partenza è quasi banale Tegethoff lo dice con una frase che sembra ovvia ma non lo è affatto: se il viaggio è uno, il biglietto deve essere uno. Punto. E invece no: oggi chi attraversa due o tre paesi in treno spesso deve comprare biglietti separati, su siti diversi, con regole diverse. Un ginepraio. La riforma non nasce oggi. Era già nell’agenda di Ursula Von der Leyen fin dall’inizio del suo secondo mandato da presidente della Commissione Europea, ed è finita dritta nella lettera di missione consegnata al commissario ai Trasporti. Insomma, se ne parlava da tempo. Ora però c’è un testo concreto sul tavolo. Il vero problema? Non sono i biglietti. Sono i dati Un biglietto solo per attraversare tutta l’Europa in treno. L’UE ci prova (di nuovo) LEGGI ANCHE Ancona, in arrivo il controllo di vicinato: si comincia alla Baia di Portonovo. Le novità Qui viene la parte succosa, quella che fa storcere il naso alle grandi compagnie ferroviarie. Il nodo non è tecnico, è commerciale: chi controlla le piattaforme di vendita, oggi, tende a vendere solo i propri treni. Tegethoff la mette giù chiara: bisogna obbligare i big del settore a condividere i dati di vendita, così che chiunque possa costruire e vendere un biglietto che comprenda più tratte e più operatori. Una specie di liberalizzazione vera, non solo sulla carta. E se il treno fa tardi? Chi paga pegno? C’è poi la questione, molto pratica, dei ritardi. Chi ha mai perso una coincidenza per colpa di un treno in ritardo sa di cosa parliamo. Oggi, se avete comprato due biglietti separati da due compagnie diverse, rischiate di restare a piedi senza alcuna tutela: nessuno è tenuto a farvi salire sul treno successivo o a rimborsarvi. L’idea è di copiare quello che già succede con gli aerei: se compri un itinerario unico, hai diritto ad assistenza e a una soluzione alternativa se qualcosa va storto. Punto e basta, senza distinguere quanti vettori siano coinvolti nel viaggio. Cosa ci guadagna l’Italia Non è un dettaglio da poco per il nostro paese. Tegethoff cita il caso di Italo, che punta ad allargarsi sul mercato tedesco: un sistema di vendita più aperto e interoperabile renderebbe molto più facile far dialogare l’alta velocità italiana con le reti degli altri paesi. Meno barriere, più concorrenza, e — almeno sulla carta — prezzi più competitivi per chi viaggia. Le resistenze ci sono, eccome Le grandi compagnie storiche, quelle che oggi dominano i rispettivi mercati nazionali, non stanno certo a guardare con entusiasmo una riforma che gli toglierebbe fette di controllo. Tegethoff lo ammette, ma non le manda a dire: capisce che vogliano proteggere il proprio modello di business, ma vede in quella resistenza soprattutto poco interesse a far crescere davvero il mercato ferroviario europeo e a convincere più gente a scegliere il treno invece dell’aereo o dell’auto. Quanto ci vorrà? Non aspettatevi il biglietto unico per le vacanze dell’anno prossimo. Servirà tempo, un anno o due almeno di trattative tra Parlamento europeo e Consiglio (cioè i governi nazionali) prima che la riforma diventi legge vera e propria. Ma il fatto stesso che la proposta sia arrivata sul tavolo, dopo anni di chiacchiere, è già un passo avanti importante.