Autovelox, il conto alla rovescia è finito: il decreto in arrivo può chiudere il caos normativo e rafforzare il ruolo dei Comuni

Autovelox, il conto alla rovescia è finito: il decreto in arrivo può chiudere il caos normativo e rafforzare il ruolo dei Comuni

Autovelox, è scaduta il 4 maggio scorso la procedura UE TRIS. Si va verso la pubblicazione del decreto che ridefinisce omologazione, taratura e validità delle sanzioni per eccesso di velocità.

4 maggio, spartiacque istituzionale

La chiusura, il 4 maggio 2026, della procedura europea TRIS sul decreto italiano relativo agli autovelox segna un momento cruciale per il sistema della sicurezza stradale e per la tenuta amministrativa dei Comuni.

La consultazione pubblica europea, avviata il 3 febbraio con la notifica del provvedimento a Bruxelles, si è conclusa senza osservazioni da parte della Commissione europea o degli altri Stati membri, rimuovendo uno degli ultimi ostacoli formali all’adozione definitiva del decreto.

In assenza di rilievi su profili di concorrenza o compatibilità con il diritto UE, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti può ora procedere alla formale adozione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, un passaggio che il mondo degli enti locali attende da anni.

Un decreto atteso per uscire dall’emergenza ricorsi

Il provvedimento origina per affrontare una situazione divenuta insostenibile: anni di contenzioso seriale sulle multe per eccesso di velocità, innescato dalle pronunce della Corte di Cassazione che hanno chiarito come solo un dispositivo formalmente omologato possa costituire fonte di prova valida, ai sensi dell’articolo 142 del Codice della strada.

In un quadro paradossale, l’assenza di un decreto tecnico organico ha determinato una realtà in cui di fatto nessun autovelox risultava pienamente omologato, pur essendo regolarmente approvato e utilizzato da decenni.

Una situazione che ha prodotto:

  • annullamenti di verbali per vizi formali;
  • ondate di ricorsi spesso standardizzati;
  • incertezza operativa per Polizie Locali e amministrazioni;
  • disattivazione cautelativa di dispositivi;
  • esposizione al rischio di danno erariale.

Il nuovo decreto punta a ricondurre tutto entro un sistema di regole chiare, superando questa fase di ambiguità.

Fine del contenzioso? Obiettivo realistico, ma non automatico

La domanda che attraversa tutto il dibattito pubblico è una: il decreto fermerà i ricorsi?

La risposta è articolata.

Le nuove disposizioni sono destinate a ridurre drasticamente il contenzioso futuro, chiarendo finalmente chi, come e a quali condizioni possa utilizzare gli autovelox.

Tuttavia, restano fatti salvi i procedimenti già in corso, che continueranno a essere valutati secondo il quadro normativo e giurisprudenziale vigente al momento dell’accertamento.

Per i Comuni, questo significa uscire progressivamente dall’emergenza, recuperando certezza del diritto e capacità di pianificazione.

Sanatoria per 15 dispositivi

Uno degli aspetti più discussi del decreto riguarda la previsione di una omologazione automatica per 15 modelli di autovelox, già approvati ai sensi del decreto ministeriale n. 282 del 13 giugno 2017.

Dal 15° giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, questi dispositivi saranno considerati formalmente omologati, senza necessità di ulteriori passaggi tecnici.

Per i Comuni che utilizzano questi strumenti, si tratta di un elemento di stabilità immediata, che permette di consolidare gli accertamenti e ridurre il rischio di impugnazioni.

Sul piano giuridico, alcuni osservatori parlano di “sanatoria” e paventano possibili profili di illegittimità, sostenendo che un decreto ministeriale non possa trasformare retroattivamente una approvazione in omologazione.

Tuttavia, per l’amministrazione centrale e per molti enti locali, la misura replica a una esigenza concreta di continuità amministrativa e tutela dell’interesse pubblico, evitando il collasso del sistema dei controlli.

Elenco dei 15 autovelox considerati omologati

Secondo lo schema di decreto, rientrano nella procedura automatica:

  • Autovelox 106
  • Vrs‑Evo‑T12‑5‑R
  • Velocar Red&Speed Evo‑R
  • Celeritas Mse 2021
  • Tutor 3.0
  • Vergilius Plus
  • Celeritas Mvd 2022
  • Vrs Evo 2
  • T‑Exspeed
  • K53800_Speed
  • Tcs – Traffic Control System
  • Autosc@n Speed
  • Celeritas Mvd 2020
  • Aguia Red & Speed
  • Velocar Red&Speed Evo M

Per molti enti locali, si tratta di dispositivi ampiamente diffusi, utilizzati su arterie strategiche per il controllo della velocità.

Corsia preferenziale per i dispositivi “quasi in regola”

Il decreto introduce anche un meccanismo pensato per evitare soluzioni drastiche: una procedura semplificata di omologazione per i dispositivi approvati prima del 2017, ma già dotati di documentazione tecnica su taratura e test di laboratorio.

In queste ipotesi:

  • produttori o distributori potranno integrare la documentazione esistente;
  • il Ministero dovrà esprimersi entro 60 giorni;
  • in caso di esito positivo, l’apparecchio sarà omologato con decreto dedicato.

Solo nei casi più critici resterà l’iter ordinario, più lungo e complesso. Una scelta che va nella direzione di non penalizzare i Comuni che hanno operato in buona fede, investendo in tecnologie già sottoposte a controlli sostanziali.

Decreto e giurisprudenza, una ricucitura necessaria

Le nuove regole dialogano direttamente con l’orientamento consolidato della Cassazione, che negli ultimi anni ha ribadito:

  • obbligo di taratura e verifiche periodiche;
  • onere della prova in capo all’Amministrazione;
  • irrilevanza probatoria delle semplici attestazioni nel verbale;
  • centralità delle certificazioni formali.

Il decreto non cancella questi principi, ma li trasforma in regole tecniche operative, restituendo agli enti un perimetro di azione certo e difendibile.

Sicurezza stradale e interesse pubblico locale

Al di là del debate giuridico, l’hub del provvedimento resta politico‑amministrativo: rafforzare la sicurezza stradale come funzione pubblica locale.

Un sistema di controlli legittimo, trasparente e tecnicamente solido:

  • tutela i cittadini,
  • protegge gli utenti più vulnerabili,
  • riduce l’incidentalità,
  • consente ai Comuni di governare il territorio senza paura di veder annullati i propri atti.

Il decreto, atteso dopo il 4 maggio, rappresenta dunque non una vittoria contro gli automobilisti, bensì uno step cruciale verso un equilibrio più maturo tra diritti individuali e interesse collettivo.

Verso una fase nuova per i Comuni

Se confermata dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la riforma segnerà l’inizio di una nuova stagione per gli enti locali: meno conflitto giudiziario, più certezza operativa, più responsabilità condivisa.

Dopo anni di vuoto normativo, i Comuni tornano ad avere regole chiare su cui costruire politiche di sicurezza credibili, sostenibili e difendibili.

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