Smart Road Legal Le auto europee “ingrassano” di 1.2 centimetri l’anno: ecco cosa rischiamo Marco Gramigni 30 July 2026 Citizen Italia Mobility Sicurezza Uno studio lancia l’allarme: le auto europee continuano a crescere di dimensioni con effetti su sicurezza stradale e disponibilità di parcheggi nelle città Ve lo dico come la vedo io: se avete l’impressione che i parcheggi siano diventati un incubo negli ultimi anni, non è colpa vostra. È colpa delle auto, che sono letteralmente cresciute sotto i nostri occhi. E no, non sto esagerando: uno studio uscito a fine giugno 2026 lo dimostra nero su bianco, con numeri che fanno venire i brividi. Il fenomeno dura da 25 anni (e nessuno se n’è accorto) Partiamo dai fatti. Da un quarto di secolo a questa parte, i produttori di automobili hanno puntato tutto su veicoli più lunghi, più larghi, più alti. Perché? Semplice: rendono di più. I Suv costano di più, hanno margini più alti, vendono meglio. I modelli compatti, quelli piccoli e pratici che si infilavano ovunque, sono rimasti sempre più ai margini del mercato. Il risultato? Le nostre strade oggi sono piene zeppe di mezzi enormi che, diciamocelo, spesso servono a fare la spesa o portare i figli a scuola — non certo ad attraversare il deserto del Sahara. A dirlo con chiarezza è Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia — sigla che sta per Transport & Environment, la Federazione europea dei trasporti e dell’ambiente, un’organizzazione che da anni si occupa di studiare l’impatto ambientale e sociale della mobilità: “Le aziende automobilistiche hanno perseguito una strategia orientata a veicoli sempre più grandi e redditizi, a scapito dei modelli più compatti.” Parole dure, ma i numeri gli danno ragione. Quanto sono cresciute davvero le auto? Qui i dati parlano chiaro, e vi assicuro che fanno impressione: 2010: lunghezza media di poco più di 4 metri, larghezza 1,7 metri 2025: lunghezza salita a 4,38 metri, larghezza a 1,82 metri 2040 (previsione): si arriverebbe a 4,56 metri di lunghezza e 1,9 metri di larghezza Fate un attimo il conto: significa che ogni anno, in media, le auto europee “crescono” di circa 1,2 centimetri. Sembra poco, vero? Ma moltiplicato per milioni di veicoli e per decenni, l’effetto è devastante. E non finisce qui. Anche l’altezza del cofano è schizzata verso l’alto. Da 77 centimetri nel 2010 a 84 nel 2025. E la proiezione? 92 centimetri entro il 2040. Per darvi un termine di paragone, gli esperti dicono che il valore considerato sicuro sarebbe di soli 77 centimetri. Capite la differenza, no? Il vero problema? La sicurezza dei più piccoli Le auto europee “ingrassano” di 1.2 centimetri l’anno: ecco cosa rischiamo LEGGI ANCHE Italia, corsa all’energia green in Europa: ma alle rinnovabili serve ancora il gas. Il punto Ecco il punto che, secondo me, dovrebbe far riflettere chiunque abbia figli piccoli o nipotini che vanno a scuola a piedi. Un muso d’auto più alto non è solo un dettaglio estetico. Significa due cose pericolose insieme: 1) Meno visibilità per chi guida — il conducente vede peggio cosa c’è davanti al cofano, soprattutto se si tratta di un bambino basso 2) Impatti più letali — in caso di investimento, un muso alto colpisce direttamente testa e torace, invece delle gambe come succederebbe con un’auto più bassa Claudio Magliulo, direttore delle campagne di Clean Cities Italia (una rete di organizzazioni che si batte per una mobilità urbana più sana e sicura), la mette giù senza mezzi termini: “Con la fisica non si discute: auto più grandi significa maggiore pericolo sulle nostre strade, soprattutto per bambini e pedoni.” E i numeri, purtroppo, confermano questa preoccupazione. Se la tendenza attuale dovesse proseguire senza freni, tra il 2026 e il 2040 si stimano: 2.500 morti in più tra gli adulti 79 vittime aggiuntive tra i bambini un aumento del 40% dei bambini pedoni coinvolti in incidenti mortali Numeri shock che, a mio parere, dovrebbero far saltare sulla sedia chiunque si occupi di politiche urbane. Milano e Roma nel mirino: addio parcheggi Passiamo ora all’altro grande tema: lo spazio pubblico. Perché un’auto più grande non solo pesa di più sulla sicurezza, ma occupa anche fisicamente più suolo. E in città dove i parcheggi sono già merce rara, l’effetto sarà pesante. Secondo lo studio, entro il 2040 rischiamo di perdere in Europa tra l’8,5% e il 14% dei parcheggi esistenti. Tradotto in numeri concreti per le città italiane: Roma: da 58mila a 95mila parcheggi in meno Milano: tra 17mila e 28mila posti persi (circa uno su dieci!) E non pensate che sia un problema solo nostro. Anche le grandi capitali europee sono nella stessa barca: Londra: fino a 118mila parcheggi in meno Berlino: fino a 117mila Madrid: fino a 41mila Varsavia: fino a 17mila Parigi: fino a 12mila Insomma, un problema che riguarda tutta l’Europa, non solo l’Italia. Cosa propongono per fermare questa deriva? Le due organizzazioni non si sono limitate a lanciare l’allarme: hanno messo sul tavolo alcune proposte concrete, e a mio avviso abbastanza sensate. Primo punto: fissare limiti massimi alle dimensioni delle nuove auto. In particolare, si propone di bloccare l’altezza del muso a 85 centimetri e la larghezza a 192 centimetri. Le nuove regole dovrebbero valere dal 2033 per le nuove omologazioni, e dal 2036 per tutte le auto vendute. Secondo punto: rendere obbligatorio valutare anche la visibilità dei bambini dal posto di guida come parametro di sicurezza. Una cosa che oggi, incredibilmente, non viene considerata a livello normativo. Terzo punto: agire sul portafoglio. Tariffe di parcheggio e tasse comunali modulate in base al peso e alle dimensioni del veicolo — chi guida un Suv enorme paga di più, semplice. Quarto punto: incentivare le auto elettriche piccole, così da spingere il mercato verso una mobilità più leggera e sostenibile. Una riflessione finale Diciamocelo chiaramente: nessuno obbliga i costruttori a fare Suv sempre più grandi. È una scelta di mercato, dettata dai margini di profitto. Ma quando questa scelta inizia a costare vite umane e a togliere spazio pubblico alle città, forse è arrivato il momento che qualcuno metta un freno. Le città come Milano e Roma, già oggi strette tra traffico e mancanza di spazi, non possono permettersi di perdere altri 20-30mila parcheggi nei prossimi 15 anni. E i bambini che attraversano la strada per andare a scuola meritano di vivere in un ambiente urbano pensato per la sicurezza, non per il profitto delle case automobilistiche.