Politiche ambientali Greenway, quando la mobilità diventa ecologica Maurizio Carv... 24 July 2026 Sostenibilità Greenway, letteralmente, significa strada verde. Un termine semplice ma che cela nella sua apparente essenzialità un vero e proprio mondo. Si tratta di percorsi stradali protetti, vietati a veicoli a motore ma al tempo stesso fruibili da ciclisti, escursionisti a cavallo o semplicemente pedoni. Nelle pieghe di questa parola si inseriscono realtà stradali differenti. Da greenway nuove di zecche a quelle derivanti dalla riconversione di infrastrutture dimesse. E sono proprio queste ultime a essere quelle più degne di nota. Perché dietro la riconversione di tratti ferroviari, di strade dismesse, o di greti di fiumi prosciugati c’è il desiderio di valorizzare l’esistente attraverso una nuova, suggestiva veste. Itinerari alternativi, dunque, nati da felici intuizioni ma anche soluzioni ecologiche che permettono di percorrere il nostro Bel Paese in un modo nuovo, sostenibile, verde. Un’idea semplice ma geniale L’idea di connettere spazi naturali a contesti urbani parte da lontano. Nel secolo scorso tale esigenza fu avvertita dal paesaggista statunitense Frederick Law Olmsted, il padre, ma non solo, di Central Park. Olmsted ideò viali alberati, parchi lineari, insomma pezzi di natura nel mezzo delle grandi città. Dai viali alberati alle greenway il passo fu breve. Nel 1998 l’urbanista Tom Turner teorizzò la prima forma di greenway, definendola come «un percorso piacevole dal punto di vista ambientale.» Piacevolezza, quindi, ma anche natura, un binomio assolutamente imprescindibile da raggiungere attraverso alcuni fondamentali presupposti, in mancanza dei quali non è possibile parlare di greenway. Innanzitutto, l’assoluta sicurezza. Una greenway non può essere realizzata nel bel mezzo di una normale strada per la circolazione dei veicoli a motore. Deve, assolutamente, essere ben separata, perché le esigenze degli utenti dell’una e dell’altra sono diametralmente opposte. Non solo sicurezza, però. Una greenway deve essere anche accessibile a tutti, dall’esperto al neofita, dall’adulto allenato all’anziano. Poi, deve prevedere una circolazione dolce. Sulle strade verdi non si va di fretta ma si deve procedere lentamente per poter gustare tutto ciò che abbraccia quello che non è un semplice sentiero. Ma a caratterizzare le greenway ci sono pure la multiutenza, ovvero la possibilità che siano utilizzate da utenti differenti ma accomunati dal rispetto per la natura e la necessaria integrazione con la realtà circostante. Una strada verde deve essere in totale armonia con il paesaggio in cui si colloca e questo aspetto introduce l’ultima caratteristica: la possibilità che una greenway sorga da un progetto di recupero di qualcosa di esistente ma non più utilizzato. E questo, molto probabilmente, è l’elemento che rende uniche queste strade verdi. Il nostro Paese, infatti, è suo malgrado pieno di infrastrutture che per vari motivi non sono più utilizzate. Sedi tranviarie, vecchie linee ferroviarie, letti di fiumi non più esistenti ma anche strade dismesse o vecchi sentieri. Insomma, un campionario di passato che si può, meglio, si deve recuperare. La memoria, dunque, che si rinnova, tornando a rivivere, trovando una nuova e più suggestiva utilizzazione. Pezzi di urbanizzazione che innervano, senza deturparli, porzioni di natura. Greenway da Nord a Sud dello Stivale Impossibile elencare tutte le greenway presenti in Italia. Per fortuna, infatti, di “strade verdi” ce ne sono tante e pure equamente distribuite sul territorio nazionale. Da nord a sud sono centinaia i chilometri di ex linee ferroviarie o altro convertiti in greenway. Una delle più celebri è sicuramente la Greenway del Lago di Como, un percorso di rara bellezza che ripercorre gran parte della sede stradale dell’Antica Via Regina. Quasi dieci chilometri tra natura e architettura, tra bellezze naturali e urbane, il tutto abbracciato dalle placide acque del Lago di Como. Un percorso a tappe che principia da Colonno, suggestivo borgo adagiato sulle pendici del Monte Costolone e termina a Griante di fronte al promontorio di Bellagio. Dal nord al centro, dalle placide rive del lago di Como dai manzoniani riflessi alla dotta Bologna. Dal capoluogo dell’Emilia Romagna si snoda, infatti, la Concordia-Bologna, tratto di 50 chilometri, che ricade nell’ambito della Ciclovia del Sole. Tale tratto di strada verde sfrutta l’ex sede ferroviaria tratta Bologna-Verona passando per località San Felice sul Panaro, Crevalcore, San Giovanni in Persiceto e, ovviamente, Bologna. Anche in questo caso si tratta di un percorso da compiere o in bici o a piedi ma sempre declinando il tutto a favore della lentezza, della bellezza. Una delle greenway più affascinanti è quella che collega Spoleto a Norcia, ovvero due delle località più note dell’Umbria. Realizzata sull’antico tracciato della linea ferroviaria che univa le due cittadine, questa “strada verde” rappresenta davvero un’opportunità unica per conoscere l’Umbria. In bici o a piedi, poco cambia, in entrambi i casi, infatti, la lentezza del movimento permetterà di godere tutto ciò che si incontra. Laghi, città, borghi ma anche montagna e, ovviamente il mare. Se amate la montagna e adorate la bicicletta, la ciclabile delle Dolomiti farà sicuramente al caso vostro. Oltre quarantasette chilometri che collegano Dobbiaco, in provincia di Bolzano, a Calalzo, in quella di Belluno. In mezzo alcune tra le località più belle delle Dolomiti. Cortina d’Ampezzo ma anche San Vito di Cadore o Pieve di Cadore, celebre località montana che diede i natali a uno dei più grandi pittori di sempre: Tiziano Vecellio Se, poi, il mare è il vostro habitat naturale, la Via verde dei Trabocchi, allora, è il posto giusto. Panorami mozzafiato sull’azzurro del mar Adriatico, un lungo nastro di oltre 42 chilometri, che margina la magnifica costa abruzzese. Anche in questo caso si tratta di un intelligente riuso di qualcosa di non più utilizzato. La ciclopedovia, da percorrere o a piedi o in bici in totale sicurezza, nacque sul sedime dell’ex tratta ferroviaria inaugurata nel lontano 1863 e definitivamente chiusa nel 2005. Un percorso di un fascino unico, impreziosito dai celebri Trabocchi, da cui la greenway prende il nome, le ingegnose macchine da pesca realizzate in legno le cui origini sembrano risalire all’epoca fenicia. La Via verde dei Trabocchi è talmente bella che nel 2021 il premio Italian Green Road Award.