Legal Non buttare, aggiusta: l’Europa introduce il diritto alla riparazione Angela Iacovetti 06 August 2026 UE La Direttiva (UE) 2024/1799 cambia le regole del mercato: più durata dei prodotti, meno rifiuti. Ma la vera sfida sarà rendere la riparazione semplice e conveniente. Una lavatrice smette di funzionare dopo alcuni anni, la batteria di uno smartphone non tiene più la carica, un tablet diventa improvvisamente inutilizzabile o un frigorifero presenta un guasto. Quante volte ci è capitato di pensare: “Conviene ripararlo o faccio prima a comprarne uno nuovo?”. La risposta è spesso la sostituzione, perché la riparazione può apparire economicamente poco conveniente rispetto all’acquisto di un prodotto nuovo. È proprio su tale situazione che interviene l’Unione europea con la Direttiva (UE) 2024/1799, del 13 giugno 2024, recante norme comuni che promuovono la riparazione dei beni. La direttiva deve essere recepita dagli Stati membri entro il 31 luglio 2026. L’idea di fondo è semplice ma ambiziosa: un prodotto che può essere riparato non dovrebbe diventare automaticamente un rifiuto. Non si tratta soltanto di una nuova misura di tutela ambientale, ma anche di tutela dei consumatori, della concorrenza, della progettazione dei prodotti e del modello economico europeo. Perché l’Europa vuole che i prodotti durino più a lungo Secondo i dati riportati dalla normativa europea, nell’Unione vengono generati ogni anno circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti derivanti da beni che avrebbero potuto essere riparati. La sostituzione, inoltre, comporta per i consumatori costi stimati in quasi 12 miliardi di euro all’anno e l’impatto sull’ambiente che deriva dalla produzione industriale: servono materie prime, energia, acqua, componenti, trasporti e imballaggi. Il vecchio prodotto, invece, entra nel circuito dei rifiuti. L’Unione Europea prova a interrompere questo meccanismo introducendo un principio destinato a diventare sempre più importante nell’economia circolare: allungare la vita utile dei prodotti. Che cosa significa davvero “diritto alla riparazione”? La nuova normativa costruisce un sistema nel quale, per determinate categorie di beni, il consumatore abbia una possibilità concreta di scegliere la riparazione invece della sostituzione. Il risultato è un cambiamento di prospettiva. Il consumatore non dovrebbe più trovarsi davanti a un’alternativa quasi obbligata: “È rotto? Comprane uno nuovo.” Dovrebbe poter valutare realmente entrambe le possibilità: “Lo sostituisco oppure lo riparo?” Quali prodotti sono interessati? Il diritto alla riparazione non riguarda indistintamente qualsiasi bene. L’obbligo di riparazione previsto dalla direttiva opera per i prodotti per i quali la legislazione europea stabilisce specifiche di riparabilità. L’elenco comprende diverse categorie di elettrodomestici e apparecchiature, tra cui lavatrici e lavasciuga, lavastoviglie, apparecchi di refrigerazione, display elettronici, aspirapolvere, apparecchiature di saldatura, server e prodotti di archiviazione dati, telefoni cellulari e tablet. Nel 2026, inoltre, la Commissione ha già modificato l’allegato II della direttiva inserendo anche gli apparecchi per il riscaldamento d’ambiente locale per uso domestico. Questo dimostra che l’elenco può evolvere insieme alle nuove norme europee sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti. Non è quindi una fotografia immutabile del mercato, ma un sistema destinato ad ampliarsi con l’evoluzione tecnologica e normativa. Il produttore dovrà riparare anche fuori garanzia Questa è una delle innovazioni più significative. Per i prodotti interessati dall’obbligo europeo di riparazione, il fabbricante dovrà effettuare la riparazione, oppure affidarla ad un altro soggetto, su richiesta del consumatore, anche al di fuori del periodo di garanzia legale, quando la riparazione sia tecnicamente possibile. Ma attenzione: questo non significa che ogni riparazione fuori garanzia debba essere gratuita. La normativa vuole fare in modo che la riparazione sia una possibilità reale e praticabile, impedendo che ostacoli artificiali, mancanza di ricambi o condizioni economiche irragionevoli la rendano di fatto impossibile. Ricambi: la partita si gioca anche qui Immaginiamo di avere uno smartphone perfettamente funzionante, ad eccezione della batteria. Se la batteria non è disponibile, oppure il suo costo è sproporzionato, oppure il dispositivo non consente un intervento agevole, il diritto alla riparazione rischia di rimanere soltanto teorico. Per questo la direttiva interviene anche sull’accessibilità dei ricambi e degli strumenti necessari alla riparazione. Il fabbricante non può introdurre ostacoli ingiustificati che impediscano la riparazione. La riparazione non deve essere necessariamente un servizio esclusivo della casa produttrice. Il riparatore indipendente acquista un nuovo ruolo Per il consumatore questa è una delle novità potenzialmente più importanti. Se si può scegliere tra diversi riparatori, aumenta la concorrenza. E se aumenta la concorrenza, in teoria, aumentano anche le possibilità di trovare prezzi più competitivi, tempi di intervento più brevi, servizi più vicini, maggiore specializzazione. La direttiva può quindi produrre effetti che