Enforcement Legal Polizia locale, la Camera accende i riflettori: quarant'anni di attesa per una riforma storica Laura Biarella 30 April 2026 Italia News&Trend Safety & Security Polizia locale, il 27 aprile 2026 Montecitorio ha avviato la discussione sul DDL 1716-A per riscrivere le regole di 60mila agenti. Ma tra legge delega, clausola di invarianza finanziaria e scontro sulle armi, i fronti parlamentari sono già aperti. Cosa prevede il testo e chi dice cosa. Numeri chiave del DDL 1716-A Ultima riforma della polizia locale: legge n. 65 del 7 marzo 1986 Agenti di polizia locale in Italia: circa 58.000-60.000 Articoli del testo approvato in Commissione: 7 (erano 5 in origine) Emendamenti esaminati in Commissione Affari Costituzionali: 185 Termine per l’esercizio della delega legislativa al Governo: 12 mesi Fondo stanziato per la riforma: 20 milioni di euro annui Relatrice: Augusta Montaruli (FdI) – Sottosegretaria: Wanda Ferro (Interno) L’Aula di Montecitorio ha aperto, il 27 aprile 2026, la discussione sulle linee generali del disegno di legge che il Governo Meloni definisce “la più importante riforma della sicurezza di prossimità degli ultimi decenni”. Il DDL 1716-A, formalmente Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della polizia locale, punta a sostituire la legge-quadro n. 65/1986, un testo che ha regolato il lavoro delle polizie municipali per quarant’anni: in un’Italia che non aveva ancora smartphone, l’euro, internet e un codice antimafia aggiornato. Il provvedimento, incardinato in Commissione Affari Costituzionali il 7 agosto 2024 e licenziato il 22 aprile 2026 dopo l’esame di 185 proposte emendative, è giunto in Aula con 7 articoli e una struttura da legge delega: il Parlamento fissa i principi, il Governo ha poi 12 mesi per tradurli in uno o più decreti legislativi. È proprio questa scelta tecnica a essere diventata il primo terreno di scontro del dibattito. Che cosa prevede il testo, punti cardine Il DDL delega al Governo una riscrittura organica dell’ordinamento della polizia locale, con principi direttivi che toccano alcuni nodi irrisolti da decenni. Sul fronte delle funzioni, si conferma la distinzione tra le attribuzioni di polizia locale e quelle delle forze di polizia statali, ribadendo che il personale municipale esercita funzioni di polizia giudiziaria, ausiliarie di pubblica sicurezza e compiti di polizia stradale nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza. Sul fronte dell’accesso alle banche dati, il testo, dopo un lungo braccio di ferro in Commissione, prevede il collegamento tra il numero unico di emergenza 112 e le sale operative dei corpi di polizia locale, nonché l’accesso al Centro Elaborazione Dati (CED) delle forze di polizia. La norma disciplina anche la trasmissione ai fini dell’inserimento degli atti e delle informative prodotte dai corpi locali, punto su cui la relatrice Montaruli è tornata a più riprese per chiarirne la portata. Per quanto riguarda i comandanti di corpo, il testo introduce l’incarico a tempo determinato, la selezione attraverso commissioni tecniche con esperti del settore e la valorizzazione del personale interno che abbia maturato esperienza nel corpo di appartenenza. Le regole sul porto d’armi prevedono che questo sia consentito, senza licenza, per ragioni di servizio nell’ambito territoriale dell’ente o anche al di fuori per esigenze di mobilità connesse al servizio e al luogo di dimora. La maggioranza, “Coraggio dopo quarant’anni di convegni” La relatrice Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia) ha aperto i lavori ringraziando il presidente della Commissione, il Governo nella persona del Sottosegretario Ferro e “tutto il personale della polizia locale d’Italia che attende questo momento”. Montaruli ha evidenziato come il testo sia il frutto di un ciclo di audizioni che, tra il gennaio e l’ottobre 2025, ha coinvolto ANCI, Conferenza delle Regioni, Unione Province Italiane, sindacati e associazioni di categoria. Il deputato Giandonato La Salandra (FdI) ha utilizzato toni esplicitamente orgogliosi: “La destra o è coraggio o non è. Chi fa le riforme ha coraggio da vendere”. Ha ricordato come negli ultimi quarant’anni si siano susseguiti convegni, circolari ministeriali e tavoli tecnici senza mai arrivare a una legge. “Le città sono cambiate, la criminalità organizzata è cambiata, le esigenze dei cittadini sono cambiate — è cambiato un intero sistema. Questa legge questo fa”. La Sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro ha difeso l’impianto complessivo ricordando che in questi anni “nel comparto della sicurezza sono state assunte 42.500 unità” e che entro il 2027 ne arriveranno altre 30.000. “Non è un traguardo? È un inganno, ci ha detto il collega del M5S. Ma l’inganno sarebbe stato dire sì a tutto, promettere ciò che non si può finanziare”. Contesto normativo – La storia della riforma mai fatta 1986: Legge n. 65, primo e unico testo organico sulla polizia municipale. 2001: Riforma Titolo V della Costituzione, l’ordine pubblico resta allo Stato, la polizia amministrativa locale è competenza residuale delle Regioni. 2017: Decreto-legge “sicurezza delle città”, introduce il modello della sicurezza integrata. 