Smart Road HumanX Legal UE verso un forte calo demografico, entro il 2100 la popolazione scenderà dell’11,7% Laura Biarella 20 April 2026 Citizen UE UE, calo demografico in atto. Secondo le nuove proiezioni Eurostat, la popolazione dell’Unione Europea raggiungerà un picco nel 2029 per poi avviare un declino costante fino a 398,8 milioni di abitanti entro il 2100. A diminuire saranno soprattutto giovani e persone in età lavorativa, mentre crescerà in modo significativo la quota degli over 80. Uno scenario che ridisegna la piramide demografica europea e pone sfide cruciali per welfare, lavoro e politiche migratorie. Popolazione UE: picco nel 2029, poi un declino strutturale Le ultime proiezioni demografiche pubblicate da Eurostat indicano che la popolazione dell’UE, stimata a 451,8 milioni nel 2025, continuerà a crescere per pochi anni, raggiungendo 453,3 milioni nel 2029, per poi avviare una lunga fase discendente fino a 398,8 milioni nel 2100. Si tratta di una riduzione complessiva dell’11,7%, pari a 53 milioni di persone in meno entro la fine del secolo. Il trend conferma un’Europa caratterizzata da bassa natalità, aspettativa di vita elevata e dinamiche migratorie insufficienti a compensare il calo naturale. Le proiezioni si basano su ipotesi di convergenza parziale dei tassi di fertilità, mortalità e migrazione dei Paesi membri. Giovani e lavoratori in calo, Europa invecchia Tra il 2025 e il 2100, la struttura per età della popolazione europea subirà trasformazioni profonde. La quota di bambini e giovani (0-19 anni) scenderà dal 20% al 17%, mentre quella delle persone in età lavorativa (20-64 anni) passerà dal 58% al 50%. Parallelamente, aumenterà il peso delle fasce più anziane: 65-79 anni: dal 16% al 17% 80+ anni: dal 6% al 16%, con un incremento di 10 punti percentuali Un cambiamento che riflette l’invecchiamento strutturale della società europea e che avrà impatti diretti su sistemi pensionistici, sanità, mercato del lavoro e politiche di assistenza. Piramide demografica, da base stretta a struttura “rovesciata” La piramide demografica del 2025 mostra già una popolazione con pochi giovani e una forte concentrazione di persone sopra i 50 anni. Entro il 2100, la piramide si trasformerà ulteriormente, assumendo una forma sempre più “rovesciata”: meno giovani, meno lavoratori, più anziani e un numero crescente di ultraottantenni. L’evoluzione in atto evidenzia un’Europa che non solo diminuisce numericamente, bensì cambia profondamente nella sua composizione interna. Implicazioni per città, territori e politiche pubbliche Per le città europee, comprese quelle italiane, il calo demografico e l’invecchiamento porranno sfide decisive: pianificazione urbana orientata a servizi per anziani e mobilità accessibile; mercato del lavoro con carenza di forza lavoro giovane; sostenibilità dei sistemi di welfare sotto pressione; politiche migratorie come possibile leva di riequilibrio; innovazione tecnologica e automazione per compensare la riduzione della popolazione attiva. L’UE invita a interpretare queste proiezioni come scenari possibili, non come previsioni certe, ma il trend appare chiaro: senza un’inversione della natalità o politiche strutturali, l’Europa del 2100 sarà più piccola e molto più anziana.