Genova, il giorno della verità è arrivato: il 16 luglio la sentenza sul crollo del Ponte Morandi. E Autostrade scrive una lettera di scuse

Genova, il giorno della verità è arrivato: il 16 luglio la sentenza sul crollo del Ponte Morandi. E Autostrade scrive una lettera di scuse

Genova si prepara a conoscere la sentenza sul crollo del Ponte Morandi, il 16 luglio il verdetto dopo 8 anni dalla tragedia per cui Autostrade ha rotto il silenzio con una lettera di scuse

Otto anni, quasi 300 udienze, 57 imputati. Ma soprattutto 43 vite spezzate in una tranquilla mattinata di metà agosto. Non sono solamente numeri, quindi, ma fotografie di una ferita enorme che si è aperta a Genova il 14 agosto 2018 e che il 16 luglio 2026 verrà richiusa, perlomeno a livello giudiziario. Domani sarà il giorno della sentenza del processo per il crollo del viadotto Polcevera, meglio noto come Ponte Morandi, che ha aperto un capitolo completamente nuovo per il capoluogo ligure.

Alle 11:36 di quel 14 agosto il terzo pilone del ponte autostradale, infrastruttura vitale di connessione, è crollato torcendosi su se stesso a causa della rottura degli stralli. Il viadotto si è così spezzato in due, con tonnellate e tonnellate di materiale che sono caduti a terra distruggendo o compromettendo abitazioni, capannoni, sedi aziendali. E andando a mettere fuori uso pure la ferrovia sottostante.

Il crollo del Ponte Morandi ha sconvolto l’immaginario dei genovesi e poi anche le loro vite, perché  ha completamente rivoluzionato la viabilità per due anni. Fino a quando, nell’agosto 2020, ha preso vita il Ponte San Giorgio, arrivato a sostituire i rimasugli del viadotto precedente, costruito a metà degli anni Sessanta. Il crollo ha infatti inficiato sui collegamenti autostradali di A7, A10 e A12, oltre a quelli ferroviari della Valpolcevera e a quelli annessi. Subirono contraccolpi enormi il traffico del porto (uscita Genova Ovest, per esempio) e dell’aeroporto Cristoforo Colombo (l’uscita Aeroporto è nella galleria appena successiva al Ponte, venendo da Levante).

Da allora infatti, come risarcimento per i danni ingenti alla viabilità della città, Genova e la Liguria hanno ottenuto la costruzione di nuove opere finanziate da Aspi. Su tutte il Tunnel subportuale del capoluogo, oltre ad altri interventi viabilistici e per la mobilità e al Tunnel della Valfontanabuona.

Crollo Ponte Morandi, attesa per la sentenza

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Il 16 luglio 2026 il Tribunale di Genova emetterà la sentenza definitiva dopo 284 udienze. Gli imputati sono perlopiù ex dirigenti e dipendenti Aspi oltre a funzionari istituzionali e società partner della concessionaria. Tra gli accusati spicca l’allora amministratore delegato Giovanni Castellucci, che tra l’altro ora è già in carcere per la tragedia del pullman precipitato ad Avellino.

Per l’ex ad di Aspi i pm hanno chiesto 18 anni e 6 mesi di carcere per il crollo del Ponte Morandi. Al centro dell’accusa c’è la mancata manutenzione al pilone crollato, laddove i lavori di messa in sicurezza per le due pile precedenti erano avvenuti già negli anni Novanta. In totale sono 400 gli anni di carcere chiesti dai magistrati Airoldi e Cotugno.

La lettera di scuse dell’ad di Autostrade Arrigo Giana

Fin dal crollo del viadotto il gestore Autostrade ha mantenuto un rigoroso silenzio. Che è stato parzialmente rotto nel 2022 da Alessandro Benetton, figlio di Luciano, uno dei due fratelli a capo di Aspi ai tempi del crollo. Il nuovo capo della holding di famiglia aveva detto “Avremmo dovuto chiedere subito scusa“. Ed è ciò che ha appena fatto Arrigo Giana, nuovo amministratore delegato della società concessionaria. Alla vigilia della sentenza Morandi l’ad ha scritto una lettera:

In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani. Tutti noi ricordiamo, come fosse oggi, quella mattina del 14 agosto 2018. Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova. In quegli istanti il pensiero di tutti correva alle vittime innocenti, alle loro famiglie irreparabilmente distrutte, ai feriti assistiti da eroici soccorritori. Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità

Giana ha voluto sottolineare che dal crollo del Morandi in poi Autostrade ha cambiato marcia, con una nuova politica e visione aziendale votata alla prevenzione dei rischi. E oggi Aspi, concessionario che gestiva il viadotto Polcevera, per la prima volta in veste ufficiale chiede scusa:

Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità. Autostrade per l’Italia preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori.

Rompiamo il silenzio dunque. Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore.