Legal Nuovo DPCM Consip 2026: obblighi, soglie e impatti per le Pubbliche Amministrazioni Laura Biarella 17 April 2026 Italia Nuovo DPCM Consip 2026. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 febbraio 2026 ridefinisce le categorie di beni e servizi e le soglie oltre le quali le Pubbliche Amministrazioni devono ricorrere obbligatoriamente a Consip o ai soggetti aggregatori. Il provvedimento si orienta verso il rafforzamento degli acquisti centralizzati, con effetti diretti su enti locali, sanità e governance della spesa pubblica. Nuovo quadro normativo per la centralizzazione degli acquisti pubblici Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 2026, entra in vigore il DPCM 11 febbraio 2026, che aggiorna e sostituisce il precedente decreto del 2018 in materia di acquisti aggregati della Pubblica Amministrazione. L’obiettivo è rafforzare la razionalizzazione della spesa, aumentare l’efficienza delle procedure di gara e garantire maggiore trasparenza, tramite il ricorso obbligatorio a Consip S.p.A. e agli altri soggetti aggregatori qualificati, superate determinate soglie economiche. Il decreto si inserisce nel solco dell’articolo 9 del D.L. n. 66/2014, e dialoga in modo diretto col nuovo Codice dei Contratti Pubblici (d.lgs. n. 36/2023), confermando la centralità dell’aggregazione come leva strutturale di governance pubblica. A chi si applicano i nuovi obblighi Consip Il perimetro dei soggetti interessati è ampio e include: Amministrazioni statali centrali e periferiche Regioni ed enti regionali Enti locali (Comuni, Province, Città metropolitane) Consorzi e associazioni di enti locali Enti del Servizio Sanitario Nazionale Restano invece esclusi: Istituti scolastici di ogni ordine e grado Università e istituzioni educative Per tutte le categorie coinvolte, il superamento delle soglie definite dal decreto comporta l’obbligo di acquisto tramite Consip o soggetto aggregatore, pena il mancato rilascio del CIG da parte di ANAC. Categorie di beni e servizi, cosa cambia rispetto al 2018 Il DPCM del 2026 integra e amplia le categorie merceologiche già previste dal decreto dell’11 luglio 2018, sulla base delle analisi del Tavolo tecnico dei soggetti aggregatori. Tra gli elementi di maggiore rilievo: Introduzione di ulteriori categorie di beni e servizi oggetto di acquisto obbligatorio Definizione delle soglie come importi massimi annui a base d’asta, riferiti anche all’intero periodo in caso di gare pluriennali Possibilità, per alcune categorie, di essere gestite sia in forma aggregata che singola, offrendo maggiore flessibilità operativa Attenzione viene riservata alla categoria “Gestione e manutenzione delle aree verdi”, per la quale il decreto riconosce le specificità territoriali e regionali, valorizzando il principio di sussidiarietà e adattamento locale. Ruolo del Tavolo tecnico e trasparenza digitale Il decreto rafforza il ruolo del Tavolo tecnico dei soggetti aggregatori, che: Individua i soggetti responsabili delle iniziative di acquisto Coordina le strategie di aggregazione Garantisce l’allineamento alle linee guida del Comitato guida Tutte le informazioni operative – iniziative attive, soggetti responsabili, tempistiche e stato di avanzamento – sono pubblicate nella sezione dedicata del portale www.acquistinretepa.it, rafforzando la trasparenza digitale e l’accesso ai dati per le amministrazioni e gli operatori economici. Impatti concreti per enti locali e sanità Dal punto di vista operativo, il DPCM 2026 comporta: Riduzione dell’autonomia negli acquisti sopra soglia, compensata da economie di scala Maggior standardizzazione delle procedure Rafforzamento del controllo anticorruzione tramite ANAC Maggiore prevedibilità dei fabbisogni e della programmazione Per il settore sanitario, già fortemente centralizzato, il decreto consolida una governance degli acquisti orientata alla sostenibilità economica e alla continuità dei servizi essenziali. Leva strategica per l’innovazione amministrativa Al di là degli aspetti normativi, il nuovo decreto rappresenta anche una leva di trasformazione della Pubblica Amministrazione, coerente con: Digitalizzazione degli appalti Data-driven procurement Politiche di spending review strutturali Integrazione tra centro e territori Per gli enti, la sfida non è solo adeguarsi agli obblighi, ma sfruttare l’aggregazione come strumento di modernizzazione, migliorando qualità, tempi e risultati della spesa pubblica.