Sakura, l’attimo che fiorisce: come i ciliegi giapponesi insegnano alle città a vivere il presente

Sakura, l’attimo che fiorisce: come i ciliegi giapponesi insegnano alle città a vivere il presente

La fioritura dei sakura non è solo un fenomeno naturale, ma un rituale culturale che unisce estetica, filosofia e senso del tempo. Dall’Hanami giapponese alle metropoli globali, il fiore di ciliegio diventa simbolo di delicatezza, rinnovamento e consapevolezza urbana. Un viaggio tra storia, botanica e smart city per capire perché quei petali fragili parlano ancora al cuore del mondo.

«Lo spettacolo dei fiori di ciliegio, a primavera, non potrebbe andare dritto al cuore, come accade, se la loro fragilità non fosse così sensibile.»

Così la scrittrice francese Simone Weil scriveva a proposito della fioritura dei ciliegi, sottolineando uno degli aspetti più peculiari.

Nell’universo culturale giapponese non è un semplice fiore che sboccia all’inizio della primavera, bensì un vero e proprio simbolo di delicatezza, di transitorietà, di rinnovamento, di bellezza, una sorta di filosofia di vita.

Il significato del sakura nella cultura giapponese

Sakura, il fiore di ciliegio

Piccola parola ma dal significato enorme, sakura è un lemma breve che esprime meglio di tanti concetti la peculiarità della cultura nipponica.

(桜 o さくら) in giapponese, sakura indica il fiore o meglio ancora il bocciolo del ciliegio, probabilmente l’albero più amato dal popolo del Giappone, tanto che non di rado, infatti, lo stato asiatico viene chiamato il Paese dei ciliegi.

I fiori che tanto suscitano ammirazione in chi li osserva non sono quelli che preludono alla formazione delle gustosissime ciliegie, bensì quelli del Prunus serrulata.

E’ il nome scientifico di una pianta appartenente alla famiglia delle Rosacee, molto diffusa in Estremo Oriente, in particolare in Cina e in Giappone.

Questa pianta, il cui processo di ibridazione risale addirittura all’ottavo secolo d.C., è incapace di produrre frutti.

Assolve a una funzione prettamente ornamentale che tocca l’apice tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile.

In quel periodo questi alberi di ciliegio fioriscono tutti insieme, offrendo una quantità innumerevole di boccioli che assomigliano più alle più comuni rose che ai nostrani fiori di ciliegio.

La specie più diffusa in Giappone è la Somei-Yoshino, dal nome di un quartiere di Tokyo, dove lavorava il primo vivaista che promosse con successo la vendita di tale varietà di ciliegi.

Per la breve durata della loro fioritura, di norma una manciata di giorni, i sakura regalano uno spettacolo unico, che si ripete ciclicamente una sola volta l’anno.

Una periodicità ben racchiusa nell’idioma Ichi-go ichi-e (una volta, un incontro), con cui si tende a evidenziare l’eccezionalità di tale fenomeno che pur ripetendosi non lo fa mai nello stesso, identico modo.

Un fiore bello, delicato, fragile, spesso soggetto privilegiato dell’arte ukiyo-e, le celebri stampe giapponesi che tanto influenzarono la pittura occidentale del XX secolo.

Nel corso della storia è divenuto anche il simbolo dell’imperatore giapponese, figura che, specie fino a prima della fine del secondo conflitto mondiale, era considerata dai giapponesi una vera e propria divinità.

La storia del ciliegio ornamentale e il contributo di Collingwood Ingram

Come in tutte le belle storie, anche in quella dei sakura c’è un racconto da narrare.

Nel caso dei fiori di ciliegio questo uomo si chiama Collingwood Ingram, eccentrico botanico inglese che, vissuto a cavallo tra il XX e il XXI secolo, fece dei fiori di ciliegio e della cultura a essi collegata una sorta di ragione di vita.

Ingram aveva conosciuto i sakura nei suoi tre viaggi in Giappone, compiuti nel 1902, nel 1907 e, infine, nel 1926.

Aveva potuto apprezzare non solo l’intrinseca bellezza della fioritura degli alberi di ciliegio nei primi giorni di primavera, ma anche tutto ciò che quei delicati boccioli rosa rappresentavano per il popolo nipponico.

Durante i suoi soggiorni non si limitò alla filosofica contemplazione dell’albero di ciliegio.

Da botanico esperto si adoperò per promuovere questo albero anche nel mondo inglese e in generale in quello occidentale.

Il botanico inglese riuscì a reintrodurre nei primi anni Trenta del secolo scorso la coltivazione di una specie di ciliegio, quella del Taihaku (grande bianco), pressoché estinta nel Paese del Sol Levante.

Il senso dell’Hanami, vivere l’attimo presente

L’Hanami, l’arte dell’osservare i fiori

Un fiore bellissimo, dunque, simbolo di fragilità, di delicatezza e di caducità, al quale si lega un vero e proprio rito, quello dell’Hanami (花見). Letteralmente osservare i fiori, in particolare quelli del ciliegio, l’Hanami condensa l’essenza, l’anima di un popolo e di una cultura millenaria.

Osservare i fiori del ciliegio per i giapponesi equivale non solo a farsi rapire dall’intrinseca bellezza del fiore sbocciato, ma essere direttamente catturati da un’esperienza che va oltre l’apparente semplice atto di guardare un fiore appena nato.

Hanami vuol dire, infatti, apprezzare la transitorietà di quel momento presente, dimenticando, per un attimo, il nostro passato ma evitando anche di concentrarci sul futuro prossimo.

Guardare quel piccolo fiore rosa, la cui vita sarà breve, un poco come quella di un altro essere bellissimo ed effimero come la farfalla, significa soffermarsi sul senso della precarietà, vissuto, però, senza alcuna ansia per qualcosa che a breve non ci sarà più.

L’Hanami, in buona sostanza, non nasce per trattenere qualcosa che inevitabilmente ci sfuggirà a breve, ma per abituarci a fermarci e ad apprezzare il momento, l’ora, l’essere, invitandoci semplicemente a fermarci e a guardare.

L’Hanami oggi, dal Giappone alle città del mondo

Nel mondo giapponese l’Hanami è un rito irrinunciabile che coinvolge grandi e piccoli, abitanti di piccoli centri urbani e rurali.

Ma anche i cittadini delle grandi metropoli che pur andando sempre di fretta, magari spostandosi sui velocissimi Shinkansen, sanno concedersi un momento di assoluta pausa.

A Tokyo, ad esempio, sono diverse le zone dove è possibile ammirare i sakura nei primi giorni di primavera.

Il parco Ueno nel quartiere di Taitō, dove i primi esemplari dei ciliegi risalgono, addirittura, al XVI secolo, quando furono trapiantati dal monaco buddista Tenkai.

Oppure in altri polmoni verdi quali i parchi di Shinjuku Gyoen o di Rokugi-en o Yoyogi.

Oggi l’hanami è una pratica conosciuta anche nel nostro mondo occidentale, da Roma a Torino, da Firenze a Milano.

Fuori dai confini nazionali, a Londra, Parigi, Madrid, Amsterdam e persino nella fredda Stoccolma.

Insomma, hanami è ovunque ci sia un sakura semplicemente da osservare.

A proposito dell’importanza dei sakura nella cultura giapponese, lo scrittore Motoori Norinaga, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo, scrisse:

«Se dovessimo chiedere dell’anima dei giapponesi, essa è fiori di ciliegio di montagna che sbocciano profumati al sole del mattino.»

Maurizio Carvigno