vanno oltre la semplice tutela ambientale, può contribuire alla nascita di un vero mercato europeo della riparazione. Per l’Italia, dove esiste una diffusa rete di piccole imprese e attività artigianali, questa potrebbe rappresentare un’opportunità economica significativa. Ma, anche in questo caso, esiste una condizione essenziale: devono esserci tecnici qualificati, ricambi disponibili e informazioni tecniche accessibili. Sapere prima quanto costerà Un’altra innovazione riguarda la trasparenza. La direttiva introduce il modulo europeo di informazioni sulla riparazione, attraverso il quale il consumatore può ricevere informazioni standardizzate, prima di impegnarsi nell’intervento, riguardo all’identità del riparatore, il bene da riparare, la natura del difetto, il tipo di riparazione proposta, il prezzo oppure il metodo di calcolo, i tempi previsti ed eventuali altre condizioni della riparazione. È una misura che affronta un problema molto concreto: l’incertezza. Se non so quanto costerà riparare il mio frigorifero, quanto tempo resterò senza e quale intervento verrà effettuato, sarò molto più propenso a comprarne uno nuovo. La trasparenza diventa quindi uno strumento per orientare le scelte del consumatore. E se il prodotto è ancora in garanzia? Anche qui la direttiva introduce una modifica importante. Quando, nell’ambito della garanzia legale di conformità, il consumatore sceglie la riparazione come rimedio, il periodo di responsabilità viene esteso di 12 mesi per i contratti di vendita conclusi dopo il 31 luglio 2026. La direttiva mira a non penalizzare il consumatore che scelga di riparare il prodotto anziché sostituirlo. La riparazione deve diventare una scelta tutelata, non una scelta “di serie B”. Arriva anche una piattaforma europea La direttiva, inoltre, prevede una piattaforma online europea, organizzata attraverso sezioni nazionali, destinata a mettere in contatto consumatori e riparatori. La Commissione dovrà sviluppare l’interfaccia comune entro il 31 luglio 2027. Gli Stati membri dovranno assicurare che le proprie piattaforme nazionali siano operative entro la stessa data, con l’obiettivo di arrivare a un sistema nel quale il consumatore possa cercare un riparatore sulla base del tipo di prodotto e della propria localizzazione. È un passaggio importante perché trasforma un principio giuridico in un possibile servizio digitale concreto. Non soltanto obblighi: anche opportunità Il diritto alla riparazione viene spesso raccontato come una nuova imposizione per le imprese, ma è una lettura parziale; la transizione verso la riparabilità può creare nuovi mercati: riparazione, manutenzione, ricondizionamento, riutilizzo, recupero dei componenti e servizi digitali di assistenza. Un prodotto guasto non è necessariamente un prodotto senza valore. Può diventare l’inizio di una nuova attività economica. Per le imprese che sapranno organizzarsi, la maggiore durata dei prodotti potrebbe quindi non rappresentare soltanto un costo, ma anche una nuova fonte di ricavi e di competitività. La sfida comincia adesso La Direttiva 2024/1799 contiene un principio innovativo, ma il suo successo non sarà determinato dal testo europeo. Sarà determinato da ciò che accadrà quando il consumatore avrà davanti un prodotto rotto. Se troverà facilmente un riparatore, se il ricambio sarà disponibile, se conoscerà in anticipo il prezzo, se il tecnico sarà qualificato, se la riparazione costerà meno della sostituzione o comunque sarà economicamente sensata, se il prodotto riparato continuerà a essere affidabile. In altre parole, il diritto alla riparazione funzionerà soltanto se la riparazione diventerà facile, accessibile e conveniente. L’Italia è alla prova L’Italia ha inserito il recepimento della direttiva nella Legge 17 marzo 2026, n. 36 (Legge di delegazione europea 2025) Il Governo ha predisposto lo schema di decreto legislativo n. 426, presentato al Parlamento il 9 luglio 2026 e attualmente sottoposto all’esame parlamentare. Il termine indicato per il parere della Commissione competente del Senato è il 18 agosto 2026. Questo significa che, mentre il termine europeo per il recepimento è ormai arrivato, il quadro italiano è ancora nella fase conclusiva del procedimento legislativo. Ed è proprio nell’attuazione nazionale che si deciderà una parte essenziale del successo della riforma. Perché scrivere che il consumatore ha diritto alla riparazione è relativamente semplice, creare le condizioni perché possa davvero riparare il proprio prodotto è molto più difficile. Conclusione: la vera rivoluzione? Cambiare la domanda Forse la conseguenza più interessante della nuova disciplina europea sarà una domanda. Quando qualcosa si rompe, invece di chiederci automaticamente: “Quanto costa comprarne uno nuovo?” potremmo iniziare a chiederci: “Quanto costa ripararlo?” Dietro questa domanda ci sono meno rifiuti, meno consumo di materie prime, più lavoro specializzato, maggiore concorrenza, più durata dei prodotti e, soprattutto, un consumatore che dispone di una scelta reale. È un cambiamento apparentemente piccolo, ma può avere conseguenze enormi. Da oggi, almeno nelle intenzioni del legislatore europeo, rotto non significa necessariamente da buttare. Potrebbe significare semplicemente: da riparare.