Veneto, 119 mila euro per formare la Polizia Locale: ecco come saranno spesi

Veneto, 119 mila euro per formare la Polizia Locale: ecco come saranno spesi

La Regione Veneto mette sul tavolo 119 mila euro per la formazione della Polizia Locale nel 2026

Novantacinque euro qua, trentamila là. No, scherzo: parliamo di cifre ben più consistenti. La Regione Veneto ha appena sbloccato 119 mila euro per la formazione della Polizia Locale nel 2026, e dietro quei numeri c’è un ragionamento che vale la pena raccontare per bene.

Chi decide e chi paga

La delibera porta la firma di Lucas Pavanetto, vicepresidente della Regione e assessore alla Sicurezza — insomma, l’uomo che in Giunta si occupa proprio di queste materie. Il testo ora deve passare dal Consiglio regionale, che lo esaminerà tramite la commissione competente. Un passaggio burocratico, sì, ma tutt’altro che una formalità: senza quel via libera, i corsi resterebbero sulla carta.

I soldi arrivano da una legge del 2020, la 24, quella che in Veneto regola le cosiddette “politiche integrate per la sicurezza” — un termine tecnico per dire, semplicemente, come la Regione organizza e finanzia chi si occupa di tenere sicuri i territori.

E qui viene il bello: la torta si divide in due fette.

  • 71 mila euro finiscono al Comando Generale di Polizia Locale del Comune di Venezia
  • 48 mila euro vanno alla Fondazione Università Ca’ Foscari, tramite la sua Ca’ Foscari Challenge School

Sul campo si sudano le maniche

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In cattedra, invece, si punta all’albo

L’altro percorso ha tutt’altro passo. Cento ore di lezione, tetto massimo di 40 partecipanti, pensato per chi vuole entrare nell’Elenco regionale dei Comandanti di Polizia Locale — praticamente una lista ufficiale che certifica chi ha i titoli per dirigere un comando, non solo per farne parte. Qui Ca’ Foscari Challenge School, la scuola di alta formazione dell’ateneo veneziano, mette in campo competenze più manageriali: gestione, leadership, visione d’insieme.

Le parole di chi ha firmato la delibera

Pavanetto non gira attorno al concetto: gli agenti della Polizia Locale, dice, sono quasi sempre i primi a presentarsi quando qualcosa va storto. Nelle sue parole, sono “spesso i primi a intervenire, i primi a raccogliere una richiesta di aiuto, i primi a confrontarsi con una situazione di difficoltà o di emergenza, anche a fianco delle altre Forze dell’Ordine“.

E aggiunge un ragionamento che, a ben guardare, spiega tutto l’impianto della delibera: la formazione non può essere un episodio isolato, va rinnovata di continuo perché il mondo attorno agli agenti si muove in fretta. Come dice lui stesso, “cambiano le normative, cambiano le modalità operative e i fenomeni con i quali gli agenti sono chiamati a confrontarsi“. Sicurezza urbana, gestione di eventi pubblici, nuove tecnologie, emergenze impreviste: il ventaglio di cose da saper affrontare si allarga anno dopo anno, e la Regione — almeno sulla carta — sembra averlo capito.