Autovelox, il 4 maggio è scaduta la procedura UE TRIS sul decreto omologazione: cosa succede ora a Comuni, multe e sicurezza stradale

Autovelox, il 4 maggio è scaduta la procedura UE TRIS sul decreto omologazione: cosa succede ora a Comuni, multe e sicurezza stradale

Autovelox, si è chiuso il 04 maggio il periodo di “stand still” europeo previsto dalla procedura TRIS sul decreto italiano che disciplina omologazione, taratura e verifiche degli autovelox. Se Bruxelles non presenterà osservazioni, il Ministero potrà procedere con l’adozione definitiva del provvedimento. Ecco cosa cambia per Comuni, Polizie locali, produttori e automobilisti.

Scaduta la procedura TRIS europea sul decreto autovelox

Il 4 maggio 2026 è terminato ufficialmente il periodo di “status quo” previsto dalla procedura europea TRIS (Technical Regulation Information System) relativa alla notifica italiana 2026/0053/IT, riguardante il nuovo decreto ministeriale per l’omologazione degli autovelox.

La notifica, trasmessa dall’Italia alla Commissione europea il 3 febbraio 2026, riguarda il provvedimento che disciplina:

  • omologazione dei prototipi
  • taratura iniziale
  • verifiche periodiche di funzionalità
  • controlli di conformità
  • norme transitorie per gli apparecchi già installati

Il portale ufficiale della Commissione europea conferma che il termine dello “stand still” è scaduto il 4 maggio. Da questa data, in assenza di rilievi formali da parte di Bruxelles o degli altri Stati membri, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti può completare l’iter e pubblicare il decreto definitivo.

Perché il decreto autovelox è così importante

Il provvedimento punta a chiudere uno dei dossier più controversi degli ultimi anni nel settore della mobilità e della sicurezza stradale.

Il nodo nasce dalla distinzione tra dispositivi “approvati” e dispositivi “omologati”, esplosa dopo le pronunce della Corte di Cassazione del 2024 che hanno alimentato migliaia di ricorsi contro multe per eccesso di velocità.

L’assenza di una disciplina chiara ha creato:

  • contenziosi giudiziari
  • blocchi operativi nei Comuni
  • rischi di danno erariale per gli enti locali
  • incertezza per i produttori tecnologici
  • dubbi per gli automobilisti sulla validità delle sanzioni

Il nuovo decreto intende chiudere questa fase di caos normativo introducendo un sistema unico e più trasparente.

I numeri del problema in Italia

Secondo i dati emersi dal censimento nazionale voluto dal MIT:

  • circa 11.000 dispositivi risultano informalmente presenti sul territorio italiano
  • solo 3.971 sono stati registrati nella piattaforma ministeriale
  • poco più di 1.000 risulterebbero immediatamente compatibili con i nuovi requisiti di omologazione

Un dato che evidenzia quanto il mercato italiano degli autovelox abbia bisogno di una normalizzazione normativa e tecnologica.

Scenario 1: nessuna osservazione da Bruxelles

È l’ipotesi più probabile.

Se Commissione europea e Stati membri non presenteranno osservazioni formali:

  • il MIT potrà adottare il decreto in tempi rapidi
  • il testo potrebbe arrivare in Gazzetta Ufficiale già nei prossimi giorni
  • i Comuni avranno finalmente regole certe

Per il mercato significa sblocco degli investimenti e nuova stabilità per i produttori di tecnologie per enforcement stradale e smart mobility.

Scenario 2: osservazioni tecniche dell’Unione Europea

Bruxelles potrebbe inviare osservazioni non vincolanti su aspetti tecnici:

  • standard di certificazione
  • interoperabilità
  • requisiti industriali
  • conformità dei processi produttivi

In questa ipotesi il decreto non si fermerebbe, ma potrebbe subire piccoli aggiustamenti prima della pubblicazione definitiva.

Scenario 3: ulteriore rallentamento normativo

È l’ipotesi meno probabile ma non impossibile.

Se emergessero rilievi più significativi:

  • il decreto potrebbe slittare di settimane
  • resterebbe l’incertezza sui verbali
  • aumenterebbe il contenzioso legale

Uno scenario che i Comuni vogliono evitare, soprattutto in vista della stagione estiva, quando aumentano traffico e incidentalità.

Cosa cambia per i Comuni

Per gli enti locali il decreto rappresenta un passaggio strategico.

Le amministrazioni potranno:

  • sapere quali dispositivi possono restare attivi
  • dismettere quelli non conformi
  • pianificare nuovi investimenti
  • ridurre il rischio di ricorsi

Per le città significa anche rafforzare le politiche di sicurezza stradale e Vision Zero.

Cosa cambia per gli automobilisti

Per i cittadini il nuovo quadro dovrebbe tradursi in maggiore trasparenza:

  • autovelox più controllati
  • tarature certificate
  • verifiche periodiche obbligatorie
  • meno margini di contestazione tecnica

Il principio è semplice: multe più difficili da contestare, ma anche strumenti più affidabili.

Il tema vero resta la sicurezza urbana

Dietro il dibattito politico sugli autovelox resta una questione molto concreta: la sicurezza sulle strade urbane.

La velocità eccessiva continua a essere una delle principali cause di mortalità stradale nelle città italiane, mentre molte amministrazioni stanno investendo su:

  • controllo intelligente del traffico
  • enforcement digitale
  • zone 30
  • mobilità sostenibile
  • infrastrutture urbane sicure

Il decreto potrebbe quindi diventare un tassello importante della trasformazione delle smart city italiane.

Le prossime ore saranno decisive

La deadline europea è scaduta e il settore attende ora la mossa finale del Ministero.

Dopo anni di ricorsi, polemiche e vuoti normativi, il mercato italiano degli autovelox è a un passaggio decisivo: dalla giungla regolatoria a un sistema finalmente più strutturato, trasparente e digitale.

Per Comuni e operatori della mobilità urbana, il countdown è finito. Ed è quindi iniziata la fase più concreta.

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