Enforcement HumanX Smart Road Distrazione fatale, quando lo smartphone sostituisce il volante a.renzetti 08 August 2025 Cds Sicurezza Smartphone e volante rappresentano un’accoppiata “fatale” che, nonostante il recente inasprimento delle sanzioni per chi guida con device, continua a mietere vittime sulle strade quando provoca distrazione alla guida. La vicenda delle vittime sull’A1 Pochi giorni fa, l’autostrada A1, un’arteria vitale che attraversa l’Italia, è stata teatro di una tragedia che ci costringe a riflettere con ancora maggiore profondità. Lo scontro, avvenuto in provincia di Arezzo, ha spezzato in un attimo tre vite: quelle di due volontari e un paziente che si trovavano a bordo di un’ambulanza della Misericordia. La dinamica, ricostruita dalle indagini, è chiara nella sua drammaticità: l’autista del camion, procedendo ad alta velocità, non ha rallentato di fronte a una coda di veicoli e ha violentemente tamponato il mezzo di soccorso. La condotta che ha provocato l’impatto, risultato devastante, ha quindi schiacciato l’ambulanza e innescato un tamponamento a catena che ha coinvolto altri veicoli e provocato la morte di tre persone e numerosi feriti. LEGGI ANCHE Patente accorciata da una “telefonata” per l’art. 173 C.d.S. La causa nell’uso dello smartphone A rendere la tragedia ancora più amara è l’ombra che aleggia sulla causa scatenante: il dubbio dell’utilizzo del cellulare da parte del camionista. Un’ipotesi che, se confermata, ci metterebbe di fronte a una realtà amara e sempre più diffusa: la distrazione digitale, o tecno-distrazione, che uccide. LEGGI ANCHE WhatsApp inchioda l’automobilista Guidare non è un’attività passiva Richiede attenzione, prontezza di riflessi e una costante elaborazione delle informazioni che ci circondano: la velocità delle altre auto, la segnaletica, le condizioni meteo, un imprevisto. Tutto questo viene gestito da una risorsa cognitiva fondamentale, la nostra memoria di lavoro. È come una RAM del cervello, che ci permette di trattenere e manipolare informazioni per un breve periodo. Quando siamo alla guida, la memoria di lavoro è completamente assorbita da questo compito. L’uso del cellulare, che si tratti di rispondere a un messaggio, guardare una notifica o peggio, scrollare i social media, introduce un’intrusione massiccia in questo sistema che dirotta la nostra attenzione. La memoria di lavoro, un sistema con capacità limitata, viene sovraccaricata. Se una parte di essa è impegnata a formulare una risposta su WhatsApp, a leggere una mail o a guardare un video, non può contemporaneamente processare l’informazione che un’auto davanti a noi sta frenando bruscamente. LEGGI ANCHE Cremona, il Codice della strada funziona: 80 patenti sospese per uso dello smartphone Inattentional blindnes Questo fenomeno, noto in psicologia come “inattentional blindness” (cecità da disattenzione), spiega perché un conducente distratto può letteralmente non vedere un evento critico che accade sotto i suoi occhi. Non è solo questione di togliere le mani dal volante o gli occhi dalla strada, ma di isolare la mente da ciò che realmente accade intorno. La persona alla guida è fisicamente presente, ma mentalmente è altrove, intrappolata in un mondo virtuale che la disconnette dalla realtà circostante. L’abitacolo si trasforma in una bolla e la strada in un teatro di eventi che non vengono percepiti. Il cellulare non è più un semplice strumento di comunicazione, ma è diventato una vera e propria estensione della nostra vita. La tentazione di guardarlo è spesso irresistibile, alimentata da un’ansia da disconnessione e dalla gratificazione immediata che ogni notifica porta con sé. Ma al volante, questa gratificazione può avere un costo incalcolabile. LEGGI ANCHE Un corso per giornalisti cambia la narrazione del sinistro stradale La tecno-distrazione come causa principale dei sinistri stradali I dati non mentono: la distrazione alla guida è una delle prime cause di incidenti stradali e l’uso del cellulare ne è il motore principale. Ci sono leggi, sanzioni, campagne di sensibilizzazione. Ma l’unica vera difesa contro questa epidemia è la consapevolezza individuale. Dobbiamo imparare a considerare il cellulare al volante non un semplice gesto di imprudenza, ma un atto di profonda irresponsabilità che mette a repentaglio non solo la nostra vita, ma anche quella degli altri. Quest’ultima tragedia ci ricorda che la velocità non è l’unico nemico sulle nostre strade. La vera minaccia, oggi, è la disattenzione. Spegnere il cellulare, o semplicemente riporlo in un luogo non accessibile, non è un sacrificio, ma un investimento sulla vita. Il volante merita tutta la nostra attenzione, lo smartphone invece può aspettare. Perché la notifica può attendere, ma la vita, una volta persa, non torna più indietro. Antonella Renzetti