Osservatorio AGCOM 2026: l’Italia dell’informazione cambia volto tra dominio del digitale, calo della fiducia e trasformazione della TV

Osservatorio AGCOM 2026: l’Italia dell’informazione cambia volto tra dominio del digitale, calo della fiducia e trasformazione della TV

Osservatorio AGCOM 2026: Internet supera la televisione, i social diventano il primo punto di accesso alle notizie e cresce la quota di cittadini che sceglie di non informarsi

Digitale, prima fonte di informazione degli italiani

L’Osservatorio AGCOM 2026 conferma la svolta: Internet è il mezzo più utilizzato per informarsi, raggiungendo il 55,8% degli utenti nel primo semestre 2025.

La televisione scende al 43,2%, segnando un arretramento costante dopo il picco registrato durante la pandemia.

Il divario è evidente tra i 25 e i 64 anni, dove oltre il 63% preferisce il digitale.

La TV resta invece centrale per gli over 65, che continuano a considerarla la fonte più affidabile e familiare.

La radio si ferma all’11,3%, mentre i quotidiani cartacei confermano la loro crisi strutturale, passando dal 22,3% del 2020 al 16,1% del 2025.

Frattura generazionale sempre più marcata

Il rapporto evidenzia una polarizzazione netta tra giovani e anziani.

Gli under 24 utilizzano la TV in meno di un caso su quattro, leggono pochissimi quotidiani e si informano quasi esclusivamente online.

Gli over 65 restano fedeli ai media tradizionali, pur mostrando un lento avvicinamento al digitale.

Accanto ai media, il passaparola mantiene un ruolo sorprendente: il 13% degli italiani continua a informarsi tramite amici e familiari, soprattutto nelle fasce più adulte.

Social e motori di ricerca, nuovi snodi dell’informazione

All’interno dell’ecosistema digitale, i social network rappresentano il primo canale informativo (35,1%), seguiti dai motori di ricerca (24,7%) e dai siti e app degli editori tradizionali (30%).

Un dato significativo riguarda la velocità di diffusione delle notizie: oltre la metà degli utenti social dichiara di venire a conoscenza delle informazioni prima sui social che altrove.

La personalizzazione algoritmica, però, rende il flusso informativo più filtrato e meno pluralistico.

Nonostante la centralità del digitale, solo il 6,1% degli italiani paga per un abbonamento online ai quotidiani.

Di fronte a un paywall, la maggioranza cerca la medesima notizia altrove, spesso tramite motori di ricerca o testate gratuite.

La fiducia nei media continua a diminuire

Il quadro della fiducia è in peggioramento: solo il 24% degli italiani dichiara un livello alto di fiducia nel sistema informativo, contro il 27,2% dell’anno precedente.

La maggioranza si colloca in una fascia di fiducia moderata, mentre cresce la quota di chi non si fida affatto.

I media tradizionali restano più credibili: la TV pubblica raggiunge il 40,5% di fiducia, con picchi del 56,5% tra gli over 65.

Quotidiani e periodici si fermano al 14,2%, mentre la TV commerciale al 12,5%.

Nel digitale, i livelli di fiducia sono più bassi: i motori di ricerca raggiungono il 28,2%, i siti degli editori il 30,4%, i social solo il 16,4%.

Gli influencer risultano la fonte meno affidabile in assoluto.

Perché cresce chi sceglie di non informarsi

Il 2025 segna un aumento della quota di cittadini che riduce il consumo di notizie (17,2%), superando chi lo aumenta (15,1%). Il 20% non si informa mai o quasi mai.

Le ragioni principali sono:

– ripetitività dei contenuti

– eccessiva negatività

– impatto emotivo (stress, ansia)

– scarsa fiducia nei giornalisti

– sovraccarico informativo

– percezione di scarsa qualità

Il fenomeno è più diffuso tra i giovani, mentre gli anziani lamentano soprattutto la ripetitività e la qualità insufficiente.

Il distacco informativo si riflette anche sulla partecipazione civica: tra i “non coinvolti”, oltre il 75% non partecipa ad attività politiche o sociali.

La TV generalista riduce l’offerta informativa

La televisione generalista registra un calo del 7% delle ore dedicate all’informazione nel 2025 rispetto al 2024.

Il dato diventa ancora più significativo se confrontato col 2020, anno del Covid, da cui la riduzione arriva al 24%.

A diminuire sono soprattutto i programmi di approfondimento, che perdono oltre un terzo delle ore rispetto al 2020.

I telegiornali restano invece più stabili.

I temi più trattati rimangono politica interna, esteri e cronaca, che insieme rappresentano circa due terzi del tempo informativo.

Crescono invece, in modo episodico, i temi legati a eventi straordinari quali Olimpiadi, crisi energetica, pandemia, Giubileo e morte del Papa.

Un sistema informativo in transizione

L’Osservatorio AGCOM 2026 restituisce l’immagine di un Paese in cui:

– il digitale domina

– la TV perde centralità

– la fiducia cala

– i giovani si allontanano dai media tradizionali

– i social diventano il primo punto di accesso alle notizie

– cresce una fascia di cittadini che sceglie di non informarsi

Una trasformazione che richiede nuove strategie editoriali, investimenti in qualità, alfabetizzazione digitale e un ripensamento del ruolo dei media nella partecipazione democratica.