Dalla smart city alla “city autonoma”, quando l’Intelligenza Artificiale inizia ad agire

Dalla smart city alla “city autonoma”, quando l’Intelligenza Artificiale inizia ad agire

Intelligenza Artificiale, la nuova frontiera nelle città è fatta di sistemi che prendono iniziativa, coordinano azioni e intervengono direttamente nella gestione urbana.

È quella che viene definita AI agentica: un’evoluzione silenziosa, ma destinata a cambiare profondamente il funzionamento delle pubbliche amministrazioni e il ruolo dei dipendenti tutti.

I primi esempi concreti, quando l’AI non si limita a “consigliare”

In alcune città del mondo, questa trasformazione è già iniziata.

A Singapore, per esempio, sistemi avanzati di gestione del traffico regolano in tempo reale i flussi urbani: essi non si limitano a segnalare criticità, ma modificano automaticamente i semafori, ridistribuiscono il traffico e reagiscono agli incidenti, con l’obiettivo di favorire fluidità e sicurezza, lasciando all’intervento umano solo un compito di supervisione.

Ad Hangzhou, in Cina, con il progetto “City Brain” sviluppato da Alibaba Group, l’intelligenza artificiale gestisce il traffico urbano su larga scala; qui l’Intelligenza Artificiale non suggerisce, ma agisce. Che funzioni svolge? Principalmente, dà priorità automatica ai mezzi di emergenza, ottimizza i tempi di percorrenza e adatta il traffico alle continue variabilità di condizioni.

A Dubai, l’intelligenza artificiale è già integrata nelle centrali operative delle forze dell’ordine: i sistemi smistano le chiamate, assegnano priorità, supportano (e in parte guidano) l’allocazione delle pattuglie. L’operatore umano resta centrale, ma il sistema coordina e orienta le decisioni operative.

L’Europa (e l’Italia),  più cautela e meno autonomia

L’approccio europeo è visibile ad Amsterdam: più prudente, con minore autonomia per le macchine e maggiori garanzie. Il controllo umano è forte e l’attenzione è tutta sulla trasparenza e i diritti. Il medesimo approccio è riscontrabile in tutto il contesto europeo: l’IA è utilizzata per mobilità, traffico, servizi urbani, ma sempre con una forte supervisione umana e limiti chiari all’autonomia decisionale dell’algoritmo.

In Italia, la prudenza è ancora maggiore: le città stanno iniziando a investire in smart mobility, videosorveglianza intelligente, gestione automatizzata delle ZTL, ma siamo lontani da sistemi definibili “agentici”.

Sicurezza urbana, dall’analisi all’azione

Il salto più delicato riguarda proprio la sicurezza.

Negli Stati Uniti, ad esempio, città come Los Angeles hanno sperimentato sistemi di predictive policing, in grado di indicare dove e quando concentrare i controlli, con un trend di passaggio dalla previsione all’attivazione di azioni operative.

Ed è qui che emergono le prime criticità: rischio di bias, possibili discriminazioni, opacità nei criteri decisionali. Temi che non possono essere ignorati.

La vera domanda, chi decide e chi risponde?

L’introduzione di sistemi che agiscono autonomamente apre questioni nuove, e tutt’altro che teoriche. Se un sistema assegna priorità ad un intervento, modifica un flusso di traffico, orienta un controllo, chi è responsabile della decisione?

Il tema è già al centro del dibattito europeo, anche alla luce del nuovo quadro normativo sull’intelligenza artificiale, che classifica molti di questi sistemi come “ad alto rischio” (Art. 6 AI Act, “Regole di classificazione per i sistemi di IA ad alto rischio”). La normativa impone, in questi casi, la possibilità di intervento: un essere umano deve poter ignorare, modificare o annullare le decisioni di una macchina. La supervisione umana consente la tracciabilità delle decisioni e responsabilità chiaramente definite.

Verso una Pubblica Amministrazione a iniziativa algoritmica?

La transizione è appena iniziata, ma la direzione è chiara. Le pubbliche amministrazioni non useranno   più l’intelligenza artificiale solo come strumento di supporto. Si troveranno a gestire sistemi capaci di agire su obiettivi, coordinare risorse e prendere iniziative; per i dipendenti ci saranno attività meno ripetitive, maggiore supervisione e controllo e nuove competenze che richiederanno formazione. Ma anche nuove responsabilità.

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Conclusione

Quando questa rivoluzione si compirà, non cambierà solo la tecnologia: cambierà il modo stesso di amministrare le città, di esercitare il potere pubblico e di garantire sicurezza.

Le città non saranno più soltanto “intelligenti”, ma capaci di iniziativa. La vera sfida, allora, non sarà decidere se adottare o meno l’intelligenza artificiale, ma stabilire fino a che punto lasciarla agire — e come mantenerne il controllo senza rinunciare ai benefici.

E questo sposterà il baricentro della responsabilità: essa non sarà più di chi agisce, ma di chi progetta l’azione e definisce le regole entro cui le macchine operano.

Non si deve rischiare che l’Uomo perda la responsabilità delle decisioni, perché una Pubblica Amministrazione che perde il controllo delle decisioni perde qualcosa di essenziale: la propria funzione democratica.

Angela Iacovetti