HumanX Legal Pa, verso il traguardo la riforma Zangrillo: dirigenza anche senza concorso Laura Biarella 25 June 2026 Italia La riforma delle carriere nella Pubblica amministrazione arriva al voto finale del Senato: introdotto un nuovo canale di sviluppo di carriera che consente l’accesso alla dirigenza anche senza concorso, tramite incarico triennale rinnovabile e doppia valutazione positiva. Cambiano anche le regole sulla valutazione del personale, con obiettivi fissati entro marzo e premi solo al 30% dei dipendenti. Riforma della PA verso l’approvazione definitiva Il disegno di legge sul “merito”, promosso dal ministro Paolo Zangrillo, è approdato in Aula al Senato per il voto finale. Dopo un iter parlamentare senza modifiche sostanziali, la riforma ridisegna l’accesso alla dirigenza pubblica e introduce un nuovo sistema di valutazione del personale. Il punto più innovativo è il superamento del concorso come unica via per diventare dirigente: un cambio di paradigma che punta a valorizzare l’esperienza maturata sul campo. Dirigenza senza concorso, come funziona il nuovo percorso Il sistema attuale prevede due canali: – il corso-concorso SNA (almeno il 50% dei posti); – i concorsi per interni, gestiti da SNA o commissione Ripam. La riforma introduce un terzo canale: lo sviluppo di carriera, che coprirà: – 30% dei posti dirigenziali nella seconda fascia; – 50% dei posti nella prima fascia. Requisiti per accedere al nuovo percorso – Titolo di studio richiesto per la qualifica dirigenziale. – Almeno 5 anni da funzionario oppure 2 anni in elevate qualificazioni. Le prove di selezione – valutazione comparativa del curriculum; – una prova scritta; – un colloquio orale. Chi supera la selezione ottiene un incarico triennale, rinnovabile una sola volta. Per entrare stabilmente nel ruolo dirigenziale servono due valutazioni positive e almeno quattro anni di sperimentazione. Commissioni di valutazione, composizione e garanzie di imparzialità Le commissioni saranno due, una per ciascuna fase, e composte da: – quattro dirigenti dell’amministrazione; – due esperti esterni; – un presidente proveniente da un’altra PA; – il capo diretto del candidato (senza diritto di voto); – un membro dell’OIV (senza diritto di voto). Sono previste: – estrazione a sorte dei componenti; – divieto di partecipare a due commissioni consecutive; – griglie di incompatibilità. Nuove regole per la valutazione dei dipendenti pubblici La riforma interviene anche sul sistema di valutazione del personale, rendendolo più stringente e orientato ai risultati. Cosa cambia – Obiettivi fissati entro marzo di ogni anno. – Premi e punteggi più alti riservati al 30% del personale. – Maggiore peso alla performance effettiva e alla qualità del lavoro svolto. Si tratta di principi già presenti nei contratti collettivi, che ora entrano in norma primaria per rafforzarne l’applicazione. Impatto sugli enti locali e sulle amministrazioni centrali Per Comuni, Province, Regioni e ministeri, la riforma rappresenta un cambio culturale: – si valorizza l’esperienza maturata negli uffici; – si rafforza il ruolo dei dirigenti nella selezione dei talenti; – si punta a ridurre la distanza tra merito dichiarato e merito effettivamente riconosciuto.