Autovelox, si avvicina il decreto definitivo. E le strade tornano più sicure

Autovelox, si avvicina il decreto definitivo. E le strade tornano più sicure

Il Ministro Salvini risponde in Parlamento: entro il 4 maggio arriva il decreto definitivo sull’omologazione degli autovelox. La procedura europea TRIS è già avviata. Mentre la scienza conferma senza equivoci che questi dispositivi salvano vite,  fino al 26% di sinistri mortali in meno, l’Italia ha finalmente l’opportunità di costruire un sistema di controllo della velocità moderno, trasparente e davvero al servizio della sicurezza stradale.

Il Parlamento chiede chiarezza, il Governo risponde 

L’11 marzo 2026, nell’Aula di Montecitorio, l’onorevole Maria Chiara Gadda illustrava un’interrogazione urgente a prima firma Boschi su una questione che da mesi paralizza comuni, prefetture e automobilisti italiani: l’incertezza normativa sull’omologazione degli autovelox. La risposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, pur giungendo con qualche mese di ritardo rispetto all’attesa, porta con sé una notizia concreta e positiva: entro il 4 maggio 2026 si chiude la finestra di osservazione europea, e il decreto definitivo è alle porte.

Non è un risultato banale. Per anni il Paese ha vissuto in una condizione di incertezza giuridica dallo storytelling difficile: decine di migliaia di dispositivi installati sulle strade italiane, ciascuno con una storia normativa diversa (ovvero approvati, omologati, registrati) e senza che nessuno avesse mai censito davvero la situazione. Oggi, per la prima volta, esiste una piattaforma nazionale, disponibile sul website del Ministero e sul Portale dell’automobilista, che consente a ogni cittadino di verificare marca, modello, matricola e decreto di omologazione di qualsiasi apparecchio dal quale potrebbe ricevere una multa.

“Oggi finalmente, dopo anni di incertezza, disponiamo di un quadro completo e trasparente sul numero e sulle tipologie di autovelox in uso”. Matteo Salvini, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, 11 marzo 2026

3.906 dispositivi registrati

I numeri emersi dall’interrogazione parlamentare disegnano una mappa del territorio accurata e leggibile. Degli autovelox presenti sul territorio nazionale, 3.906 sono stati registrati dagli enti locali sulla nuova piattaforma ministeriale. Di questi, il 29% risulta coerente con i requisiti di omologazione previsti nello schema di decreto ministeriale attualmente in fase di approvazione.

Il decreto in questione, oggetto della notifica tecnica 2026/0053/IT pubblicata sulla piattaforma europea TRIS (Technical Regulation Information System, procedura prevista dalla direttiva UE 2015/1535) il 3 febbraio 2026, stabilisce regole chiare e definitive per l’omologazione del prototipo, la taratura e le verifiche periodiche di tutti i dispositivi e sistemi per il controllo della velocità. Il termine per eventuali osservazioni da parte degli Stati membri è fissato al 4 maggio 2026, scadenza che il Ministro ha confermato apertamente in Parlamento come data a partire dalla quale il processo legislativo potrà concludersi.

Il provvedimento, strutturato in 7 articoli e 2 allegati tecnici, introduce una svolta importante sotto il profilo delle garanzie: l’omologazione sarà rafforzata con la richiesta della certificazione di qualità ISO 9001 ai produttori e con la possibilità di ispezioni condotte da organismi accreditati da Accredia. Quanto alla disciplina transitoria, nodo cruciale per gli enti locali, tutti i dispositivi approvati ai sensi del DM n. 282/2017 saranno automaticamente considerati conformi ai nuovi requisiti. I dispositivi più datati, approvati prima del 2017, potranno continuare a operare solo previa adeguamento del prototipo.

La scienza parla chiaro, gli autovelox salvano vite

Al netto delle polemiche politiche, esiste un corpus di evidenze scientifiche solido e convergente che non lascia spazio a dubbi: i dispositivi di rilevazione automatica della velocità riducono significativamente il numero di sinistri, di feriti gravi e di morti sulle strade.

Lo studio più recente e rigoroso condotto in Italia è la revisione sistematica della letteratura scientifica realizzata dal gruppo MOVING (Mobility and Vehicle Innovation Group) del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze, finanziata dall’Associazione Lorenzo Guarnieri onlus, e presentata nell’ottobre 2025. I risultati sono inequivocabili: la presenza di autovelox fissi e sistemi combinati è associata a una riduzione statisticamente significativa degli scontri stradali. In dettaglio, gli incidenti con feriti diminuiscono tra il 15% e il 36%, mentre gli scontri con conseguenze mortali o feriti gravi si riducono tra il 15% e il 26%.

