Editoriale HumanX Smart city e gender gap, progettare città intelligenti che rappresentino tutte e tutti Laura Biarella 08 March 2026 Smart city e gender gap. Le città stanno cambiando pelle. Sensori distribuiti, piattaforme digitali, sistemi predittivi e intelligenza artificiale promettono di rendere gli spazi urbani più efficienti, sostenibili e sicuri. La narrazione della smart city è ormai consolidata: decisioni basate sui dati, servizi ottimizzati in tempo reale, infrastrutture intelligenti. Ma esiste una domanda che non possiamo più permetterci di considerare marginale: i dati su cui si fondano le città intelligenti rappresentano davvero l’intera popolazione? In occasione della Giornata internazionale della donna, credo sia necessario riportare al centro un tema che riguarda non solo l’equità, ma la qualità stessa della progettazione urbana: il rapporto tra genere, dati e tecnologia. Il problema invisibile, il gender data gap A livello globale, la carenza di dati disaggregati per genere è un problema riconosciuto dalle principali istituzioni internazionali. Il report Progress on the Sustainable Development Goals: The Gender Snapshot, pubblicato da UN Women insieme al United Nations Department of Economic and Social Affairs, evidenzia come per molti indicatori legati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile manchino dati adeguati per misurare correttamente le differenze tra uomini e donne. Questo non è un dettaglio statistico. Significa che una parte significativa delle decisioni pubbliche viene presa sulla base di informazioni incomplete. E quando questo accade in ambito urbano, dove mobilità, sicurezza, accesso ai servizi e qualità dello spazio pubblico incidono direttamente sulla vita quotidiana, il rischio è progettare soluzioni che funzionano meglio per alcuni e meno per altri. La neutralità tecnologica è spesso un presupposto, raramente una realtà. Mobilità urbana: modelli diversi, bisogni diversi Le differenze di genere emergono con chiarezza nella mobilità. L’EU Urban Mobility Observatory della Commissione Europea evidenzia che fattori come sicurezza percepita, tempi di attesa, qualità dell’illuminazione e accessibilità influenzano in modo significativo le scelte di mobilità femminile. Parallelamente, i dati dell’OECD mostrano che le donne dedicano significativamente più tempo degli uomini al lavoro di cura non retribuito, assistenza a figli, anziani, familiari, una variabile che incide direttamente sui loro schemi di spostamento quotidiano. Questi elementi suggeriscono che pianificare il trasporto urbano esclusivamente attorno a un modello lineare casa-lavoro non riflette la complessità reale della mobilità urbana. Le smart city, per definizione, dovrebbero adattarsi ai comportamenti reali. Ma per farlo, devono prima saperli misurare. Sicurezza e diritto alla città La sicurezza non è solo una questione di ordine pubblico: è una condizione di accesso alla città. L’EU-wide Survey on Violence Against Women condotta dall’European Union Agency for Fundamental Rights documenta la diffusione di molestie e violenze subite dalle donne negli spazi pubblici e nei trasporti. Le ricerche dimostrano che la percezione di insicurezza incide su orari, percorsi e modalità di utilizzo dello spazio urbano. Questo ha conseguenze dirette sulla partecipazione alla vita economica, sociale e culturale della città. Se una parte della popolazione modifica sistematicamente i propri comportamenti per sentirsi più sicura, significa che il sistema urbano non sta funzionando in modo equo. Chi progetta le infrastrutture digitali? Le smart city sono il risultato di scelte tecnologiche. E le scelte tecnologiche sono fatte da persone. Il report Women in the Workplace di McKinsey & Company evidenzia che le donne restano sottorappresentate nei ruoli di leadership aziendale e che la loro presenza diminuisce progressivamente ai livelli dirigenziali più alti. Il Global Gender Gap Report del World Economic Forum sottolinea inoltre la persistente sottorappresentazione femminile nei settori STEM e tecnologici. Quando la progettazione delle infrastrutture digitali urbane avviene in contesti professionali caratterizzati da forte omogeneità, è legittimo interrogarsi su quali priorità vengano considerate centrali e quali restino implicite o secondarie. Algoritmi, bias e decisioni automatizzate L’intelligenza artificiale è sempre più presente nella gestione urbana: traffico, sicurezza, illuminazione, allocazione delle risorse. Il National Institute of Standards and Technology (NIST) ha documentato differenze nei tassi di errore dei sistemi di riconoscimento facciale rispetto a genere ed etnia, con performance inferiori per donne e minoranze. Questo dimostra che sistemi addestrati su dati non rappresentativi possono produrre risultati distorti. In ambito urbano, ciò può tradursi in decisioni automatizzate che non tengono conto della complessità sociale della città. Non si tratta di mettere in discussione la tecnologia, ma di migliorarne la qualità attraverso dati completi, audit indipendenti e governance trasparente. Esperienze europee, integrare la prospettiva di genere Esistono esempi concreti di politiche urbane che integrano sistematicamente la dimensione di genere. Vienna è considerata un caso di studio internazionale per l’adozione di politiche di gender mainstreaming nella pianificazione urbana fin dagli anni Novanta. Anche Barcellona ha sviluppato politiche municipali che includono esplicitamente la prospettiva di genere nella progettazione dello spazio pubblico e dei servizi urbani. Queste esperienze dimostrano che integrare la dimensione di genere non è un esercizio ideologico, ma una scelta amministrativa concreta. Una responsabilità progettuale Le smart city non sono semplicemente infrastrutture tecnologiche. Sono architetture decisionali. Integrare dati disaggregati per genere, promuovere pluralità nei team di progettazione, introdurre valutazioni di impatto nelle nuove soluzioni digitali urbane significa migliorare la qualità delle politiche pubbliche. L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza simbolica. È un promemoria: le città del futuro saranno davvero intelligenti solo se sapranno riconoscere la complessità delle persone che le abitano. La tecnologia può ampliare le opportunità o cristallizzare le disuguaglianze. Sta a noi scegliere quale direzione intraprendere. Il ruolo di CityNext, innovazione con responsabilità Come CityNext abbiamo sempre sostenuto che l’innovazione urbana non sia una questione esclusivamente tecnologica, ma culturale e strategica. Parlare di smart city significa parlare di governance, di qualità dei dati, di modelli di sviluppo e, inevitabilmente, di equità. Il nostro compito, come piattaforma di informazione e confronto sulle politiche urbane innovative, è contribuire a rendere visibili le domande che spesso restano ai margini del dibattito tecnico. La questione di genere non è un tema “collaterale” rispetto alla trasformazione digitale delle città: è un indicatore della sua maturità. Se una città è davvero intelligente, è capace di misurare ciò che conta. E ciò che conta include le differenze nei bisogni, nelle esperienze e nelle opportunità. CityNext intende continuare a promuovere un confronto basato su dati verificabili, buone pratiche internazionali e responsabilità progettuale. Perché l’innovazione urbana non può limitarsi a essere efficiente: deve essere equa, inclusiva e rappresentativa. L’8 marzo non è soltanto un’occasione per riflettere sulle disuguaglianze ancora presenti. È un momento per affermare con chiarezza che le città del futuro, digitali, sostenibili, connesse, saranno davvero smart solo se sapranno essere anche giuste. E questa è una responsabilità che riguarda tutti noi. laura biarella