Politiche ambientali HumanX Legal Energia più cara e fiducia in calo, l’Italia rallenta sotto l’effetto della guerra in Medio Oriente Laura Biarella 20 April 2026 Energia Italia Energia e fiducia, il nuovo Congiuntura Flash di Confindustria (aprile 2026) fotografa un’Italia sotto pressione: petrolio oltre i 100 dollari, gas in risalita, fiducia di famiglie e imprese in caduta, tassi sovrani in aumento e rischi crescenti per export e approvvigionamenti. Gli investimenti reggono grazie al PNRR, ma lo scenario resta fragile. Le imprese temono un’impennata dei costi energetici fino a 21 miliardi in caso di conflitto prolungato. IMPATTO DELLO SHOCK ENERGETICO SULL’ECONOMIA ITALIANA Il report Congiuntura Flash di Confindustria (aprile 2026) evidenzia come la guerra in Medio Oriente stia generando un nuovo shock energetico, con effetti immediati su famiglie, imprese e finanza pubblica. Il prezzo del petrolio si mantiene elevato, 102 dollari al barile in media ad aprile, mentre il gas, pur leggermente in calo rispetto a marzo, resta quasi doppio rispetto ai livelli di dicembre. Il cambio euro-dollaro, fermo a 1,16, non contribuisce ad attenuare i rincari per l’Eurozona. Il risultato è un peggioramento del quadro macroeconomico: cala la fiducia dei consumatori, frenano i consumi, rallentano industria e servizi, mentre gli spread sovrani tornano a salire. TASSI IN AUMENTO E PRESSIONE SUL CREDITO La guerra ha invertito la rotta dei tassi sovrani europei: in Italia il rendimento è salito al 4,02%, in Francia al 3,79%, in Germania al 3,07%. La BCE, di fronte all’inflazione in accelerazione (+2,5% nell’Eurozona), è attesa a nuovi rialzi dei tassi, con effetti diretti sul costo del credito per le imprese italiane, già in aumento. CONSUMI IN FLESSIONE E FIDUCIA DELLE FAMIGLIE IN CADUTA Le famiglie italiane mostrano segnali di forte incertezza: a febbraio le vendite al dettaglio sono scese dello 0,2%, soprattutto per i beni alimentari. La fiducia dei consumatori è crollata a marzo, anticipando un possibile aumento del risparmio precauzionale e una frenata dei consumi nel primo trimestre. INDUSTRIA E SERVIZI ATTESE INDEBOLITE La produzione industriale resta debole: +0,1% a febbraio, insufficiente a recuperare il calo di gennaio. Il PMI manifatturiero è in zona espansiva (51,3), ma sostenuto soprattutto dall’accumulo precauzionale di scorte. Le imprese segnalano un peggioramento delle attese di produzione. Nei servizi, dopo un avvio d’anno positivo, l’indice SP-PMI è sceso a 48,8, entrando in area recessiva. Anche qui peggiorano le aspettative sugli ordini. EXPORT, PRIMI SEGNALI DI IMPATTO DEL CONFLITTO A febbraio l’export italiano è cresciuto del 2,2%, trainato dal rimbalzo negli Stati Uniti (+8%). Ma i nuovi dazi e le tensioni geopolitiche rischiano di colpire i 22 miliardi di export verso i Paesi del Golfo e alcune filiere critiche come alluminio e fertilizzanti. EUROZONA E SCENARIO INTERNAZIONALE Nell’Eurozona la fiducia è in calo e l’incertezza ai massimi dall’aprile 2025. La produzione industriale resta debole in Spagna e Germania, mentre la Francia registra una contrazione. Negli Stati Uniti, al contrario, la FED rivede al rialzo le previsioni di crescita (+2,4% nel 2026), con un mercato del lavoro in miglioramento. La Cina, invece, rallenta: export in frenata e PMI in calo, pur con una domanda interna in ripresa. COSTI ENERGETICI PER LE IMPRESE FINO A +21 MILIARDI Il questionario dell’Indagine Rapida di Confindustria mostra che le imprese italiane sono soprattutto preoccupate per: – costo dell’energia (25% delle aziende), – costi di trasporto e assicurazione (21,9%), – materie prime non energetiche (18,4%). Se il conflitto dovesse protrarsi oltre un mese, la principale criticità attesa diventerebbe proprio il costo delle materie prime (20,7%). Le stime del Centro Studi Confindustria indicano che: – con guerra fino a giugno 2026: +7 miliardi di costi energetici; – con guerra per tutto il 2026: +21 miliardi, con incidenza dei costi energetici sui costi totali fino al 7,6%, vicino ai livelli critici del 2022. Un livello non sostenibile per la competitività delle imprese italiane, soprattutto rispetto ai competitor americani, che beneficiano di prezzi energetici più bassi. CONCLUSIONI Il quadro delineato da Confindustria è chiaro: l’Italia entra in una fase di rallentamento, con consumi e fiducia in calo, industria e servizi sotto pressione e rischi crescenti per export e approvvigionamenti. Gli investimenti reggono grazie al PNRR, ma la variabile energetica resta decisiva. La durata del conflitto in Medio Oriente determinerà l’intensità dell’impatto economico nei prossimi mesi.