Svolta energetica alla Camera: al via il dibattito sulla delega per il nucleare sostenibile

Svolta energetica alla Camera: al via il dibattito sulla delega per il nucleare sostenibile

Nucleare, l’aula di Montecitorio il 3 giugno discute il disegno di legge che punta a ridefinire il mix energetico italiano tra decarbonizzazione, investimenti milionari e intese con le Regioni.

Il cammino dell’Italia verso l’autonomia energetica e la neutralità climatica segna una tappa decisiva.

Mercoledì 3 giugno 2026, l’Assemblea della Camera dei Deputati si riunisce per discutere le linee generali del disegno di legge C. 2669-A, che conferisce una delega formale al Governo in materia di energia nucleare sostenibile.

Il provvedimento, che arriva in aula accompagnato dalla proposta di legge abbinata a firma Lupi, punta a dotare il Paese di un quadro normativo moderno per valutare e regolamentare l’atomico di nuova generazione e l’energia da fusione.

Collocata nel solco delle direttive dell’Unione Europea per il raggiungimento delle zero emissioni entro il 2050, la riforma mira a un triplice obiettivo:

  • garantire la sicurezza degli approvvigionamenti nazionali,
  • contenere i costi delle bollette per famiglie e imprese,
  • rilanciare la competitività del sistema industriale italiano.

Il lungo iter politico, dall’esperto Guzzetta all’approdo in Aula

L’approdo a Montecitorio è il risultato di un complesso percorso tecnico e politico iniziato due anni fa.

Tra giugno e dicembre 2024, un gruppo di lavoro guidato dal Professor Avvocato Guzzetta, nominato dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE), ha elaborato la primissima bozza del testo.

Dopo il via libera preliminare del Consiglio dei ministri a febbraio 2025 e il visto della Ragioneria Generale dello Stato, il provvedimento è passato al vaglio della Conferenza Unificata il 30 luglio 2025.

Proprio in sede locale si sono registrate le prime frizioni politiche: il parere favorevole è arrivato a maggioranza, blindato dall’obbligo di un’intesa formale con le Regioni per i futuri decreti attuativi.

Contrarietà netta è stata espressa da Sardegna, Toscana e Umbria, mentre l’ANCI (l’associazione dei comuni) ha chiesto tutele e ristori economici nel caso in cui i territori comunali vengano coinvolti nella scelta delle aree idonee.

Presentato ufficialmente in prima lettura alla Camera il 17 ottobre 2025, il testo è stato esaminato dalle Commissioni riunite Ambiente (VIII) e Attività Produttive (X), che hanno concluso i lavori lo scorso 20 maggio dopo una lunga serie di audizioni con esperti, sindacati e imprese del settore.

Cosa prevede la delega, dal Programma Nazionale ai mini-reattori

Il testo definitivo giunto in Aula si compone di cinque articoli.

L’articolo 1 fissa i paletti temporali: l’esecutivo avrà esattamente un anno di tempo dall’approvazione della legge per emanare i decreti legislativi.

I decreti dovranno essere proposti dal MASE di concerto con i ministeri competenti, previo parere del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari.

Il cuore operativo è racchiuso nell’articolo 2, che impone al Governo la stesura di un vero e proprio “Programma nazionale per il nucleare sostenibile e la fusione”.

La delega coprirà l’intero ciclo di vita degli impianti: dalla sperimentazione alla localizzazione, fino alla costruzione e all’esercizio di reattori di ultima generazione (utili anche alla produzione di idrogeno e per il settore navale).

Saranno disciplinati ex novo anche i siti di fabbricazione e riprocessamento del combustibile, nonché lo smantellamento (decommissioning) delle vecchie installazioni ancora presenti sul territorio italiano.

Garanzie per il territorio, sicurezza e trasparenza per i cittadini

L’articolo 3 delinea i principi guida della riforma, mettendo l’accento sulla semplificazione burocratica e sulla certezza del diritto, pur garantendo i massimi standard internazionali di sicurezza e non-proliferazione.

Per superare l’impasse della gestione delle scorie, è prevista una specifica disciplina per la localizzazione degli impianti di stoccaggio e smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi: il testo introduce la possibilità di “autocandidature” da parte dei territori, ma impone rigorose procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

Un pilastro fondamentale sarà il riordino delle autorità di controllo.

Il testo prevede infatti la nascita di una nuova Autorità amministrativa indipendente dedicata alla vigilanza e alla sicurezza nucleare, che lavorerà in stretto coordinamento con le competenze storiche del Comando dei Carabinieri per la tutela ambientale e la sicurezza energetica.

I costi della transizione, investimenti e fondi per l’informazione

La transizione verso la nuova stagione energetica richiederà risorse immediate.

Le norme finanziarie, regolate dall’articolo 5, stanziano investimenti da 20 milioni di euro all’anno per il triennio 2027, 2028 e 2029, attinti direttamente dalle risorse del Fondo per lo sviluppo infrastrutturale assegnate al MASE.

Inoltre, per vincere le storiche resistenze dell’opinione pubblica e informare correttamente le comunità locali che ospiteranno i futuri impianti, la legge autorizza una spesa straordinaria per campagne informative istituzionali: 1,5 milioni di euro per l’anno 2025 e 6 milioni di euro per l’anno 2026.

Qualora l’applicazione dei decreti dovesse comportare ulteriori spese non coperte, queste dovranno essere finanziate con successivi provvedimenti legislativi, mantenendo comunque salda la clausola di neutralità finanziaria dello Stato.

L’articolo 4, infine, contiene la clausola di salvaguardia per le autonomie speciali, specificando che l’intera normativa si applicherà alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano solo in totale compatibilità con i rispettivi statuti regionali.

La Camera si appresta così a votare le pregiudiziali di costituzionalità prima di entrare nel vivo di una discussione che ridisegnerà il futuro industriale dell’Italia.