Comune perde il ricorso sul “gradino dissestato”. Confermata la responsabilità ex art. 2051 c.c.

Comune perde il ricorso sul “gradino dissestato”. Confermata la responsabilità ex art. 2051 c.c.

La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune di San Giovanni Rotondo, confermando la responsabilità dell’ente per il danno causato da un gradino deteriorato. La Suprema Corte ribadisce i principi sulla responsabilità oggettiva per cose in custodia e sull’onere probatorio del custode.

Caduta sulla scalinata e richieste risarcitorie

La Corte Suprema di Cassazione, con ordinanza pubblicata l’11 giugno (n. 19296/2026), ha messo la parola fine alla controversia tra un cittadino e il Comune di San Giovanni Rotondo. L’uomo era caduto il 16 aprile 2016 mentre percorreva una scalinata pubblica, a causa di un gradino dissestato, riportando lesioni personali.

Il Tribunale prima e la Corte d’Appello di Bari poi avevano riconosciuto la responsabilità dell’ente ai sensi dell’art. 2051 c.c.

Ricorso del Comune, disattenzione del pedone e caso fortuito

Il Comune ha tentato la via della Cassazione sostenendo che il danneggiato fosse stato disattento e che la sua condotta potesse integrare un caso fortuito idoneo a escludere la responsabilità dell’ente.

Secondo l’amministrazione, “le condizioni del gradino erano ben visibili” e una minima cautela avrebbe evitato l’incidente.

Responsabilità oggettiva e onere della prova

La Suprema Corte respinge integralmente il ricorso, richiamando i più recenti orientamenti sulla responsabilità da cose in custodia.

Nell’ordinanza si legge che: “La responsabilità ex art. 2051 c.c. ha natura oggettiva e può essere esclusa solo dalla prova del caso fortuito”.

Il danneggiato aveva già dimostrato il nesso causale tra il gradino deteriorato e la caduta, nonché la relazione di custodia.

A quel punto spettava al Comune provare l’imprevedibilità dell’evento o la colpa esclusiva del pedone. Prova che, secondo i giudici, non è stata fornita.

Nessuna imprudenza del pedone

La Corte d’Appello aveva già accertato che il pedone non aveva tenuto alcuna condotta imprudente.

La Cassazione sottolinea che il Comune si è limitato a contestazioni generiche, prive di elementi concreti, rendendo i motivi di ricorso inammissibili.

Questione medica, confermato il nesso tra caduta e lesioni

Il Comune aveva anche contestato la perizia medica, sostenendo che una caduta successiva potesse aver inciso sulle lesioni.

La Cassazione respinge anche questo punto, rilevando che la Corte territoriale aveva già valutato la documentazione clinica, che attestava l’immediato ricovero dopo il sinistro.

Ricorso inammissibile e condanna alle spese

La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il Comune al pagamento delle spese legali, pari a 3.082 euro più accessori, oltre a un ulteriore contributo unificato.