Smart Road HumanX Società 5.0, perché il futuro dell’AI deve mettere il benessere umano prima dell’efficienza Laura Biarella 12 May 2026 Citizen Dalla Società 5.0 all’Industria 5.0: secondo un’analisi pubblicata da Psychology Today, il futuro dell’intelligenza artificiale deve puntare su benessere, inclusione e salute mentale, evitando sorveglianza e stress digitale. L’intelligenza artificiale non può essere valutata solo in termini di produttività. Un’analisi pubblicata da Psychology Today rilancia il modello di Società 5.0 e Industria 5.0: tecnologie avanzate sì, ma al servizio del benessere umano, della sostenibilità e della salute psicologica. Un tema sempre più centrale anche per città intelligenti, imprese e pubbliche amministrazioni. La tecnologia migliora davvero la vita? Per anni il dibattito sull’innovazione si è concentrato su automazione, algoritmi predittivi, robotica e Artificial Intelligence. Ma oggi emerge una domanda più profonda: tutta questa evoluzione renderà davvero migliore la vita delle persone? È il punto centrale dell’articolo “What If Future Technology Served Well-Being First?”, firmato da Elyakim Kislev, docente della Hebrew University of Jerusalem, pubblicato l’11 maggio 2026 su Psychology Today. L’analisi evidenzia come la corsa all’innovazione rischi di produrre sistemi sempre più efficienti ma meno umani. Dalla Industry 4.0 alla Industry 5.0 Secondo Kislev, il modello di Industry 4.0 ha portato enormi vantaggi in termini di automazione e produttività, ma ha anche generato criticità: perdita di posti di lavoro maggiore sorveglianza digitale problemi di privacy aumento dello stress lavorativo carenza di competenze tecnologiche Per questo oggi cresce l’attenzione verso Industry 5.0, promossa dalla European Commission, che punta a creare un’industria più resiliente, sostenibile e centrata sulle persone. Parallelamente, il Giappone ha sviluppato il concetto di Society 5.0, una società super intelligente dove tecnologie digitali e vita quotidiana si integrano per migliorare il benessere collettivo. Il rischio di città intelligenti ma cittadini più stressati L’articolo mette in guardia anche contro i rischi delle smart city. Una città iperconnessa può migliorare: mobilità urbana gestione energetica servizi pubblici sanità digitale sicurezza Ma senza inclusione sociale potrebbe aumentare le disuguaglianze. Secondo OECD, il digital divide continua infatti a colpire territori, fasce d’età, redditi e livelli di istruzione differenti. Il rischio è creare città tecnologicamente avanzate ma socialmente più fragili. Il nodo salute mentale e burnout digitale Uno dei passaggi più forti riguarda il rapporto tra tecnologia e salute mentale. L’autore evidenzia come strumenti digitali progettati per aumentare produttività possano generare: ansia burnout perdita di autonomia pressione costante insicurezza lavorativa Viene citato anche il dato di World Health Organization e International Labour Organization secondo cui nel 2016 gli orari di lavoro eccessivi sono stati collegati a circa 745 mila decessi per ictus e malattie cardiache ischemiche. Nuovo rapporto uomo-macchina Nel modello Industry 5.0 le macchine non devono sostituire le persone ma collaborare con loro. I robot possono occuparsi di attività: ripetitive pericolose fisicamente pesanti Gli esseri umani restano centrali per: creatività empatia etica capacità decisionale Anche il report Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum evidenzia la necessità di reskilling e nuove competenze. La fiducia sarà il vero motore dell’innovazione Secondo Kislev, il futuro dipenderà dalla fiducia dei cittadini nei sistemi intelligenti. Dati sanitari, mobilità, istruzione e servizi pubblici richiederanno governance trasparente e modelli etici. In questo contesto assume rilievo anche il framework sviluppato dal National Institute of Standards and Technology per rendere i sistemi AI più affidabili. La vera sfida della tecnologia del futuro La vera innovazione non sarà costruire sistemi più veloci. Sarà creare tecnologie che migliorino: qualità della vita salute mentale inclusione sociale sostenibilità benessere collettivo Come sottolinea Elyakim Kislev su Psychology Today (11 maggio 2026), la domanda non è più “cosa può automatizzare l’AI”, ma “come può aiutare le persone a vivere meglio”. Fonte: Elyakim Kislev, “What If Future Technology Served Well-Being First?”, Psychology Today, pubblicato l’11 maggio 2026. LEGGI ANCHE Editori online, svolta dalla Corte Ue: sì a un equo compenso da piattaforme digitali come Meta Platforms per uso di contenuti giornalistici