Legal Misc Telemarketing selvaggio, oltre 37 mila segnalazioni in sette mesi: il Garante Privacy punta sulla collaborazione con le associazioni dei consumatori Alberto Bruzzone 21 October 2026 Dall’intelligenza artificiale ai deepfake, fino alla profilazione commerciale: a Roma il confronto su “Vita digitale e dati personali”. L’obiettivo è rafforzare le tutele e impedire che i cittadini si sentano soli di fronte all’uso improprio delle proprie informazioni Oltre 37 mila segnalazioni di chiamate indesiderate nei primi sette mesi del 2026, più di 170 al giorno. Sono i numeri che confermano quanto il telemarketing selvaggio rappresenti ancora un problema per i cittadini e quanto sia necessario rafforzare gli strumenti di tutela della privacy. In un’economia sempre più guidata dai dati, dalla profilazione commerciale all’intelligenza artificiale, la protezione delle informazioni personali diventa una priorità. Da qui l’importanza della collaborazione tra il Garante per la protezione dei dati personali e le associazioni dei consumatori, al centro dell’incontro “Vita digitale e dati personali”, che si è svolto a Roma. Telemarketing indesiderato, oltre 37 mila segnalazioni in sette mesi A illustrare i numeri del fenomeno è stato Agostino Ghiglia, componente del Garante Privacy. Nel 2025 l’Autorità ha ricevuto oltre 104 mila segnalazioni di chiamate indesiderate, una ogni cinque minuti. Nei primi sette mesi del 2026 le segnalazioni sono state più di 37 mila, con una media superiore alle 170 al giorno. «Dietro quelle telefonate c’è un mercato nero in cui i dati personali sono diventati merce di scambio», ha sottolineato Ghiglia, evidenziando come la perdita di controllo sulle proprie informazioni rappresenti un danno che non può essere subordinato al superamento di una soglia minima di gravità. Il problema, dunque, non riguarda soltanto il fastidio provocato dalle telefonate ripetute, ma anche la circolazione dei dati personali e il loro utilizzo per finalità commerciali, spesso senza che i cittadini abbiano piena consapevolezza di come le proprie informazioni vengano raccolte e impiegate. Garante e associazioni dei consumatori, una rete per tutelare i cittadini Per contrastare il fenomeno, secondo Ghiglia è necessario affiancare all’attività di controllo delle istituzioni anche l’azione collettiva delle associazioni dei consumatori. «Questo disegna un sistema a due binari», ha spiegato. Da una parte ci sono le istruttorie del Garante, i provvedimenti e le sanzioni; dall’altra, l’azione collettiva, che può offrire al consumatore ciò che una sanzione amministrativa non garantisce, ovvero una tutela risarcitoria. I due strumenti sono complementari. L’obiettivo è fare in modo che il cittadino non debba affrontare da solo le conseguenze della violazione dei propri diritti. Anche la vicepresidente del Garante, Ginevra Cerrina Feroni, ha sottolineato l’importanza del ruolo delle associazioni dei consumatori e del raccordo con l’Autorità. Di fronte al disorientamento dei cittadini, ha osservato, non basta chiedere loro di informarsi maggiormente: occorre offrire un sistema di regole e controlli in grado di fornire un aiuto concreto. La giornata è stata aperta da Gianfranco Romeo, direttore della Direzione generale consumatori e mercato del Mimit. Tra le associazioni presenti figuravano Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori, Movimento Consumatori e Registro pubblico delle opposizioni. «Le associazioni dei consumatori sono le antenne sul territorio, dobbiamo costruire un circolo virtuoso insieme», ha concluso Luigi Montuori, segretario generale del Garante Privacy. Dall’intelligenza artificiale alla profilazione: i rischi della società digitale Il confronto ha affrontato anche le trasformazioni legate alla diffusione delle nuove tecnologie. Dall’intelligenza artificiale ai deepfake, dal credit scoring alla profilazione bancaria e commerciale, l’utilizzo dei dati personali interessa ormai numerosi aspetti della vita quotidiana e può incidere concretamente sui diritti e sulle libertà individuali. Il presidente del Garante Privacy, Pasquale Stanzione, ha messo in guardia dai rischi di una società nella quale la raccolta e l’elaborazione delle informazioni non siano accompagnate da garanzie adeguate. «In assenza di uno statuto forte della protezione dei dati la società digitale rischia di diventare la società della schedatura e della profilazione e la rete, da straordinaria risorsa democratica, può degenerare in strumento di sorveglianza globale da parte dei grandi poteri economici», ha dichiarato Stanzione. La digitalizzazione, ha aggiunto, non riguarda più soltanto l’economia, ma investe direttamente le nostre vite. Una trasformazione che fa emergere nuove esigenze di tutela e rende necessario impedire l’esercizio di poteri incontrollati, riequilibrando almeno in parte i rapporti sociali. Garantire il diritto alla protezione dei dati significa, quindi, non soltanto difendere la riservatezza, ma anche preservare la libertà individuale e limitare gli squilibri tra cittadini e grandi operatori economici. Intelligenza artificiale, Chiara Valerio: «Umano è una forma di relazione» A chiudere gli interventi è stata Chiara Valerio, scrittrice e matematica, che ha proposto una riflessione sul linguaggio utilizzato per descrivere l’intelligenza artificiale. La sua idea è quella di chiamarla «software» o «interfaccia di IA», per riportare la tecnologia alla sua funzione concreta, evitando rappresentazioni eccessivamente suggestive. Una scelta che invita a distinguere le capacità delle macchine dall’esperienza umana. «Umano è una forma di relazione, si consuma, cambia, devia, sbaglia», ha osservato Valerio, richiamando l’attenzione sulla specificità delle relazioni e dell’esperienza individuale. La riflessione si inserisce nel dibattito più ampio sul rapporto tra innovazione, responsabilità e diritti: mentre gli strumenti digitali diventano sempre più presenti nella quotidianità, resta fondamentale stabilire regole chiare e garantire che il progresso tecnologico non avvenga a discapito delle persone. La sfida emersa dall’incontro romano è costruire una società digitale nella quale i dati siano utilizzati in modo responsabile e i cittadini possano esercitare pienamente i propri diritti. Per riuscirci, il lavoro delle autorità di controllo dovrà procedere insieme a quello delle associazioni dei consumatori, trasformando la tutela della privacy da principio astratto a protezione concreta, anche contro il telemarketing indesiderato.