Essere genitori oggi in Italia tra ostacoli, fiducia e nuove autonomie, il Rapporto Censis 

Essere genitori oggi in Italia tra ostacoli, fiducia e nuove autonomie, il Rapporto Censis 

Il nuovo Rapporto Censis 2026 fotografa una genitorialità sempre più complessa: meno figli, più famiglie unipersonali, costi crescenti e un equilibrio difficile tra lavoro e cura. I genitori italiani restano ottimisti, puntano sul dialogo e sulla responsabilizzazione dei figli, mentre cresce il ricorso allo smartphone e ai social in età precoce.

Famiglie che cambiano: meno figli, più solitudini abitative

Il 59° Rapporto Censis conferma una trasformazione profonda della struttura familiare italiana.

Le famiglie unipersonali sono oggi il 36,2%, contro il 21,1% del 1994.

Le coppie con figli scendono al 29,2%, mentre aumentano le famiglie monogenitoriali (10,9%).

Il calo delle nascite è marcato: –32,4% in trent’anni, con l’età media delle madri al primo figlio salita a 31,9 anni.

Anche i matrimoni diminuiscono del 40,6%, mentre i nati fuori dal matrimonio raggiungono il 43,2%.

Perché si diventa genitori? Tra desiderio di famiglia e atto d’amore

Il 70,4% dei genitori sceglie la genitorialità per costruire una famiglia, il 37,3% per amore.

Padri e madri mostrano motivazioni diverse:
– il 33,3% dei padri vede nei figli un completamento della coppia;
– il 40% delle madri vive la nascita come un atto d’amore straordinario.

Tra i motivi che frenano l’ampliamento della famiglia emergono stanchezza psicologica (27,4%), equilibrio familiare raggiunto (22,8%) e percezione di un mondo ostile (12,7%).

Genitori ottimisti nonostante tutto

Il 67,3% dei genitori guarda al futuro dei figli con ottimismo, mentre solo il 16,7% si dichiara pessimista.

Il 73,9% valuta il proprio ruolo come ottimo o buono, segno di una genitorialità consapevole e impegnata.

Costi, richieste e lavoro: le difficoltà quotidiane

Per il 79,2% essere genitori oggi è più difficile che in passato.

Le principali criticità:
– 35,7%: costi economici elevati;
– 18,9%: richieste e aspettative dei figli;
– 18,4%: impegni lavorativi che riducono il tempo da dedicare alla famiglia.

Il lavoro pesa soprattutto sulle madri: il tasso di occupazione scende dal 68,5% (donne senza figli) al 61,5% (donne con figli).
I padri occupati, invece, salgono al 91,7%.

Nuovo modello educativo, osservatori discreti ma vigili

Il 60% dei genitori si definisce non invadente, un modello molto diverso da quello del 2002.

Il 78,4% ritiene più importante la fiducia dell’obbedienza e il 95,5% considera il dialogo lo strumento educativo principale.

Tuttavia, la supervisione resta forte:
– il 78,1% monitora amicizie, studio e interessi;
– il 31,6% controlla diari o smartphone;
– il 66,1% interviene direttamente per risolvere i problemi dei figli.

Autonomia e responsabilità, quando è il momento giusto?

L’83,9% dei genitori punta a responsabilizzare i figli, affidando compiti quotidiani all’85,2% dei ragazzi.

Entro i 15 anni, i genitori ritengono appropriato:
– concedere autonomia nella gestione del tempo (49,6%);
– farli uscire da soli di giorno (46,5%);
– permettere uscite serali con amici (32,6%).

Sull’uscita di casa, le opinioni divergono: solo il 15% indica i 18 anni come età giusta, mentre il 25,2% pensa ai 25 anni o oltre.

Smartphone e social, accesso precoce e controllo digitale

Il 46,4% autorizza lo smartphone prima dei 10 anni, il 90,4% entro i 12.

Sul fronte social:
– il 46,9% permette l’uso sotto i 16 anni;
– il 55,1% attiva il parental control;
– il 43% geolocalizza i device dei figli.

Il 69,1% confida comunque nel senso di responsabilità dei ragazzi.

Scuola: fiducia negli insegnanti, dubbi sul digitale

Il 72,4% dei genitori ha fiducia negli insegnanti.

Il 66,7% ritiene necessario vietare lo smartphone a scuola, ma il 32,5% ammette che i figli usano l’Intelligenza Artificiale per svolgere i compiti.

Conclusione

Il Rapporto Censis 2026 racconta una genitorialità italiana fragile ma resiliente: meno figli, più complessità, ma anche una forte fiducia nel dialogo, nella responsabilità e nella capacità dei giovani di affrontare un futuro percepito come incerto.

Una fotografia preziosa per le politiche familiari e per chi lavora nel welfare territoriale.