L’informazione italiana tra sfiducia, overload digitale e nuove forme di consumo

L’informazione italiana tra sfiducia, overload digitale e nuove forme di consumo

L’informazione italiana: il 21° Rapporto sulla Comunicazione del Censis fotografa un’Italia immersa in un ecosistema informativo frammentato, segnato da calo dei media tradizionali, crescita dei formati brevi, uso sempre più critico dei social e un rapporto ambivalente con l’intelligenza artificiale. Tra crisi di fiducia, pratiche di social detox e nuove comunità digitali, emerge un Paese che cerca punti fermi in un panorama in continua trasformazione.

L’informazione nel mirino, ecosistema sotto pressione

Il Censis colloca il 2025 come l’anno della definitiva transizione verso una “guerra permanente” anche sul piano comunicativo.

L’informazione diventa bersaglio nei conflitti reali e digitali, mentre la fiducia del pubblico crolla: i media vengono percepiti come meno indipendenti, più polarizzati e incapaci di rispondere alla domanda di conoscenza.

La conseguenza è un crescente protagonismo degli utenti, che si informano fuori dai canali tradizionali sfruttando social, piattaforme e formati digitali.

Diete mediatiche degli italiani, tv arretra, digitale domina

Nel 2025 la televisione resta il mezzo più diffuso (93,2%), ma la tv tradizionale scende al 79,5%.

Crescono invece:

– Web TV: 62%
– Mobile TV: 38,6%
– Radio via smartphone: 28,2%
– Internet: 90,4%
– Social network: 86,2%

Crollano i quotidiani cartacei, fermi al 21% (-46% dal 2007).

I giovani confermano la centralità dei social: Instagram (74,8%), YouTube (76,9%), TikTok (64,5%), Spotify (49,8%).

Nuove gerarchie informative, Reel e Meme entrano nel gioco

Tutti i media informativi tradizionali registrano flessioni:
– Telegiornali: 43,9% (-3,8%)
– Facebook: 33,1% (-3,3%)
– Siti di informazione: 14,7% (-2,5%)

I formati brevi conquistano spazio:
– Il 39,8% degli utenti guarda Reel in modo distratto
– Il 70% li considera comunque parte dell’informazione
– I Meme diventano veicolo di notizie per il 22,6% degli utenti social

La percezione è ambivalente: oltre metà degli italiani riconosce che i Meme possono influenzare la lettura degli eventi.

Gli italiani diventano “attivi”: verifiche, confronti e ricerca di fonti alternative

Il rapporto evidenzia un pubblico più consapevole e meno passivo:

– 59,5% evita i media più diffusi
– 31,4% verifica spesso la veridicità delle notizie
– 60,6% cerca temi ignorati dai media mainstream
– 64,6% controlla anche le fonti alternative
– 52,2% usa i social per interpretazioni indipendenti
– 25,5% paga per informazione autonoma

Una minoranza (9,6%) produce o diffonde contenuti per contrastare le narrazioni dominanti.

Social detox, tra dipendenza e bisogno di equilibrio

Il 54,8% degli italiani non sente il bisogno di una pausa dai social, ma il 38,1% sì:

– 15,3% pratica detox regolarmente
– 11,9% ha eliminato alcuni account
– 7,6% ha provato senza riuscirci
– 3,4% vorrebbe farlo ma non sa come

Le motivazioni principali: distrazione (25,6%), recupero di tempo (20,6%), privacy (17,4%), pressione sociale (16,7%), impatto sull’umore (14,9%).

Community online, nuove forme di appartenenza

Il 17,9% degli italiani ha fatto parte di una community digitale.

L’impatto è percepito come:

– positivo dal 38,4%
– neutro dal 54,7%
– negativo dal 6,9% (soprattutto tra i giovani)

Le community diventano spazi di socialità, identità e confronto, ridefinendo il concetto di vicinanza.

IA e informazione, tra opportunità e timori

Nel settore comunicazione, l’IA è già realtà:

– 42,2% usa text mining
– 42,2% usa NLP
– 28,8% usa riconoscimento vocale

Esperimenti come Forbes AI News o Il Foglio AI mostrano un futuro possibile dell’informazione automatizzata.

Gli italiani però restano divisi:

– 38,4% si informerebbe tramite media generati da IA
– 61,6% è contrario
– 34,8% teme fake news
– 26,8% dà più valore al lavoro umano

Conclusione

Il Rapporto Censis 2026 racconta un’Italia che vive l’informazione come terreno di conflitto, innovazione e ricerca di autenticità.

Tra sfiducia nei media, overload digitale, nuove pratiche di consumo e l’avanzata dell’IA, gli italiani cercano un equilibrio tra autonomia, verifica e bisogno di comunità.