Enforcement Legal Cassazione, il contatto personale può diventare utilità indebita Filippo Bisanti 03 July 2026 Cds Italia Le città intelligenti raccolgono dati, connettono persone e trasformano ogni interazione in una traccia digitale. Al contempo, quando il rapporto tra cittadino e amministrazione si sposta dal piano istituzionale a quello personale, il rischio non è tecnologico: è relazionale. La sentenza della VI sezione penale della Cassazione del 25 giugno 2026, n. 23596, affronta una vicenda che si colloca proprio su questo confine delicato: quello tra esercizio della funzione pubblica, pressione psicologica e utilizzo della posizione istituzionale per ottenere vantaggi personali. Non solo denaro, anche il contatto personale può essere un’utilità indebita La vicenda trae origine dalle contestazioni mosse a un appartenente alla Polizia Locale, accusato di aver sfruttato il proprio ruolo durante controlli stradali per ottenere numeri di telefono, contatti social e promesse di frequentazione da giovani donne, prospettando in cambio una gestione favorevole delle contestazioni amministrative. Tale condotta integrava il delitto di induzione indebita a dare o promettere utilità ex art. 319-quater c.p. La difesa aveva sostenuto che il semplice ottenimento di un numero telefonico non potesse integrare un vantaggio penalmente rilevante. La Cassazione, però, sceglie una lettura molto diversa. Secondo i giudici, il concetto di “altra utilità” nelle fattispecie contro la pubblica amministrazione non coincide con il solo profitto economico, ma comprende qualsiasi vantaggio materiale o morale oggettivamente apprezzabile, anche non patrimoniale. Nel caso concreto, il numero di telefono non viene considerato un bene neutro, perché diventa il mezzo attraverso cui instaurare un rapporto personale favorito dalla posizione di superiorità del pubblico agente. La Corte sottolinea che il contatto telefonico e quello social erano funzionali alla costruzione di una relazione personale, poi concretamente perseguita nei giorni successivi con messaggi insistenti e richieste di incontro. Il punto giuridico, quindi, non è il valore economico del contatto, ma il suo valore relazionale. Il confine tra discrezionalità amministrativa e pressione personale La decisione contiene un passaggio che va oltre il singolo caso. La Cassazione valorizza il fatto che il cittadino si trovi in una posizione strutturalmente asimmetrica rispetto al pubblico ufficiale: il consenso può apparire libero solo in superficie, mentre in concreto nasce dal timore di conseguenze amministrative o dalla speranza di ottenere un trattamento favorevole. È una lettura che amplia la tutela non soltanto dell’imparzialità amministrativa, ma anche della libertà di autodeterminazione della persona. La seconda questione: non ogni mancata multa è omissione di atti d’ufficio La sentenza contiene anche un altro principio interessante. La Corte annulla sul punto relativo all’omissione di atti d’ufficio, precisando che la mancata contestazione di una violazione al Codice della strada non integra automaticamente il reato di cui all’art. 328 c.p. Per i giudici, l’atto omesso deve appartenere alle categorie espressamente indicate dalla norma: giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico, igiene e sanità. La semplice omissione del verbale per divieto di sosta non basta. Occorrono condizioni concrete che rendano l’intervento indifferibile, come situazioni di rischio per l’incolumità, ostacolo ai soccorsi o pericolo per beni giuridici ulteriori rispetto al semplice disagio della circolazione. La Corte, quindi, restringe il perimetro penalistico e distingue con nettezza tra scorrettezza amministrativa e rilevanza penale. Smart City: il rischio non è solo digitale, ma relazionale Questa decisione racconta qualcosa di più ampio rispetto al singolo procedimento. Un mondo digitale ed estremamente connesso non significa assenza di “barriere” relazionali (ed è fondamentale ribadirlo con vigore ogni volta che se ne abbia l’occasione). Nelle Smart City il potere pubblico non si esercita soltanto attraverso banche dati, telecamere e piattaforme digitali. Si manifesta anche nelle micro-interazioni quotidiane tra cittadini e operatori pubblici. La sentenza ricorda che il vero presidio della città intelligente non è soltanto la tecnologia, ma la qualità della relazione istituzionale. Perché una città diventa davvero “smart” non quando raccoglie più informazioni, ma quando impedisce che il potere amministrativo si trasformi in leva personale. E in questo scenario anche una richiesta apparentemente innocua, come un numero di telefono, può assumere un significato giuridico molto più grande del suo valore apparente. Filippo Bisanti