Apple nel mirino dell’AGCM: avviata indagine DMA sull’interoperabilità dei servizi cloud

Apple nel mirino dell’AGCM: avviata indagine DMA sull’interoperabilità dei servizi cloud

Apple nel mirino dell’AGCM, che contesta possibili limitazioni all’accesso dei servizi cloud concorrenti alle componenti di iOS e iPadOS. È la prima indagine italiana avviata ai sensi dell’art. 38(7) del Digital Markets Act.

Apple e interoperabilità, cosa prevede il Digital Markets Act

Secondo il Digital Markets Act (DMA), le piattaforme designate come gatekeeper devono garantire ai concorrenti condizioni eque di accesso alle proprie infrastrutture digitali.

Per Apple, ciò significa consentire ai fornitori terzi di servizi cloud consumer:

– l’interoperabilità effettiva e gratuita con i sistemi operativi iOS e iPadOS

– la parità di accesso alle componenti hardware e software utilizzate dal servizio iCloud

L’obiettivo del DMA è evitare che un gatekeeper possa sfruttare il controllo del proprio ecosistema per favorire i propri servizi a discapito dei concorrenti.

L’indagine AGCM, possibili ostacoli ai servizi cloud alternativi

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento nei confronti diApple Inc., Apple Distribution International Ltd, Apple Italia S.r.l.

Secondo gli elementi raccolti, i servizi cloud alternativi a iCloud non avrebbero accesso alle stesse componenti di sistema disponibili al servizio Apple.

Un esempio rilevante riguarda il backup integrale dei dispositivi:

i servizi terzi non possono utilizzare le API e le funzioni di sistema che permettono il backup completo di app, impostazioni, messaggi e preferenze, funzionalità invece garantita a iCloud.

Questa asimmetria potrebbe:

– limitare la concorrenza nel mercato del cloud consumer

– costringere gli utenti a utilizzare iCloud per ottenere un backup completo

– ridurre la visibilità e la competitività dei servizi alternativi

La denuncia: impossibile fare un backup completo fuori da iCloud

La segnalazione, arrivata tramite la piattaforma di whistleblowing dell’AGCM e più volte integrata tra il 2025 e il 2026, evidenzia che:

– gli utenti non possono effettuare il backup integrale di iPhone e iPad su servizi cloud diversi da iCloud

– tale limitazione deriverebbe da scelte tecniche e commerciali di Apple

– l’impossibilità di usare servizi concorrenti per il backup completo disincentiva la concorrenza e rafforza la posizione dominante di iCloud

Il backup integrale è considerato un servizio essenziale: consente il ripristino completo del dispositivo in caso di perdita, danneggiamento o acquisto di un nuovo device.

Contesto normativo, prima indagine italiana ai sensi dell’art. 38(7) DMA

Questa è la prima volta che l’AGCM esercita i poteri investigativi previsti dall’articolo 38(7) del DMA, attribuiti dalla Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2022.

L’indagine è condotta:

– in stretta cooperazione con la Commissione europea, unica autorità competente per l’applicazione del DMA

– con l’obiettivo di trasferire a Bruxelles i risultati istruttori per eventuali ulteriori azioni

Il caso si inserisce nel più ampio quadro europeo di vigilanza sui gatekeeper, già oggetto di procedimenti su app store, browser, sistemi operativi e servizi digitali integrati.

Perché il caso è rilevante per utenti, imprese e mercato

L’esito dell’indagine potrebbe incidere su:

– la libertà di scelta degli utenti

– la concorrenza nel mercato del cloud storage, settore da oltre 36 miliardi di euro in Europa nel 2026

– le condizioni di accesso alle API e alle funzioni di sistema per gli sviluppatori

– la trasparenza e contendibilità degli ecosistemi digitali controllati dai gatekeeper

Se la Commissione dovesse accertare una violazione del DMA, Apple potrebbe essere obbligata a:

– aprire le API necessarie al backup integrale

– garantire parità di trattamento ai servizi cloud concorrenti

– modificare le proprie pratiche tecniche e commerciali

Conclusioni

L’indagine AGCM rappresenta un passaggio cruciale nell’applicazione del DMA in Italia.

Il tema dell’interoperabilità dei servizi cloud tocca direttamente la neutralità degli ecosistemi digitali e la possibilità per utenti e imprese di accedere a soluzioni alternative senza vincoli tecnici o commerciali.

I risultati dell’istruttoria saranno trasmessi alla Commissione europea, che potrà decidere se avviare un procedimento formale nei confronti di Apple.