“I risultati indicano in maniera chiara che alla presenza di autovelox sulle strade sono associate riduzioni statisticamente significative degli scontri con feriti, feriti gravi e morti.” Prof. Giovanni Savino, Università di Firenze, coordinatore dello studio MOVING (ottobre 2025)

Speed cameras around the world

Il quadro internazionale è altrettanto eloquente. Una rassegna mondiale di studi pubblicata sulle principali riviste di medicina dei trasporti ha documentato che i dispositivi di misurazione della velocità portano a una riduzione compresa tra l’11% e il 44% nei sinistri mortali e con lesioni gravi. Il British Medical Journal aveva già concluso nel 2005 che gli autovelox costituiscono un intervento efficace nella riduzione degli incidenti e delle vittime della strada.

L’analisi comparativa europea offre un’ulteriore prospettiva: i Paesi con la maggiore densità di autovelox per chilometro quadrato tendono a registrare tassi di mortalità stradale significativamente più bassi. In Romania, nazione con il più alto numero di vittime stradali in Europa (98 morti per milione di abitanti), la densità di autovelox è di appena 0,9 per mille km², contro i 31,3 del Regno Unito, tra i Paesi più virtuosi. I dati italiani dell’ISTAT confermano che la velocità eccessiva è la prima causa di scontri mortali in ambito urbano, responsabile diretta del 24% dei decessi e concausa in un ulteriore 40% dei casi.

Sul fronte autostradale, il sistema Tutor di Autostrade per l’Italia, che misura la velocità media su tratti estesi anziché quella istantanea, ha contribuito alla riduzione del tasso di mortalità del 50% nel solo primo anno di installazione. I dati di Bologna, città che ha introdotto il limite diffuso a 30 km/h, mostrano una riduzione di circa il 44% di persone decedute in sinistri stradali, in linea con una ricerca su 40 città europee che hanno adottato misure analoghe.

Verso la deadline del 4 maggio, cosa aspettarsi

La piattaforma nazionale già operativa è, in questo senso, un passo avanti importante e va riconosciuto come tale indipendentemente dalle appartenenze politiche. La trasparenza non è una concessione, è un diritto del cittadino. E quando quella trasparenza serve anche a salvare vite, diventa un dovere istituzionale.

Il conto alla rovescia è ufficialmente partito. Il 4 maggio 2026 scade il periodo di status quo imposto dalla procedura TRIS, durante il quale gli Stati membri dell’Unione europea e la Commissione europea possono presentare osservazioni allo schema di decreto. Se non emergeranno rilievi significativi, o una volta recepiti eventuali suggerimenti tecnici, il provvedimento potrà essere adottato in via definitiva, sciogliendo l’incertezza che da mesi blocca le prefetture, espone i sindaci al rischio di danno erariale e, soprattutto, lascia le strade senza un presidio di sicurezza efficace e inattaccabile sotto il profilo giuridico.

In viaggio verso la sicurezza

Per le città e i comuni italiani, il messaggio è chiaro: il tempo dell’anarchia è finito. Chi ha già dispositivi omologati o approvati dal 2017 in poi potrà continuare ad operare con la certezza normativa. E chi, per prudenza, ha sospeso i controlli in attesa di chiarimenti, avrà presto una base giuridica solida su cui ripartire.

CityNext segue da vicino questa vicenda perché ne riconosce la posta in gioco reale: non è una disputa tecno-burocratica, è una questione di quante vite si salveranno sulle strade italiane nei prossimi anni. I dati della scienza ci dicono che la risposta dipende, in misura non trascurabile, da quanti autovelox funzionanti presidieranno le nostre strade. L’ottimismo, in questo caso, è fondato sui numeri.

Fonti e riferimenti

  • Interrogazione a risposta immediata in Assemblea n. 3/02548, Camera dei Deputati, presentata dall’on. Boschi il 10 marzo 2026, discussa l’11 marzo 2026, seduta n. 631
  • Risposta del Ministro Salvini, 11 marzo 2026, resoconto stenografico della seduta n. 631
  • Notifica TRIS 2026/0053/IT, Piattaforma europea TRIS (direttiva UE 2015/1535), scadenza status quo 04/05/2026
  • Studio MOVING – Università di Firenze, “Sistemi per il controllo automatico della velocità. Valutazione dell’efficacia nella prevenzione degli scontri stradali”, ottobre 2025
  • British Medical Journal, febbraio 2005 (efficacia autovelox nella riduzione dei sinistri stradali)
  • ISTAT, Rapporto sull’incidentalità in Italia 2024 (velocità prima causa di incidenti mortali)
  • ETSC – European Transport Safety Council, Road Safety Performance Index 2024
  • Polizia dello Stato, Autostrade per l’Italia, dati sistema Tutor (riduzione mortalità -50%)