HumanX Legal Svolta UE sui migranti, accordo sul nuovo Regolamento rimpatri. Cosa cambia per l’Italia Laura Biarella 02 June 2026 UE Migranti, Consiglio e Parlamento europeo raggiungono l’intesa che sostituisce la vecchia direttiva del 2008. Arrivano l’Ordine di rimpatrio europeo, la stretta sui trattenimenti fino a 24 mesi e i controversi “hub” nei Paesi terzi. Una riforma che impatterà direttamente sulla gestione dei flussi nelle città e nelle regioni italiane. I negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sul nuovo Regolamento rimpatri dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. La misura, che va a completare l’ultimo tassello rimasto scoperto del Patto sulla Migrazione e l’Asilo, sostituisce la Direttiva Rimpatri del 2008. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni è: standardizzare le procedure, ridurre il tasso di mancata esecuzione delle espulsioni, introdurre strumenti vincolanti per il mutuo riconoscimento dei provvedimenti tra gli Stati membri. Il provvedimento passerà ora al vaglio formale delle due istituzioni per la definitiva adozione. Seguirà la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Le novità principali della riforma UE, dalle regole ai “Return Hubs” Il testo introduce una serie di modifiche che trasformeranno i meccanismi di allontanamento e cooperazione internazionale. Le innovazioni si concentrano su quattro pilastri: Ordine di rimpatrio europeo: viene istituito un modello unico standardizzato. Una decisione di rimpatrio emessa da uno Stato membro (come l’Italia) sarà inserita nel Sistema d’informazione Schengen (SIS) e diventerà automaticamente riconosciuta ed esecutiva in tutti gli altri Paesi dell’area Schengen, azzerando le frammentazioni burocratiche nazionali. Stretta sui tempi di trattenimento: per prevenire il rischio di fuga, i migranti irregolari in attesa di espulsione potranno essere trattenuti sulla base di una valutazione individuale. Il periodo massimo di trattenimento amministrativo viene uniformato fino a un limite di 24 mesi (con possibilità di estensione di ulteriori 6 mesi in casi specifici di mancata cooperazione dello straniero o del Paese terzo). Istituzione dei “Return Hubs”: viene introdotta la base legale per la creazione di centri di rimpatrio situati al di fuori dei confini dell’Unione Europea. In questi hub esterni potranno essere trasferiti i migranti irregolari (esclusi i minori non accompagnati) in attesa che si perfezioni l’espulsione verso il Paese d’origine, a patto che il Paese terzo ospitante rispetti pienamente i diritti umani e il principio di non-refoulement (non respingimento). Misure alternative e obbligo di cooperazione: i cittadini extra-UE destinatari del provvedimento avranno l’obbligo stringente di cooperare con le autorità. In alternativa al trattenimento nei centri, gli Stati potranno imporre garanzie finanziarie, l’obbligo di dimora in un luogo designato o il monitoraggio elettronico. Impatto della riforma in Italia, riflessi su territori, CPR e Comuni L’adozione di un Regolamento (atto europeo direttamente applicabile e vincolante) in sostituzione di una Direttiva comporterà un adeguamento immediato e profondo della macchina amministrativa e della gestione della sicurezza sul territorio italiano. Sul piano nazionale, la possibilità di estendere il trattenimento fino a due anni richiederà una riorganizzazione e un potenziale potenziamento della rete dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) presenti nelle diverse regioni italiane. Le amministrazioni locali e le prefetture dovranno interfacciarsi con procedure molto più rapide: il venir meno dell’effetto sospensivo automatico dei ricorsi per determinate categorie (specialmente per i soggetti considerati una minaccia alla sicurezza pubblica) velocizzerà l’iter esecutivo direttamente dai territori. Inoltre, il meccanismo del mutuo riconoscimento eviterà il fenomeno dei “movimenti secondari non autorizzati”. Se un migrante irregolare riceve un decreto di espulsione a Milano o a Roma e si sposta in Francia o in Germania, le autorità locali di quel Paese potranno eseguire direttamente l’allontanamento senza dover ricominciare l’iter legale da capo, alleggerendo la pressione di ritorno sul sistema italiano. Le reazioni politiche e i nodi legati ai diritti umani La chiusura dell’accordo ha registrato l’immediato plauso della Commissione Europea e dei principali gruppi di maggioranza a Bruxelles. Vedono nella riforma lo strumento necessario per dare “credibilità” alle politiche migratorie comunitarie. Di contro, il provvedimento solleva preoccupazioni tra le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani. Al centro delle critiche vi sono l’estensione dei tempi massimi di detenzione amministrativa, l’estensione delle possibilità di trattenimento anche per i nuclei familiari con minori (seppur come extrema ratio). Ma anche la gestione esternalizzata dei “return hubs” nei paesi terzi, su cui i monitoraggi indipendenti rischiano di essere complessi. Il testo finale garantisce comunque che ogni misura dovrà essere eseguita nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale. Si prevede anche l’attivazione di sistemi di monitoraggio indipendenti coordinati dagli Stati membri. Alcune disposizioni specifiche (hub e valutazione età dei minori) entreranno in vigore immediatamente dopo la pubblicazione. I moduli procedurali più complessi avranno una finestra di attuazione di 12 mesi per consentire agli Stati il pieno adeguamento logistico e informatico.