Pa, verso il traguardo la riforma Zangrillo: dirigenza anche senza concorso

Pa, verso il traguardo la riforma Zangrillo: dirigenza anche senza concorso

La riforma delle carriere nella Pubblica amministrazione arriva al voto finale del Senato: introdotto un nuovo canale di sviluppo di carriera che consente l’accesso alla dirigenza anche senza concorso, tramite incarico triennale rinnovabile e doppia valutazione positiva. Cambiano anche le regole sulla valutazione del personale, con obiettivi fissati entro marzo e premi solo al 30% dei dipendenti.

Riforma della PA verso l’approvazione definitiva

Il disegno di legge sul “merito”, promosso dal ministro Paolo Zangrillo, è approdato in Aula al Senato per il voto finale. Dopo un iter parlamentare senza modifiche sostanziali, la riforma ridisegna l’accesso alla dirigenza pubblica e introduce un nuovo sistema di valutazione del personale.

Il punto più innovativo è il superamento del concorso come unica via per diventare dirigente: un cambio di paradigma che punta a valorizzare l’esperienza maturata sul campo.

Dirigenza senza concorso, come funziona il nuovo percorso

Il sistema attuale prevede due canali:

– il corso-concorso SNA (almeno il 50% dei posti);

– i concorsi per interni, gestiti da SNA o commissione Ripam.

La riforma introduce un terzo canale: lo sviluppo di carriera, che coprirà:

– 30% dei posti dirigenziali nella seconda fascia;

– 50% dei posti nella prima fascia.

Requisiti per accedere al nuovo percorso

– Titolo di studio richiesto per la qualifica dirigenziale.

– Almeno 5 anni da funzionario oppure 2 anni in elevate qualificazioni.

Le prove di selezione

– valutazione comparativa del curriculum;

– una prova scritta;

– un colloquio orale.

Chi supera la selezione ottiene un incarico triennale, rinnovabile una sola volta.

Per entrare stabilmente nel ruolo dirigenziale servono due valutazioni positive e almeno quattro anni di sperimentazione.

Commissioni di valutazione, composizione e garanzie di imparzialità

Le commissioni saranno due, una per ciascuna fase, e composte da:

– quattro dirigenti dell’amministrazione;

– due esperti esterni;

– un presidente proveniente da un’altra PA;

– il capo diretto del candidato (senza diritto di voto);

– un membro dell’OIV (senza diritto di voto).

Sono previste:

– estrazione a sorte dei componenti;

– divieto di partecipare a due commissioni consecutive;

– griglie di incompatibilità.

Nuove regole per la valutazione dei dipendenti pubblici

La riforma interviene anche sul sistema di valutazione del personale, rendendolo più stringente e orientato ai risultati.

Cosa cambia

– Obiettivi fissati entro marzo di ogni anno.

– Premi e punteggi più alti riservati al 30% del personale.

– Maggiore peso alla performance effettiva e alla qualità del lavoro svolto.

Si tratta di principi già presenti nei contratti collettivi, che ora entrano in norma primaria per rafforzarne l’applicazione.

Impatto sugli enti locali e sulle amministrazioni centrali

Per Comuni, Province, Regioni e ministeri, la riforma rappresenta un cambio culturale:

– si valorizza l’esperienza maturata negli uffici;

– si rafforza il ruolo dei dirigenti nella selezione dei talenti;

– si punta a ridurre la distanza tra merito dichiarato e merito effettivamente riconosciuto.