Posti di controllo in sicurezza: il caso torna d'attualità dopo l'investimento del comandante a Rovellasca

Posti di controllo in sicurezza: il caso torna d’attualità dopo l’investimento del comandante a Rovellasca

L’incidente è accaduto durante il controllo, operato dalla Polizia Locale, dei documenti del conducente di un veicolo Chrysler, risultato poi un pusher

Il grave incidente occorso il 13 agosto 2026 a Rovellasca, che ha visto l’investimento di Diego Monopoli, comandante della Polizia Locale, da parte di un automobilista in fuga, è l’occasione per una riflessione su come effettuare in sicurezza, dal punto di vista operativo, i posti di controllo su strada.

L’investimento è accaduto durante il controllo, operato dalla Polizia Locale, dei documenti del conducente di un veicolo Chrysler, risultato poi un pusher che a bordo aveva varie dosi di cocaina e hashish e che si è dato alla fuga.

Pur non essendo ben chiara la dinamica dell’accaduto vari mass media hanno specificato come il comandante, dopo aver fermato il veicolo sospetto, si fosse sporto all’interno dell’abitacolo per impedire al conducente del veicolo stesso di ripartire[1].

Il conducente aveva però ripreso la marcia trascinando così il comandante per vari metri, fino all’urto del veicolo contro una cabina elettrica, con il conseguente e grave ferimento dell’appartenente alla Polizia Locale mentre il pusher fuggiva a piedi.

La necessità di procedure per tutelare gli operatori di polizia

Quanto accaduto dovrebbe far riflettere gli operatori di polizia.

Senza nulla togliere al coraggio e alla determinazione del comandante della Polizia Locale, che ha operato per cercare di impedire al conducente di fuggire, non vi è dubbio che la cosa avrebbe potuto avere conseguenze ancor più drammatiche.

La procedura di fermo e poi di controllo di un veicolo è infatti una delle operazioni più delicate e a ad alto rischio; durante questa operazione si deve massimizzare la sicurezza degli agenti e degli utenti della strada, mantenendo sempre il pieno controllo della situazione.

In particolare si deve seguire una procedura strettamente determinata che si sviluppa in varie fasi.

Scelta del posto di controllo, posizionamento, organizzazione preliminare

Innanzitutto si dovrà procedere a:

  • scelta del posto di controllo. Si deve stabilire dove effettuare il posto di controllo, scegliendo un punto ove non vi siano curve, dossi, tratti in salita/discesa accentuata, fermate di autobus o aree poco illuminate, prediligendo piazzole di sosta e rettilinei visibili;
  • posizionamento del veicolo di servizio. L’auto di servizio deve rimanere sempre a circa 4-5 metri dal veicolo fermato, con un orientamento di circa 30° rispetto alla direttrice di marcia, in posizione tale da poter partire rapidamente se necessario. Le ruote dovranno essere sterzate in modo tale che qualsiasi urto da dietro il veicolo di servizio non potrà mai finire addosso agli operatori di polizia. La distanza fra l’auto di servizio e il veicolo fermato creerà un corridoio protetto per l’operatore grazie allo sfalsamento tattico del veicolo di servizio rispetto a quello fermato;
  • comunicazione alla sala operativa. Deve essere comunicato alla sala operativa che si inizia il posto di controllo così che la stessa possa, in caso di necessità, inviare personale a supporto, sapendo già qual è l’attività della pattuglia;
  • suddivisione dei compiti. I compiti degli operatori di polizia (almeno due) dovranno essere sempre strettamente suddivisi. Mentre uno (il capopattuglia) sarà il soggetto che procede materialmente al fermo e al controllo, l’altro (o gli altri) rimarranno sempre in protezione.

La fase del controllo vero e proprio

Si procederà quindi alla fase del controllo effettivo che si sostanzia in:

  • selezione del veicolo da fermare. L’operatore di polizia che ferma i veicoli procederà selezionando il veicolo da fermare (sempre e solo uno) dal flusso di traffico, usando il segnale distintivo (“paletta”), intimando l’alt in modo chiaro con contemporaneo invito a fermarsi nel luogo predeterminato;
  • avvicinamento al veicolo. L’operatore di polizia si deve avvicinare al veicolo in condizioni di sicurezza, quindi deve avvicinarsi dal retro del veicolo lato conducente, rimanendo in posizione leggermente arretrata rispetto al guidatore, così da poter sempre vedere le mani dello stesso;
  • richiesta dei documenti. L’operatore di polizia deve invitare il conducente a spegnere il motore, se questi non l’ha già fatto autonomamente, chiedendo quindi i documenti necessari per la guida (patente, carta di circolazione, certificato di assicurazione, eventuali altri documenti se veicolo trasporto merci).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tipologie di controllo

In relazione al tipo di controllo che si sta effettuando:

  • se controllo di polizia giudiziaria, si procederà a verificare che la persona non sia quella ricercata. Si chiederanno i documenti di identità delle altre persone a bordo del veicolo, successivamente si potrà chiedere di ispezionare il veicolo. Se la persona è quella ricercata si procederà con gli atti e le operazioni conseguenti;
  • se semplice controllo di polizia stradale si procederà alla verbalizzazione di eventuali violazioni alle norme del codice della strada, salvo se altre.

