Misc Concorsi pubblici digitali, il Consiglio di Stato annulla una graduatoria: decisivo il nodo del codice sorgente Laura Biarella 03 July 2026 Concorsi digitali, una sentenza destinata a fare scuola: il Consiglio di Stato ha annullato una graduatoria concorsuale dopo aver accertato l’impossibilità di verificare il corretto funzionamento del sistema informatico utilizzato per le prove. Al centro della decisione la mancata disponibilità del codice sorgente, dei log e della documentazione tecnica necessari a garantire trasparenza, controllabilità e tutela dei diritti dei candidati. La pronuncia rafforza i principi di accountability algoritmica e potrebbe avere effetti su tutte le procedure selettive digitalizzate della PA. Concorsi pubblici, una sentenza cambia le regole del digitale nella PA Una decisione destinata a segnare un precedente nel percorso di trasformazione digitale della pubblica amministrazione italiana. Con la sentenza n. 4520 del 5 giugno 2026, il Consiglio di Stato ha annullato una graduatoria relativa a una procedura concorsuale, ritenendo impossibile verificare la regolarità del processo informatico utilizzato durante le prove selettive. Il caso nasce dal ricorso di un candidato escluso dalla fase orale, che ha contestato l’affidabilità delle modalità digitali adottate per lo svolgimento e la gestione delle prove scritte. Secondo i giudici amministrativi, il nodo centrale non riguarda soltanto l’esito del concorso, ma la possibilità stessa di ricostruire e controllare ex post il funzionamento del sistema informatico che ha supportato la procedura. Il nodo del codice sorgente, senza trasparenza non c’è verifica L’aspetto più rilevante della pronuncia riguarda la documentazione tecnica del sistema utilizzato. Durante la verificazione disposta dal Consiglio di Stato è emerso che non erano disponibili elementi fondamentali come il codice sorgente del software, le specifiche procedurali e i log di sistema necessari per valutare il rispetto dei principi di correttezza, imparzialità, trasparenza, anonimato e non alterabilità delle prove. Il verificatore incaricato dal giudice ha infatti evidenziato che, in assenza di tali elementi, non era possibile effettuare una verifica completa sulla regolarità del sistema e sull’eventuale presenza di anomalie o malfunzionamenti. Dal punto di vista mediatico e istituzionale, il messaggio è netto: un algoritmo utilizzato per selezionare personale pubblico non può trasformarsi in una “scatola nera” sottratta a controlli e verifiche. La responsabilità resta della PA anche se il servizio è esternalizzato Altro passaggio chiave della sentenza riguarda l’esternalizzazione delle attività tecnologiche. Il Consiglio di Stato chiarisce che l’affidamento operativo a un soggetto esterno non esonera l’amministrazione dalle proprie responsabilità di controllo e supervisione. Per i giudici, la pubblica amministrazione deve sempre essere in grado di ricostruire documentalmente il procedimento, garantire l’accesso agli atti e consentire eventuali verifiche giurisdizionali. Se questo non accade, viene meno uno dei pilastri della legittimità amministrativa. Si tratta di un principio particolarmente rilevante per tutte le amministrazioni che stanno accelerando sull’adozione di piattaforme cloud, servizi SaaS e procedure automatizzate per concorsi, selezioni e valutazioni. Algoritmi sotto osservazione, richiamo all’AI Act europeo La sentenza si inserisce inoltre nel più ampio dibattito europeo sulla governance dell’intelligenza artificiale. Il Collegio richiama il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) evidenziando come i sistemi utilizzati nei processi di selezione e accesso all’impiego pubblico siano considerati ad alto rischio e richiedano una supervisione umana effettiva. L’indirizzo che emerge è che l’innovazione non può sacrificare i principi di conoscibilità, comprensibilità e controllabilità delle decisioni amministrative. Gli algoritmi possono supportare i procedimenti, ma non possono sottrarsi al controllo pubblico e giurisdizionale. Precedente che interessa tutta la PA digitale La decisione del Consiglio di Stato va oltre il singolo contenzioso. La sentenza lancia un segnale forte a tutte le amministrazioni impegnate nella digitalizzazione dei processi: la trasformazione digitale deve procedere insieme alla trasparenza tecnologica. Per gli enti pubblici significa rafforzare governance dei dati, conservazione documentale, auditabilità dei sistemi e disponibilità del codice e delle informazioni tecniche necessarie a garantire il diritto di difesa dei cittadini. Per i fornitori tecnologici, invece, la pronuncia rappresenta un ulteriore richiamo all’esigenza di soluzioni verificabili, documentate e pienamente tracciabili. In un momento in cui l’intelligenza artificiale entra sempre più spesso nei processi pubblici, la sentenza afferma un principio destinato a fare giurisprudenza: senza trasparenza dell’algoritmo non può esserci piena legittimità della decisione amministrativa.