Sicurezza stradale, Rime lancia l'allarme: ridurre le vittime? Il nuovo Codice della Strada rischia l'effetto contrario. Il motivo

Sicurezza stradale, Rime lancia l’allarme: ridurre le vittime? Il nuovo Codice della Strada rischia l’effetto contrario. Il motivo

Le ultime modifiche del Codice della Strada hanno indotto Rime a suonare il campanello d’allarme per la sicurezza stradale, con gli utenti più vulnerabili che rischierebbero di più

Il Codice della Strada è quello strumento che si prefigge di regolamentare la circolazione dei veicoli sulle carreggiate, per una convivenza sicura per tutti gli utenti. Ma le ultime modifiche che nelle prossime settimane il Governo varerà remeranno in senso contrario allo scopo principale. Ne è convinto Rime, il collettivo Rete Italiana per la Mobilità Equa, che focalizza il tema sugli utenti più deboli della strada, come i pedoni e i ciclisti. Quelli che dovrebbero essere più tutelati ma che, con le ultime norme che entreranno in vigore, rischieranno ancora di più la vita. 

Già oggi la situazione non è rosea. Più di 300 i pedoni morti in incidenti stradali in neanche 9 mesi del 2026, oltre 170 i ciclisti uccisi nello stesso periodo. Tra cui, ultimo caso in ordine di tempo, un bambino di 7 anni che ha perso la vita a Torino mentre andava a scuola pedalando su una pista ciclabile. Ovvero una corsia predisposta per le bici, dove gli utenti dovrebbero essere al sicuro.

E invece non è ancora così. E, secondo Rime, il nuovo CdS al vaglio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non contribuirà ad incrementare la sicurezza delle persone più fragili che usano la strada. Tutt’altro, denuncia il collettivo nel suo comunicato. Il rischio è quello di andare “contromano” sul tema delle carreggiate sicure:

Salute, sicurezza delle persone e mobilità sostenibile sono declassate da finalità primarie a interessi subordinati alla libera circolazione, di fatto a senso unico: prima i veicoli, poi le persone. La bozza rischia addirittura di chiedere a chi rischia maggiormente la vita di proteggersi meglio dal pericolo stradale, senza però ridurlo in maniera efficace anche alla sua fonte, anzi diminuendo responsabilità, controlli e sanzioni per i veicoli a motore

Rime fa esempi pratici, calato nella vita di tutti i giorni:

Un bambino che va a scuola, una persona anziana che va a fare la spesa sotto casa, chi si muove in bici, chiunque cammini e attraversi la strada sulle strisce pedonali, dovranno essere ancora più bravi a difendersi. Rime chiede il contrario: più sei vulnerabile, più il sistema deve proteggerti, e la responsabilità deve crescere con la capacità di produrre danno.

Italia, la denuncia di Rime: mobilità inefficiente e poco sicura

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Alla luce delle vittime che si sentono ogni giorno, Rime propone misure come la riduzione a 30 km/h del limite massimo di velocità su tutte le strade urbane. E condanna il fatto che i controlli vadano aumentati solo basandosi sui dati relativi agli scontri pregressi. Perché “Non dovremmo aver bisogno di una vittima per poter prevenire quella successiva“.

La critica si sposta poi sulla decisione di esentare milioni di veicoli dal pagamento del bollo auto per il 2027. Una misura che Rime boccia perché incentiva ancora di più l’utilizzo del mezzo privato a scapito della mobilità pubblica. Laddove, aggiunge il collettivo,

il Fondo Nazionale Trasporti resta strutturalmente insufficiente. Una scelta di priorità che continua a sostenere la dipendenza dal mezzo privato, con costi per le famiglie, il Paese e l’ambiente

In generale le scelte sul nuovo Codice della Strada e le politiche in favore dell’auto privata risultano sbagliate secondo le associazioni per la mobilità equa. Scelte che vengono prese, peraltro, in un momento particolarmente chiave per il tema, conclude Rime:

Oggi la mobilità in Italia non è sicura ed efficiente per tutte e tutti. Ma può diventarlo, se viene promossa realmente dalle istituzioni: più trasporto pubblico capillare e accessibile, più mobilità attiva, più autonomia dei Comuni vuol dire accesso a lavoro, scuola e servizi anche per chi non guida o non possiede un mezzo a motore. Dopo trent’anni l’Italia ha l’occasione di scegliere la mobilità dei prossimi decenni. Una mobilità che ci permetta di scegliere come muoverci, senza pagare il prezzo in tempo, sicurezza o salute. Una mobilità davvero per tutti. La politica non può permettersi di sprecarla.