Mestre, maxi piano per la sicurezza: 2 milioni di euro per nuove telecamere

Mestre, maxi piano per la sicurezza: 2 milioni di euro per nuove telecamere

Due milioni di euro e un accordo della durata di cinque anni: Regione Veneto, Ministero dell’Interno e Comune di Venezia uniscono le forze per rafforzare la sicurezza a Mestre

Due milioni di euro, cinque anni di durata, un obiettivo tutt’altro che banale: far tornare vivibili le strade di Mestre. La Giunta regionale del Veneto ha approvato oggi il Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Interno per potenziare la sicurezza sul territorio, con un focus specifico sulla videosorveglianza nella zona mestrina.

Chi mette cosa

Partiamo dai numeri, perché qui contano parecchio:

  • 2 milioni di euro messi a disposizione dal Ministero, presi dal Fondo Sviluppo e Coesione (quello che finanzia progetti infrastrutturali e sociali nelle aree del Paese che ne hanno più bisogno).
  • 5 anni di durata dell’intesa, rinnovabile — quindi non un intervento spot, ma un impegno pensato per durare.
  • Tre soggetti coinvolti a vario titolo: Ministero e Regione definiscono le linee, mentre il Comune di Venezia fa da soggetto attuatore, cioè è chi materialmente porta avanti i progetti sul territorio.

Perché Mestre

Mestre, maxi piano per la sicurezza: 2 milioni di euro per nuove telecamere

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Un aspetto interessante: la sicurezza qui non viene intesa solo come repressione o controllo. Stefani parla anche di miglioramento delle condizioni sociali, abitative, e dei servizi delle aree urbane degradate, e alla ricostruzione della dimensione sociale. Cioè: telecamere sì, ma non bastano da sole.

Cosa dice l’assessore alla Sicurezza

Il vicepresidente e assessore regionale Lucas Pavanetto ha spiegato la filosofia dietro l’operazione: “La sicurezza si costruisce con la collaborazione tra istituzioni, prevenzione, tecnologia e riqualificazione dei territori”. Sul perché puntare sulla videosorveglianza, ha chiarito che è considerata importante “sia per la funzione di deterrenza sia per consentire un monitoraggio più efficace delle aree sensibili e maggiormente esposte a fenomeni di degrado o di criminalità”.

E chiude con una frase che riassume bene l’approccio: “un territorio più curato e più vissuto è anche un territorio più sicuro”.