Smart Road Bike sharing, il rovescio della medaglia: una giungla selvaggia di biciclette parcheggiate ovunque Redazione 15 August 2026 Mobility Sharing A Genova sono ormai cinque le compagnie che offrono il servizio, di cui quattro multinazionali. Ma la situazione della sosta è decisamente sfuggita di mano Alcune sono state ritrovate persino sul greto del Bisagno. Altre sotto alle pensiline del bus, sui marciapiedi di emergenza della Sopraelevata, davanti ai passi carrabili, davanti alle saracinesche dei negozi, sopra gli stalli per le persone diversamente abili. Dilaga a Genova, di pari passo con l’aumento del servizio, il parcheggio ‘selvaggio’ delle biciclette del bike sharing: una conseguenza della politica del cosiddetto ‘free floating’, ovvero la possibilità di prendere e lasciare il mezzo ovunque si voglia. Dovrebbe prevalere il buon senso, ma spesso questo non avviene e la città si sta riempiendo di biciclette in ogni dove, anche nei luoghi più impensabili. In certi casi, colorano l’arredo urbano, in altri – e sono la maggior parte – creano realmente intralcio, anche perché i modelli di bicicletta da bike sharing (specie quelli con la batteria incorporata) sono tanto costosi (la cifra media è di circa mille euro a esemplare) quanto pesanti da spostare. Un servizio utile sta diventando un disagio per una parte di cittadini Ecco quindi che un servizio indubbiamente utile e di successo, ma anche in piena linea con le politiche ambientali lanciate ormai da tutte le amministrazioni italiane (e alle quali pure la Giunta Salis tiene particolarmente, anche perché l’assessorato alla Mobilità è guidato da Emilio Robotti, esponente di Avs e da sempre dedito a queste tematiche), mostra il rovescio della medaglia: ci sarebbe più ordine e rispetto della città se ogni mezzo, una volta utilizzato, fosse parcheggiato nelle specifiche rastrelliere, ma due sono i fattori ostativi. Il fatto che le rastrelliere in città siano ancora poche (sicuramente meno rispetto all’enorme flusso di biciclette da bike sharing che sono arrivate a Genova) e il fatto che il servizio ‘free floating’ sia indubbiamente più gradito all’utenza e, di pari passo, più redditizio per il gestore. I problemi iniziati da quando c’è il ‘free floating’ Per raccontare la storia del bike sharing a Genova occorre fare un passo indietro: dopo gli esperimenti più o meno fallimentari degli anni passati, una vera svolta si è avuta nell’aprile del 2025, quando sono arrivate le quindici biciclette – tra Caricamento, piazza della Commenda e corso Italia – della startup genovese Bike Boom. Poi, a marzo del 2026, sulla scorta degli ottimi risultati ottenuti, sono arrivate le multinazionali: Lime (tra i cui principali soci c’è Uber), Voi e Dott, a cui nelle prossime settimane si aggiungerà RideMovi. Ma mentre Bike Boom aveva imposto regole di buon senso, con prelievo e parcheggio delle biciclette solamente negli appositi parcheggi, da quando sono arrivate le multinazionali è stato sdoganato il sistema del ‘free floating’, e lì sono iniziati i problemi. Difficile far spostare le biciclette messe male, perché nella maggior parte dei casi i mezzi non sono numerati e non ci sono contatti dell’operatore, a parte una generica mail. Men che meno vi è una targa. Difficile anche far osservare le indicazioni di base. È stato richiesto ad esempio all’utente di fotografare il proprio mezzo alla fine della corsa, e solo a seguito del corretto posizionamento si può bloccare la tariffazione: ma il sistema può essere eluso in mille modi, e il risultato è che l’anarchia regna, come tutti i cittadini possono vedere sotto i loro occhi. LEGGI ANCHE: Il dietrofront di Barcellona L’assessore Robotti: “Il problema c’è e dobbiamo affrontarlo” “Facciamo incontri con i vari player per i parcheggi, per monitorare e migliorare – afferma l’assessore Robotti – Faremo un punto sul bike sharing durante la Settimana europea della mobilità”. Palazzo Tursi è “in una fase di osservazione e di tolleranza – spiegano dal Comune, a proposito di una materia che incrocia l’assessorato alla Mobilità ma anche quello alla Polizia Locale – Ma è chiaro che serve introdurre delle regole, perché in effetti il problema esiste”. In altre città, come Firenze, ci si avvale dell’utilizzo dell’Intelligenza artificiale, per regolare il corretto posizionamento dei mezzi. “Non possiamo fare multe perché i mezzi non hanno le targhe – fa presente il Comune di Genova – Le uniche sanzioni le possiamo fare agli utenti durante l’utilizzo della bicicletta. Per il resto, adesso come adesso, possiamo solo continuare a sensibilizzare gli operatori sulla comunicazione di buone pratiche all’utenza”. LEGGI ANCHE: Il problema esiste da tempo