Patrimonio immobiliare pubblico, il governo punta a valorizzare tre milioni di immobili: focus su casa e rigenerazione urbana

Patrimonio immobiliare pubblico, il governo punta a valorizzare tre milioni di immobili: focus su casa e rigenerazione urbana

Il 64% degli immobili appartiene ai Comuni e quasi il 9,5% risulta inutilizzato. Il piano dell’esecutivo punta a coinvolgere investitori pubblici e privati, recuperare gli edifici dismessi e ampliare l’offerta di alloggi accessibili. Ma sul piano casa restano aperti interrogativi sul ruolo dei fondi esteri

Valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico e trasformarlo in una leva per lo sviluppo urbano, il turismo e le politiche abitative. È questo l’obiettivo della strategia su cui sta lavorando il governo, che punta a mettere a sistema circa 3 milioni di immobili pubblici, di cui il 64% di proprietà dei Comuni. Quasi il 9,5% del patrimonio risulta attualmente inutilizzato e rappresenta, secondo l’impostazione dell’esecutivo, una risorsa da recuperare attraverso interventi mirati e nuovi investimenti.

Il progetto si inserisce anche nell’ambito del piano casa e ha trovato un nuovo passaggio operativo con la presentazione della Guida agli Enti locali per la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Nel corso dell’iniziativa, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha illustrato le linee della strategia. Si punta a favorire una gestione più coordinata degli asset pubblici e a promuovere il coinvolgimento dei capitali privati.

Una regia nazionale per gli immobili pubblici

Il percorso è stato avviato con il Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029, che riconosce il valore strategico del patrimonio immobiliare dello Stato e degli enti territoriali. In questo quadro assumono un ruolo rilevante Invimit Sgr e Cdp Real Asset, chiamate a contribuire alla valorizzazione degli immobili e ad attrarre investimenti.

Al Ministero dell’Economia viene inoltre attribuita una funzione crescente di indirizzo e coordinamento. La cabina di regia presieduta dalla sottosegretaria Lucia Albano sta lavorando a un programma pluriennale di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico.

«Con la presentazione della Guida agli Enti locali compiamo un passo decisivo per l’attuazione di una regia unitaria e nazionale», ha dichiarato Albano, sottolineando l’importanza di strumenti operativi a disposizione delle amministrazioni locali.

L’interesse degli investitori, secondo il governo, è già presente. Giorgetti ha riferito che per il fondo i3-MEF, gestito da Invimit e sottoscritto dal Tesoro per 170 milioni di euro, sono in corso iniziative che stanno suscitando un forte interesse da parte del mercato.

Comuni e pianificazione strategica al centro del progetto

La valorizzazione degli immobili non riguarda soltanto la vendita degli edifici inutilizzati, ma anche la loro possibile riconversione in funzione delle esigenze dei territori. È proprio la pianificazione strategica uno dei nodi principali indicati dal presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi.

L’obiettivo è individuare le destinazioni più utili per ciascun immobile, integrando gli interventi con le politiche urbane e con le necessità delle comunità locali. Ex scuole, caserme, edifici storici e altre strutture dismesse possono diventare occasioni per riqualificare quartieri, recuperare spazi abbandonati e offrire nuovi servizi.

Una prospettiva che interessa anche il settore turistico. Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha definito il patrimonio inutilizzato «una straordinaria riserva strategica di opportunità». E ha richiamato in particolare il potenziale di ex stazioni, immobili storici e strutture situate nei borghi e nelle aree interne. Il loro recupero potrebbe contribuire a rafforzare l’accoglienza e a distribuire le opportunità turistiche su un territorio più ampio.

Investimenti e fondi per la valorizzazione

Tra gli strumenti previsti dalla strategia figura anche la possibilità per gli enti previdenziali di investire nei fondi gestiti dalla società di gestione del risparmio pubblica. Questa opportunità ha già consentito all’Inail di sottoscrivere quote per circa 2 miliardi di euro.

A ciò si aggiunge il rifinanziamento, con 200 milioni di euro, del fondo destinato alla valorizzazione degli immobili con vocazione turistica. Risorse e strumenti finanziari che puntano a favorire il recupero degli edifici e a sostenere progetti capaci di generare nuove opportunità economiche.

Resta da verificare anche il contributo che potrà arrivare dal mondo delle fondazioni e delle casse di risparmio, in particolare sul fronte dell’housing sociale. Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo e di Acri, ha spiegato che sono in corso valutazioni per individuare eventuali aree di intervento, senza che siano state ancora definite iniziative concrete.

Il piano casa e il recupero degli alloggi inutilizzati

Il recupero del patrimonio immobiliare pubblico è destinato a intrecciarsi con le politiche abitative. «Il piano casa si inserisce in questo contesto», ha affermato Giorgetti, indicando tra gli obiettivi l’ampliamento dell’offerta di alloggi accessibili, il riutilizzo degli immobili non impiegati e la promozione della rigenerazione urbana.

La disponibilità di edifici pubblici da recuperare potrebbe rappresentare una risorsa per rispondere alla domanda abitativa, a condizione che vengano individuate le strutture effettivamente riconvertibili e predisposti interventi sostenibili dal punto di vista economico e urbanistico.

La sfida sarà quindi tradurre le linee strategiche in progetti concreti, coordinando Stato, Comuni, soggetti finanziari e investitori e garantendo che le operazioni siano coerenti con le esigenze dei territori.

Fondi esteri, restano le polemiche sul piano casa

Accanto agli obiettivi di valorizzazione e recupero, il piano casa continua a essere oggetto di discussione. A riaccendere il dibattito è stata un’inchiesta di Milena Gabanelli e Mario Gerevini pubblicata sul Corriere della Sera. È relativa a un atto notarile che, secondo quanto riportato, attribuirebbe ampi poteri a un fondo sovrano arabo sulle decisioni del veicolo finanziario costituito appositamente.

Sulla vicenda sono intervenute Cgil e Sunia, chiedendo di bloccare eventuali accordi che possano attribuire a soggetti esteri un potere d’ingerenza sul piano. Le organizzazioni sindacali hanno espresso preoccupazione per il rischio che la gestione dell’emergenza abitativa possa trasformarsi, nelle loro parole, «in un’operazione di svendita strategica a fondi immobiliari esteri».

Il confronto si concentra dunque non soltanto sulle risorse necessarie per recuperare gli immobili pubblici, ma anche sulle modalità di gestione degli investimenti e sulle garanzie da prevedere per tutelare l’interesse pubblico.

La valorizzazione dei circa 3 milioni di immobili rappresenta un progetto di ampio respiro, nel quale si intrecciano sviluppo economico, rigenerazione urbana, turismo e politiche abitative. Il risultato dipenderà dalla capacità di trasformare il patrimonio inutilizzato in spazi funzionali e accessibili, attraverso una pianificazione efficace e una gestione trasparente delle risorse.