Chiusura del controllo

Una volta terminate le operazioni di controllo, a meno di eventuale sequestro o fermo del veicolo, o altri accertamenti particolari si restituiranno tutti i documenti, precisando al conducente che il controllo è terminato invitandolo a ripartire. Ovviamente non vanno fermati altri veicoli fintanto che il veicolo già controllato non si è allontanato.

Si avvertirà quindi la sala operativa della fine del controllo sullo specifico veicolo.

Gli accorgimenti generali che tutelano l’incolumità degli operatori di polizia

Anche se possono sembrare eccessivi vi sono alcuni accorgimenti che tutelano l’incolumità degli operatori di polizia.

Si deve sempre comunicare alla sala operativa targa, marca modello e colore di ogni veicolo fermato, così in caso di mancato fermo, o di fuga dopo il fermo, la sala operativa potrà allertare tutte le pattuglie sul territorio. È bene comunicare anche il numero degli occupanti oltre alla direzione di marcia.

L’operatore di copertura non deve mai interagire con il conducente né con altri, deve mantenere il controllo visivo costante sulla situazione nonché le mani ovviamente libere, pronto anche a comunicare alla sala operativa l’evolversi negativo della situazione, oltre che per l’uso dell’arma o dei presidi tattici.

Accorgimenti particolari nel controllo di veicoli sospetti o il cui conducente è stato segnalato come pericoloso

Vi sono alcuni accorgimenti particolari da adottare qualora si debba fermare un veicolo segnalato come sospetto o il cui conducente sia segnalato come ricercato o pericoloso, come nel caso di Rovellasca.

Innanzitutto l’operatore di polizia non deve avvicinarsi più di tanto fino a quando non ha il pieno controllo della situazione, con particolare riferimento alle mani del conducente e degli eventuali occupanti.

L’operatore di polizia che effettua materialmente il controllo avvicinandosi al mezzo fermato (sempre dalla parte posteriore) dovrebbe toccare il bagagliaio.

In questo modo non solo verificherà che il bagagliaio sia chiuso (il bagagliaio aperto può essere sintomo di qualcosa di grave), ma lascerà anche le proprie impronte digitali sul veicolo, cosa che potrà tornare utile in seguito, a fini probatori.

Il posizionamento dell’operatore di polizia

Il posizionamento specifico di chi effettua il controllo non deve essere semplicemente a fianco del veicolo, ma dietro il montante centrale del veicolo lato conducente, arretrato leggermente rispetto a quest’ultimo, cosa che conferirà all’operatore di polizia un notevole vantaggio tattico.

In questa posizione infatti mentre il conducente sarà costretto a ruotare la testa all’indietro per poter guardare l’agente, l’agente avrà il controllo visivo non solo dell’abitacolo ma anche delle mani e non si esporrà a un’apertura violenta della portiera.

Si deve richiedere al conducente di spegnere il motore, tirare il freno a mano, togliere le chiavi dal quadro (ovviamente se il veicolo è di vecchio tipo) e posizionare le mani bene in vista sul volante, richiedendo l’accensione della luce interna dell’abitacolo se in orario notturno.

Cosa l’operatore di polizia non deve mai fare

In nessun caso ci si deve sporgere all’interno dell’abitacolo del veicolo.

Sporgersi o infilare le braccia all’interno dell’abitacolo per impedire al conducente di ripartire o estrarlo con la forza è un errore grave per tre ragioni:

  1. perdita di visione e dello spazio di reazione. Infilare le braccia all’interno dell’abitacolo riduce la distanza di reazione dell’operatore di polizia e se il conducente estraesse un’arma o anche solo una lama o un oggetto contundente non si avrebbe lo spazio per parare il colpo, schivarlo o accedere alla propria arma;
  2. svantaggio biomeccanico. Sporgendosi all’interno dell’abitacolo si può perdere l’equilibrio dal momento che l’occupante del veicolo, che è seduto, ha un’ovvia posizione di vantaggio biomeccanico rispetto a chi cercasse di tirarlo fuori dall’esterno, in posizione sbilanciata;
  3. rischio di trascinamento (è quello che è accaduto a Rovellasca). Se si afferra il conducente e questi riaccende il motore o semplicemente toglie il piede dal freno se l’auto ha il cambio automatico inserito, si verrà trascinati dal veicolo in movimento con esiti imprevedibili, anche gravissimi se non mortali.

Conclusioni

Un’attività quotidiana e apparentemente semplice, come il fermo di un veicolo su strada, qualora effettuata senza avere in mente una precisa procedura, rischia di mettere in pericolo l’incolumità degli operatori di polizia.

L’adozione di alcuni accorgimenti, opportunamente interiorizzati e resi automatici nella prassi quotidiana, può contribuire alla sicurezza del personale di polizia.

[1] Su questo cfr. “Il Giorno” del 13 e del 14 agosto 2026 (“Ma quando il comandante si è sporto all’interno dell’abitacolo per impedirgli di scappare, l’auto è partita e ha trascinato il comandante per alcuni metri lungo via XX Settembre, fino a sbattere contro una cabina elettrica”), ma anche rainews.it del 13 agosto 2026 “Il comandante, 36 anni, ha provato a fermarlo restando aggrappato al veicolo, forse per tentare di afferrare le chiavi nel quadro e spegnere il motore. È stato trascinato per una quindicina di metri fino a colpire una cabina Enel riportando diverse fratture, al volto e al torace.”.