Enforcement Legal Canone Unico Patrimoniale, decide la Cassazione: la giurisdizione è sempre del giudice tributario Laura Biarella 06 May 2026 Italia News&Trend Canone Unico Patrimoniale, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sciolgono il nodo interpretativo: l’impugnazione degli avvisi di accertamento relativi al canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria spetta stabilmente al giudice tributario. Una decisione destinata a incidere su migliaia di contenziosi tra Comuni e imprese. Decisione delle Sezioni Unite, un principio di diritto atteso Con la sentenza n. 12225/2026, pubblicata il 1° maggio 2026, le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione hanno risolto una questione che negli ultimi anni aveva generato orientamenti contrastanti nei tribunali italiani: chi deve giudicare le controversie sul Canone Unico Patrimoniale (CUP) introdotto dalla legge di bilancio 2020. Il rinvio pregiudiziale era stato sollevato dalla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Vicenza, nell’ambito di un contenzioso tra una società e il Comune di Montebello Vicentino, relativo a un avviso di accertamento per esposizioni ritenute pubblicitarie nel 2023. La Cassazione ha affermato un principio chiaro: la giurisdizione sulla controversia avente ad oggetto l’impugnazione dell’avviso di accertamento esecutivo concernente il canone di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria […] spetta sempre al giudice tributario. Perché la questione era così complessa Il CUP ha sostituito una pluralità di entrate locali, quali TOSAP, COSAP, ICP, DPA, CIMP, alcune tributarie, altre patrimoniali. Questa eterogeneità aveva generato tre orientamenti: – giurisdizione tributaria, perché il CUP presenta caratteristiche tipiche del tributo (doverosità, presupposto economico, assenza di sinallagma); – giurisdizione ordinaria, perché in alcuni casi il canone sembrava configurarsi come corrispettivo per l’uso del suolo pubblico; – orientamento intermedio, che proponeva una valutazione caso per caso. Le Sezioni Unite hanno ricostruito l’intero impianto normativo, evidenziando come la disciplina del CUP sia unitaria, indipendentemente dal presupposto (occupazione o pubblicità), e come i parametri di determinazione del canone siano oggettivi e collegati a una capacità contributiva. Il CUP ha natura tributaria La Corte ha richiamato i criteri consolidati della giurisprudenza costituzionale per distinguere tributi e corrispettivi: – decurtazione patrimoniale imposta dalla legge; – assenza di rapporto sinallagmatico; – collegamento a un presupposto economicamente rilevante; – destinazione delle risorse alla spesa pubblica. Secondo le Sezioni Unite, il CUP soddisfa tutti questi requisiti. La denominazione “patrimoniale” non è decisiva: ciò che conta è la struttura sostanziale del prelievo. Gli effetti pratici per Comuni e imprese La decisione avrà un impatto immediato: – tutte le controversie sugli avvisi di accertamento CUP dovranno essere portate davanti alle Corti di Giustizia Tributaria; – si riduce il rischio di conflitti di giurisdizione e di contenziosi duplicati; – i Comuni dovranno adeguare modulistica, avvisi e regolamenti, evitando indicazioni errate sul giudice competente; – le imprese ottengono maggiore certezza procedurale. Per realtà locali, ma anche per le grandi città, la sentenza rappresenta un punto fermo nella gestione delle entrate legate a occupazioni di suolo pubblico e pubblicità. Precedente destinato a fare scuola La Cassazione sottolinea che la questione presenta “novità, grave difficoltà interpretativa e rilevanza per numerosi giudizi”. Per questo la pronuncia delle Sezioni Unite assume valore sistemico: diventa il riferimento per tutti i giudici tributari e ordinari chiamati a decidere su casi analoghi.