Misc Proroga al 2030 dell’opzione TFS–TFR: firmata in ARAN l’Ipotesi di CCNQ per i dipendenti pubblici Laura Biarella 18 June 2026 Il 16 giugno 2026 ARAN e Confederazioni sindacali hanno firmato l’Ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale Quadro che proroga al 31 dicembre 2030 il termine entro cui i dipendenti pubblici in regime di TFS possono esercitare l’opzione al TFR per aderire ai fondi di previdenza complementare. L’accordo produce effetti retroattivi dal 1° gennaio 2026. Proroga dell’opzione TFS–TFR: cosa cambia per i dipendenti pubblici Il 16 giugno 2026, presso la sede ARAN, è stata sottoscritta l’Ipotesi di CCNQ che modifica l’art. 2, comma 3, dell’Accordo Quadro Nazionale del 29 luglio 1999 relativo al trattamento di fine rapporto e alla previdenza complementare dei dipendenti pubblici. Il nuovo testo estende al 31 dicembre 2030 il termine entro il quale i lavoratori dei comparti e delle aree ancora in regime di TFS (Trattamento di Fine Servizio) possono esercitare l’opzione per il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), condizione necessaria per aderire ai fondi di previdenza complementare negoziali. La proroga sostituisce la precedente scadenza del 31 dicembre 2025, fissata dal CCNQ del 3 agosto 2021. Effetti retroattivi dal 1° gennaio 2026 L’Ipotesi di CCNQ stabilisce che gli effetti dell’accordo decorrono dal 1° gennaio 2026, garantendo così la possibilità di esercitare l’opzione e iscriversi ai fondi di previdenza complementare anche nel periodo intercorrente tra l’inizio dell’anno e la futura entrata in vigore del contratto definitivo. Questa scelta evita vuoti normativi e assicura continuità ai lavoratori interessati. Iter di approvazione L’accordo entrerà in vigore solo dopo: – la certificazione della compatibilità finanziaria; – l’acquisizione dei pareri prescritti; – la sottoscrizione definitiva del testo. Alla firma hanno partecipato ARAN e le principali Confederazioni sindacali rappresentative del pubblico impiego. Perché la proroga è rilevante La possibilità di optare per il TFR rappresenta un passaggio essenziale per: – aderire ai fondi di previdenza complementare dedicati al pubblico impiego; – costruire una seconda pensione integrativa rispetto al trattamento obbligatorio; – beneficiare dei meccanismi di contribuzione aggiuntiva previsti dai contratti collettivi. La proroga al 2030 amplia la platea dei potenziali aderenti e offre più tempo ai lavoratori per valutare la scelta.