Smart Road Polizia Locale, a Verona mancano quasi 200 agenti: il caso approda in Regione Veneto Marco Gramigni 06 October 2026 Citizen Sicurezza A Verona sono 201 gli agenti di Polizia Locale idonei ai servizi esterni, a fronte di un fabbisogno stimato di circa 400 unità. Il comandante Luigi Altamura lancia l’allarme e il consigliere regionale Pd Gianpaolo Trevisi porta il tema in Commissione, chiedendo più risorse, formazione e un intervento dello Stato Fate due conti, semplici semplici: a Verona servirebbero 400 agenti di Polizia Locale pronti a battere le strade. Quelli davvero disponibili? Appena 201 agenti idonei ai servizi esterni a fronte di un fabbisogno stimato di 400. Praticamente la metà di quanto servirebbe. Un buco che da solo basta a far capire perché la vicenda sia finita dritta dritta sui banchi della politica regionale. Chi ha acceso la miccia A mettere nero su bianco questi numeri è stato Luigi Altamura, comandante della Polizia Locale di Verona — il vertice operativo che coordina tutti gli agenti del Comune e che, per mestiere, conosce meglio di chiunque altro le falle quotidiane dell’organico. Non un numero gettato lì a caso: è la fotografia di chi il problema se lo ritrova tra i piedi ogni mattina, letteralmente. Il politico che coglie la palla al balzo A prenderla al volo ci ha pensato Gianpaolo Trevisi, consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della Quarta Commissione consiliare — quella che in Regione Veneto si occupa proprio di legalità. Trevisi non se l’è fatta ripetere due volte: ha annunciato l’intenzione di portare la questione al tavolo della Commissione, proponendo un confronto diretto con i comandanti della Polizia Locale e con le amministrazioni comunali. Verona, a suo modo di vedere, non è un caso isolato ma la punta di un iceberg ben più grande. «L’allarme lanciato dal comandante della Polizia Locale di Verona non è lo specchio di un caso isolato», ha dichiarato Trevisi, lasciando intendere che situazioni simili si ripetano, più o meno silenziosamente, in tanti altri Comuni del Veneto. Un cortocircuito tra Comuni e Stato Polizia Locale, a Verona mancano quasi 200 agenti: il caso approda in Regione Veneto LEGGI ANCHE Palermo, allarme sicurezza stradale: oltre 600 violazioni del Codice della Strada in una settimana Qui la faccenda si fa più intricata, e tira in ballo un nodo che va oltre i confini scaligeri. Trevisi parla apertamente di un «cortocircuito istituzionale»: ai sindaci viene chiesto conto della sicurezza urbana giorno dopo giorno, salvo poi scoprire che buona parte delle leve e delle competenze reali resta in mano allo Stato centrale. Un cane che si morde la coda, verrebbe da dire: responsabilità locale, risorse altrove. Per il consigliere, la soluzione passa necessariamente da un impegno statale più concreto — più fondi, più agenti, una presenza delle forze dell’ordine finalmente proporzionata alle esigenze reali dei territori, e non calcolata a tavolino con criteri che sulla carta funzionano ma sul campo lasciano scoperti interi quartieri. Formazione, la carta su cui punta Trevisi Non solo numeri, però. Trevisi insiste pure su un altro tassello: la formazione degli agenti. La sua proposta? Una scuola regionale per la Polizia Locale, con standard comuni validi in tutto il Veneto, capace di preparare gli operatori a gestire compiti sempre più delicati e complessi — perché fare il vigile urbano oggi, diciamocelo, non è più solo questione di multe e vigilanza sul traffico. Il nodo soldi, tra bocciature e nuove richieste C’è poi la partita economica, quella che spesso decide tutto il resto. Trevisi ricorda con amarezza che la maggioranza ha respinto un emendamento presentato dal Pd proprio per rafforzare i finanziamenti destinati alla Polizia Locale. Una bocciatura che, oggi, alla luce dei dati emersi da Verona, assume secondo lui un peso ancora più importante: «L’esperienza di chi opera ogni giorno sul territorio deve orientare le scelte e trovare riscontro nelle risorse messe a disposizione», ha affermato, chiedendo in sostanza di tornare sull’argomento con occhi diversi. La fuga degli agenti e il problema casa E qui arriva forse il capitolo più curioso, quello che fa riflettere pure il lettore meno addentro alle questioni di pubblica sicurezza: trattenere il personale. Perché non basta assumere, bisogna anche convincere gli agenti a restare, invece di scappare verso altre regioni dove magari gli stipendi reali — al netto del costo della vita — pesano di più. Trevisi guarda con interesse alla proposta lanciata dallo stesso comandante Altamura: usare gli alloggi ATER (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale, l’ente pubblico che gestisce le case popolari in Veneto) a condizioni agevolate per gli agenti di Polizia Locale. Un’idea tutt’altro che banale, se si pensa a quanto gli affitti nelle grandi città venete abbiano ormai raggiunto cifre che scoraggiano chiunque guadagni uno stipendio da dipendente pubblico. Il costo della casa, in fondo, può fare la differenza tra restare in servizio in una città o cercare altrove condizioni di vita più sostenibili. E perdere agenti formati ed esperti, per un Comune, significa ripartire ogni volta quasi da zero. Cosa succede adesso La palla, ora, passa alla Commissione legalità della Regione Veneto. Un allarme nato nei corridoi del Comando di Verona è destinato a diventare — nelle intenzioni di Trevisi almeno — un ragionamento più largo sull’intera organizzazione della sicurezza urbana regionale. Perché se gli organici restano scoperti e la domanda di sicurezza continua a crescere, qualcuno prima o poi dovrà pur mettere mano al problema. E quel momento, a quanto pare, è adesso.