2018: Decreto-legge n. 113, disciplina porto e utilizzo delle armi. XVIII Legislatura: Testo unificato elaborato in Commissione, poi azzerato dal cambio di Governo. Aprile 2026: DDL 1716-A giunge in Aula con 7 articoli, legge delega, 12 mesi di tempo al Governo. Il Partito Democratico, “Riforma necessaria, ma la delega è troppo larga” Roberto Morassut (PD-IDP) ha esordito riconoscendo che “una legge sulla polizia locale è assolutamente necessaria: il quadro normativo è datato, vecchio, frammentato”. Nessun pregiudizio di principio, quindi, ma una critica di metodo e di merito. Il deputato dem ha attaccato su tre fronti. Primo: la delega è troppo ampia. “Su un tema così delicato il Parlamento deve definire criteri direttivi più puntuali, più vincolanti e non generici – rischia di scivolare verso una normazione rimessa tutta all’Esecutivo attraverso i decreti legislativi”. Secondo: non emerge con chiarezza l’assetto dei rapporti tra polizia locale e forze di polizia statali, con il rischio di sovrapposizioni operative. Terzo: un riordino senza risorse adeguate “rischia di essere solo formale”. Sul tema più caldo, ovvero le armi, il PD ha alzato un muro netto: “La polizia locale non deve essere autorizzata al porto e all’uso dell’arma al di fuori del servizio. Vogliamo meno armi in circolazione, non più armi. La sicurezza si costruisce con la presenza nel territorio, non con un uso generalizzato delle armi”. Il Movimento 5 Stelle, “Alta ingegneria del fumo” Il tono più critico è arrivato da Alessandro Caramiello (M5S), che ha definito il DDL “un’opera di alta ingegneria del fumo” e “un’esca di atto di pigrizia democratica”. Secondo il deputato campano, la scelta della legge delega sottrae al Parlamento il controllo puntuale sulla scrittura delle norme operative. “Con questo voto fissiamo solo binari teorici spesso vaghi – poi sarà il Governo, nelle segrete stanze dei Ministeri, a scrivere i decreti, cioè le regole vere”. Caramiello ha poi demolito la clausola di invarianza finanziaria dell’articolo 5, definendola “il capasso che strozza questa riforma prima ancora che nasca”. I 20 milioni di euro del fondo stanziato “sono una mancia che offende la dignità professionale di circa 60.000 lavoratori – non bastano nemmeno a coprire l’adeguamento tecnologico minimo”. Il risultato, ha avvertito, sarà “una segregazione operativa: la sicurezza diventerà un bene di lusso che solo i comuni più ricchi potranno permettersi”. Sul capitolo SDI (il sistema di indagine del Ministero dell’Interno con i precedenti penali), il M5S ha denunciato un cortocircuito paradossale: l’accesso a questa banca dati era già stato previsto per legge nel 2008, confermato nel 2017, ribadito nel 2018, ma sistematicamente disapplicato. Inserirlo in una legge delega “ha il sapore dell’ennesima dichiarazione d’intenti che sa di beffa”. Caramiello ha anche attaccato la previsione che il comandante di corpo sia nominato a tempo determinato e attraverso selezione aperta: “Minare l’indipendenza del comando è minare l’autorevolezza dell’intero corpo”. Nodo dei Comuni, chi paga la sicurezza di prossimità? Uno dei fili rossi di tutto il dibattito è il rapporto tra Stato ed enti locali. Il PD ha ricordato che “i comuni sono stati lasciati soli in questi anni – si è scaricata su di loro la responsabilità di garantire la sicurezza senza dare loro i mezzi”. La critica trova eco nel testo stesso: i regolamenti comunali dovranno determinare la dotazione organica in rapporto al numero degli abitanti, ai flussi stagionali, all’estensione del territorio e alle caratteristiche socioeconomiche della comunità, bensì nei limiti delle risorse e delle facoltà assunzionali disponibili. Il M5S ha calcolato un rischio sistemico: con il fondo da 20 milioni ripartito tra migliaia di comuni, “la sicurezza diventerà un bene di lusso che solo i comuni più ricchi potranno permettersi, lasciando i piccoli enti con agenti privi di mezzi e di diritti”. Una preoccupazione che riguarda in modo particolare i piccoli comuni delle aree interne e periferiche, proprio quelli dove la polizia locale rappresenta spesso l’unico presidio di legalità visibile. Iter parlamentare, cosa succede adesso La discussione sulle linee generali si è conclusa nella seduta del 27 aprile. Il seguito del dibattito, con le dichiarazioni di voto e le votazioni sugli emendamenti, è fissato nei giorni successivi, secondo il calendario che prevede la Camera impegnata fino al 30 aprile anche sul DDL Mare (approvato il 29 aprile) e sul Documento di Finanza Pubblica 2026 (calendarizzato per il 30 aprile). Le opposizioni hanno preannunciato emendamenti mirati: il PD punta a una delimitazione più precisa della delega e al blocco dell’estensione del porto d’armi fuori servizio; il M5S vuole rafforzare le tutele economiche e previdenziali degli agenti e garantire un accesso immediato e certo allo SDI. Quanto alla maggioranza, la relatrice Montaruli ha difeso il lavoro svolto in Commissione e la portata storica del provvedimento, invitando tutti a “una lettura attenta del testo così come emendato”. Per le polizie locali d’Italia, 60mila donne e uomini che ogni giorno presidiano strade, piazze e periferie, il conto alla rovescia è partito. Dopo quarant’anni, il Parlamento ha finalmente in mano una palla da giocare. Starà alla politica decidere se segnare o mandarla in tribuna. LEGGI ANCHE Decreto Sicurezza convertito in legge, i punti chiave per la Polizia Locale