Sicilia, ecco i progetti dei nuovi termovalorizzatori di Palermo e Catania: obiettivo lavori entro un anno

Sicilia, ecco i progetti dei nuovi termovalorizzatori di Palermo e Catania: obiettivo lavori entro un anno

Presentati i progetti dei due nuovi termovalorizzatori della Sicilia, sorgeranno a Palermo e Catania e potranno soddisfare il fabbisogno di energia di 174mila famiglie riutilizzando i rifiuti

Tagliamo il traguardo di una tappa strategica nel percorso per la realizzazione di due termovalorizzatori che segneranno una svolta storica nella gestione dei rifiuti in Sicilia“. Così il presidente della Regione siciliana Renato Schifani ha introdotto i progetti dei due nuovi impianti che incenerendo rifiuti urbani prevede di produrre energia per circa 174mila famiglie. A Palazzo D’Orleans sono stati presentati i disegni dei termovalorizzatori che costeranno complessivamente 881 milioni di euro a base d’asta, finanziati con le risorse Fsc. Sorgeranno a Palermo e Catania, con l’obiettivo di renderli operativi entro due anni, spiega ancora il presidente della Sicilia:

Adesso abbiamo le carte in regola e possiamo andare avanti con il nostro cronoprogramma: prevediamo di affidare i lavori nella primavera del 2027 e di inaugurare i due impianti entro il 2028

Alla presentazione, oltre al Responsabile unico del procedimento, Salvo Cocina e all’ex ministro dell’Ambiente e consulente del presidente in tema di gestione dei rifiuti, Corrado Clini, c’erano anche i progettisti Marco Cremonesi, Francesco Martino e Claudio Turrini. I quali hanno illustrato le caratteristiche dei due impianti che sorgeranno ai poli della Regione, riuscendo così a servire il più equamente possibile le zone circostanti.

I due impianti potranno smaltire fino a 600mila tonnellate di rifiuti all’anno. Generando circa 469,6 GWh. E lo faranno attraverso macchinari all’avanguardia in Europa. In particolare per il livello di emissioni, che sarà tra i più bassi del continente. Il confronto viene posto sui due termovalorizzatori di riferimento ovvero quello di Bolzano e di Copenhagen.

Su tutti i principali inquinanti i valori sono inferiori, ma il divario si amplia sulle diossine. Gli impianti siciliani ne emetteranno il 97% in meno rispetto a Bolzano, il 96% rispetto a Copenhill e il 75% in meno rispetto a Roma. I termovalorizzatori di Palermo e Catania emetteranno in un anno la stessa quantità di diossine che l’impianto di Bolzano rilascia nell’aria in appena 9 giorni, spiegano i progettisti.

Sicilia, il progetto dei due termovalorizzatori: recupero di materia, costi ridotti per i cittadini ed emissioni all’avanguardia

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A livello ambientale poi c’è il tema dello smaltimento dei rifiuti. Che con questi termovalorizzatori la Regione Sicilia vuole ottimizzare. L’obiettivo è portare al 65% di recupero di materia e ridurre al 10% il conferimento in discarica, con un abbattimento dei costi, che oggi superano i 350 euro a tonnellata, e un risparmio di circa 100 milioni di euro a beneficio di famiglie e imprese.

Con i nuovi impianti, la Sicilia supererà il sistema basato sulle discariche, che negli anni ha generato alti livelli di inquinamento. E il tema dei costi, oltre alle emissioni, torna anche qui. Perché in tutti questi anni gran parte dei rifiuti da smaltire veniva spedito altrove, al Nord Italia o all’estero. Con costi notevoli di spedizione per via delle lunghe tratte, anche oltre i 1.000 chilometri. Si parla anche di 380 euro a tonnellata di immondizia, per esempio. Soldi che sarebbero risparmiati con i termovalorizzatori, per un risparmio che a lungo andare potrebbe essere importante per i cittadini, come ha detto ancora Schifani:

Oltre a una gestione sostenibile dei rifiuti e quindi a un superamento del sistema delle discariche. L’esito finale al quale guardiamo è arrivare alla riduzione della Tari, dunque un vantaggio diretto per i cittadini che, oltre ad avere città più pulite, andranno anche a risparmiare

Gli introiti arriveranno anche dalla cessione alla rete del 90% dell’energia elettrica prodotta dagli impianti di Palermo e Catania. Mentre il 10% servirà per autoalimentazione dei macchinari. Le nuove strutture saranno attive per 8 mila ore all’anno. L’intero fabbisogno idrico dei due impianti infine viene coperto esclusivamente da fonti di recupero e ricircolo interno: acque meteoriche, condense di processo, spurghi del ciclo termico e, rispettivamente, l’effluente del depuratore civile di Pantano d’Arci per Catania e il percolato dell’impianto di trattamento limitrofo per Palermo.

C’è chi dice no. Il presidente di Legambiente Sicilia Castronovo: “Bluff politico e clamoroso ritorno al passato”

Legambiente Sicilia però si oppone categoricamente ai termovalorizzatori, considerati un “clamoroso tuffo nel passato” e un “bluff politico“. Lo dichiara in una nota ufficiale il presidente Tommaso Castronovo, che afferma che

Con una raccolta differenziata inchiodata al 55% e con il concreto rischio di perdere centinaia di milioni di euro di finanziamenti del PNRR destinati alla realizzazione degli impianti per l’economia circolare, il governo regionale continua a proporci i rendering di due inceneritori che bruceranno rifiuti che, al contrario, dovrebbero essere riciclati, come prevedono le direttive europee e nazionali. Ad oggi non esiste alcun atto concreto per promuovere un’innovativa filiera industriale dell’economia circolare. Si sceglie invece un clamoroso tuffo nel passato, destinato a costare ai cittadini siciliani tra i 250 e i 300 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, con un inevitabile aumento delle emissioni di gas climalteranti. Altro che riduzione della Tari e tutela dell’ambiente.

I conti, infatti, non tornano: mentre si annunciano gli inceneritori, il governo regionale continua ad autorizzare l’ampliamento delle discariche per oltre 9 milioni di metri cubi. Siamo di fronte a un vero e proprio bluff politico e amministrativo, che impegna già 1 milione di euro dei Fondi di sviluppo e coesione per impianti che non porteranno alcun beneficio concreto né ai cittadini né all’ambiente