Legal HumanX Smart Road Los Angeles, i proprietari della casa di Marilyn Monroe ne contestano il valore storico Laura Biarella 06 May 2026 Extra UE Marilyn Monroe, a Los Angeles esplode una battaglia giudiziaria sulla sua storica casa: i proprietari contestano la decisione del Comune di dichiarare l’immobile monumento culturale, sostenendo che la tutela imposta equivalga a un’espropriazione senza indennizzo. Il caso potrebbe ridefinire i limiti tra interesse pubblico e diritti di proprietà negli Stati Uniti. Lo racconta Jenna Greene su Reuters. La casa di Marilyn Monroe al centro di un contenzioso Oltre sessant’anni dopo la morte di Marilyn Monroe, la sua ex abitazione nel quartiere di Brentwood torna al centro dell’attenzione pubblica. Come riportato da Reuters il 30 aprile, oltre 60 anni dopo la morte di Marilyn Monroe, la sua casa di Los Angeles ha assunto un nuovo ruolo: un caso di prova per il Quinto Emendamento. Nel 2024 il Consiglio comunale di Los Angeles ha dichiarato l’edificio, una casa in stile coloniale spagnolo, ormai deteriorata, monumento storico e culturale, bloccando i piani dei nuovi proprietari che intendevano demolirla per costruire una residenza moderna. La posizione dei proprietari: “Espropriazione senza indennizzo” I proprietari sostengono che la designazione storica li costringa a sostenere costi e responsabilità di un bene che ora produce un beneficio pubblico. Su Reuters si legge che essi ritengono che la città li stia “costringendo a farsi carico dei costi di un beneficio pubblico” e che ciò costituisca “un’espropriazione senza indennizzo ai sensi del Quinto Emendamento” . La coppia denuncia inoltre un aumento delle intrusioni: turisti, droni, curiosi che scavalcano i muri per cercare cimeli. Secondo la loro testimonianza, “turisti e appassionati hanno ripetutamente scavalcato i muri di cinta, fatto volare droni sopra la proprietà e fatto irruzione alla ricerca di cimeli” . La difesa della città, tutela legittima del patrimonio storico Gli avvocati del Comune sostengono che la designazione sia un atto pienamente legittimo di tutela culturale e che non limiti in modo sostanziale i diritti dei proprietari. Come riportato da Reuters, la città afferma che la misura “non impone l’accesso pubblico né priva i proprietari della possibilità di abitare o vendere l’immobile” . La difesa sottolinea che la casa attirava visitatori già prima della designazione, ricordando che i precedenti proprietari dichiaravano: “Riceviamo visite per strada da turisti, e occasionalmente suonano il campanello” . Un caso che può fare giurisprudenza La causa federale si concentra sul Quinto Emendamento e sulla nozione di “espropriazione regolamentare”. I proprietari sostengono che la tutela storica abbia azzerato il potenziale di riqualificazione e ridotto drasticamente il valore dell’immobile. La città ribatte che i due proprietari “continuano a possedere esattamente la stessa cosa che hanno acquistato: una casa unifamiliare” . Il giudice dovrà stabilire se la designazione di un bene storico possa, in alcuni casi, configurare un’espropriazione di fatto. Una decisione che potrebbe avere ripercussioni su migliaia di immobili storici negli Stati Uniti.