Il diesel supera i 2,26 euro: finito lo sconto fiscale, il governo valuta nuove accise mobili

Il diesel supera i 2,26 euro: finito lo sconto fiscale, il governo valuta nuove accise mobili

Il taglio fiscale di 6,1 centesimi è terminato e il prezzo medio del gasolio torna a salire. Meloni valuta un nuovo intervento attraverso le accise mobili, mentre sul fronte europeo torna il dibattito sulla tassazione degli extraprofitti delle società energetiche. Intanto Eni taglia di 4 centesimi il prezzo del diesel

Il costo di un litro di diesel supera i 2,26 euro, mentre il governo valuta nuove accise mobili dopo la fine dello sconto fiscale. 

Il prezzo del gasolio torna a correre dopo la fine dello sconto fiscale deciso dal governo. Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, ieri il diesel in modalità self service sulle strade ordinarie ha raggiunto una media di 2,261 euro al litro, contro i 2,244 euro di martedì. In controtendenza, invece, la benzina, scesa a 2,040 euro al litro dai precedenti 2,243 euro.

L’aumento del gasolio arriva all’indomani della fine dello sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro introdotto dall’esecutivo. I quattro principali gruppi petroliferi presenti in Italia – Eni, Ip, Q8 e Tamoil – hanno infatti innalzato in misura equivalente il proprio price cap sui carburanti.

Per Eni, il tetto sul prezzo del diesel è passato da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre quello della benzina è rimasto invariato a 1,99 euro. A spingere ulteriormente verso l’alto la media nazionale sono soprattutto le cosiddette “pompe bianche”, gli operatori indipendenti che, disponendo di margini commerciali più ridotti, hanno meno possibilità di applicare sconti: il loro prezzo medio del diesel si attesta infatti intorno ai 2,28 euro al litro.

Eni taglia il diesel di 4 centesimi

Proprio mentre il prezzo medio del gasolio aumenta, Eni ha deciso di muoversi in direzione opposta. Il gruppo ha ridotto di 4 centesimi al litro il prezzo del proprio diesel, portandolo a 2,21 euro.

Secondo Staffetta Quotidiana, la decisione sarebbe legata a una strategia commerciale e al brusco calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati. Una scelta che arriva anche dopo l’appello del governo alle compagnie affinché contribuiscano a contenere l’impatto dei rincari sui consumatori.

Eni ha fatto sapere di condividere le esigenze espresse dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di voler mantenere una politica commerciale “responsabile”, con l’obiettivo di mantenere i prezzi a livelli sostenibili. Il price cap, secondo il gruppo, dovrebbe inoltre servire a contenere eventuali picchi delle quotazioni.

Il governo pensa a un nuovo intervento

La questione resta comunque sul tavolo dell’esecutivo. A metà settembre Meloni aveva annunciato l’intenzione di proseguire con gli sconti fiscali attraverso il meccanismo delle accise mobili, utilizzando l’extragettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi del petrolio registrato nel mese precedente.

Il governo ha poi scelto di interrompere il precedente sistema di contenimento, attivo da marzo e costato complessivamente 4,7 miliardi di euro alle casse dello Stato, dopo l’introduzione dei price cap da parte dei principali operatori.

La possibilità di intervenire nuovamente, però, resta aperta. Secondo Meloni, a settembre sono stati accumulati circa 170 milioni di euro che potrebbero essere destinati a un nuovo taglio delle accise.

La premier ha spiegato che l’esecutivo sta valutando se utilizzare subito quelle risorse oppure conservarle per il momento in cui le misure di contenimento adottate dalle compagnie dovessero terminare. La decisione dipenderà anche dalla tenuta del price cap nelle prossime settimane.

L’allarme arriva anche dall’Europa

Il problema del caro carburanti non riguarda soltanto l’Italia. Gli Stati membri dell’Agenzia internazionale dell’energia hanno fatto sapere da Parigi di essere pronti, se necessario, a rilasciare ulteriori riserve strategiche di carburante per contribuire a evitare rialzi eccessivi.

A livello europeo torna inoltre sul tavolo la possibilità di introdurre una tassazione sugli extraprofitti delle società energetiche. La presidenza irlandese di turno dell’Unione europea ha rilanciato il tema attraverso il ministro Thomas Byrne, che intervenendo al Parlamento europeo ha sottolineato la necessità di proteggere i cittadini dall’aumento del costo della vita e dall’impennata dei prezzi dei combustibili fossili.

La questione sarà discussa venerdì all’Ecofin in Lussemburgo.

Imprese in allarme per i costi dell’energia

Il caro carburanti e l’aumento dei costi energetici preoccupano intanto anche il mondo produttivo.

Assoaeroporti ha espresso preoccupazione per l’andamento del prezzo del jet fuel. Al momento non ci sarebbero problemi di disponibilità del carburante, ma il suo peso sui costi delle compagnie aeree è significativo: rappresenta circa il 31% dei costi dei voli. Un ulteriore aumento potrebbe quindi tradursi in rincari dei biglietti e, in alcuni casi, nella cancellazione di collegamenti.

L’allarme arriva anche da Confindustria Ceramiche, che denuncia l’impatto dei costi energetici su un settore particolarmente esposto alla volatilità dei prezzi.