Tech Legal Precedenti allucinati dall’intelligenza artificiale, sanzione aggravata Laura Biarella 24 June 2026 AI Italia Intelligenza artificiale, la III Sezione Penale denuncia l’impiego di sentenze inesistenti generate da sistemi di AI: “Patologia dell’atto di impugnazione” e colpa qualificata del difensore La Corte di Cassazione (sent. n. 23006/2026) ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato nell’ambito di un procedimento per demolizione di opere abusive, ma il punto più innovativo della decisione riguarda l’uso improprio dell’intelligenza artificiale nella redazione dell’atto. Il difensore aveva infatti citato precedenti giurisprudenziali inesistenti, frutto di “allucinazione informatica”. Per la Corte, ciò costituisce un indice di colpa qualificata che giustifica una sanzione pecuniaria più elevata. Una pronuncia destinata a segnare un precedente nel rapporto tra IA generativa e attività forense. Ricorso inammissibile, ma il nodo centrale è l’AI La sentenza della III Sezione Penale della Corte di Cassazione, depositata il 22 giugno 2026, affronta un caso di abusivismo edilizio e di richiesta di revoca dell’ordine di demolizione. Tuttavia, il profilo più rilevante non riguarda l’edilizia, bensì l’uso dell’intelligenza artificiale nella redazione degli atti giudiziari. La Corte, infatti, rileva che il difensore del ricorrente ha inserito nel ricorso precedenti giurisprudenziali inesistenti, attribuendo alla Cassazione massime mai pronunciate. La motivazione è netta: “…facendoli apparire come affermati da questa Corte, appaiono il frutto di un evidente fenomeno di allucinazione informatica”. È la prima volta che la Cassazione utilizza espressamente questa formula, riconducendo l’errore all’uso non controllato di strumenti di AI generativa. AI generativa e responsabilità professionale Il passaggio più innovativo della sentenza è quello in cui la Corte collega l’uso improprio dell’AI alla colpa qualificata del difensore, con conseguenze dirette sulla sanzione pecuniaria ex art. 616 c.p.p. La Corte afferma: “Il richiamo… di precedenti giurisprudenziali inesistenti o “allucinati” da sistemi di intelligenza artificiale costituisce un indice particolarmente significativo di colpa qualificata…”. E ancora: “L’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale non vale di per sé a escludere la colpa, perché il professionista… conserva integralmente il controllo dell’atto e la responsabilità della sua conformità ai canoni di verità, pertinenza e specificità”. La Corte chiarisce dunque che: – l’IA non attenua la responsabilità del professionista; – l’uso di contenuti generati automaticamente richiede verifica umana rigorosa; – l’inserimento di precedenti inventati altera il contraddittorio e mina la funzione nomofilattica della Cassazione. Una “patologia dell’atto di impugnazione” La Corte definisce l’inserimento di precedenti inventati come una vera e propria patologia dell’atto di impugnazione, più grave della semplice genericità o infondatezza. Secondo la sentenza: “Non si è di fronte a una mera debolezza argomentativa, ma a una patologia dell’atto…”. Questa qualificazione apre un fronte nuovo: l’IA non è solo uno strumento, ma un potenziale fattore di rischio processuale se utilizzata senza controllo. 5.000 euro alla Cassa delle Ammende Proprio in ragione dell’uso improprio dell’IA, la Corte applica una sanzione pecuniaria più elevata del minimo previsto, condannando il ricorrente al pagamento di 5.000 euro. La motivazione è chiara: “…giustifica l’irrogazione di una sanzione più elevata… quando la Corte ravvisi che il ricorso è stato proposto senza il minimo controllo professionale sulla veridicità e pertinenza delle fonti invocate”. Perché questa sentenza è destinata a fare scuola La decisione della Cassazione: – introduce un principio di responsabilità nell’uso dell’IA in ambito forense; – fissa un limite chiaro: l’IA può assistere, ma non sostituire il controllo umano; – avverte la comunità legale che l’uso acritico di strumenti generativi può avere conseguenze disciplinari ed economiche; – apre la strada a una giurisprudenza sull’IA che fino a oggi mancava nel settore penale. È una pronuncia che parla non solo ai giuristi, ma a tutto il mondo delle professioni che stanno integrando l’IA nei propri processi.