Enforcement Smart Road Video Emiliano Bezzon: "La Polizia Locale non è solo sanzioni. Bisogna raccontarne il volto umano" Alberto Bruzzone 28 October 2026 Il direttore del periodico 'La Polizia Locale', già comandante in grandi città come Milano, riflette sulla comunicazione dei corpi, sulle nuove sfide della sicurezza urbana e sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e forze di polizia Safety & Security Raccontare la Polizia Locale significa andare oltre l’immagine di un corpo chiamato esclusivamente a sanzionare le violazioni del Codice della strada o a svolgere attività di controllo. Significa mettere in luce il lavoro quotidiano al fianco dei cittadini, le azioni di assistenza, la prevenzione e il valore umano di una professione che accompagna le persone in tutte le fasi della vita. È questa la prospettiva indicata da Emiliano Bezzon, direttore del periodico La Polizia Locale ed ex comandante in grandi città, tra cui Milano. Una comunicazione che va oltre gli aspetti tecnici Il compito di una rivista specializzata è innanzitutto quello di offrire approfondimenti tecnici e operativi, strumenti indispensabili per chi lavora nel settore. Ma la comunicazione professionale, secondo Bezzon, può e deve aprirsi anche a nuovi linguaggi. «Negli ultimi numeri abbiamo introdotto forme di comunicazione un po’ più narrative. Cerchiamo di raccontare la Polizia Locale umanizzandola, uscendo anche da quella che a volte è l’aridità della comunicazione tecnico-professionale». Un percorso che passa anche dal confronto con voci esterne al mondo della Polizia Locale, per osservare il lavoro degli operatori da prospettive differenti e favorire una narrazione più obiettiva. L’obiettivo è valorizzare gli episodi che mostrano il lato meno conosciuto del servizio: gli interventi di aiuto e supporto ai cittadini, l’assistenza alle persone sole e le operazioni di soccorso, anche nei confronti degli animali. Esperienze che restituiscono il senso di una professione fatta non soltanto di regole e controlli, ma anche di relazioni e vicinanza. Superare lo stereotipo della Polizia Locale repressiva Il problema, osserva Bezzon, riguarda anche la capacità degli stessi corpi e delle amministrazioni locali di comunicare il proprio lavoro. «La Polizia Locale non si sa raccontare, le amministrazioni locali non sanno raccontare la propria Polizia Locale. Siamo ancora nel pensiero dominante della Polizia Locale nel suo assetto sanzionatorio e repressivo, che c’è e non va negato, però c’è molto altro». Accanto alle sanzioni ci sono la prevenzione, l’assistenza, la cura, l’aiuto e il valore umano del rapporto con la comunità. Aspetti che meritano di trovare spazio nella comunicazione istituzionale, superando una rappresentazione limitata alle attività più visibili o contestate. Per questo, spiega il direttore della rivista, è importante fornire agli operatori strumenti adeguati per comunicare, ma anche sviluppare la volontà di raccontarsi in modo diverso: non soltanto mostrando la propria forza operativa, ma dando spazio alle qualità umane e persino alle fragilità, intese come elementi autentici della relazione con i cittadini. Milano e il rapporto tra aspettative e risorse Il tema della comunicazione si intreccia con quello delle risorse e delle funzioni attribuite alla Polizia Locale, soprattutto nelle grandi città. A proposito di Milano, Bezzon ritiene che l’organico sia attualmente adeguato rispetto ai compiti assegnati. La questione centrale, a suo giudizio, è però comprendere che cosa si chieda realmente alla Polizia Locale e quali siano le aspettative di cittadini e amministratori. «Noi vorremmo vedere la Polizia Locale sempre e ovunque, tranne nel posto dove magari ci fa una sanzione per una violazione del Codice della strada». Una contraddizione che evidenzia la necessità di spiegare meglio le attività svolte, le competenze, i margini d’intervento e i limiti del servizio. La società è sempre più complessa, articolata e veloce, mentre la Polizia Locale è presente in una molteplicità di ambiti della vita quotidiana: dalla sicurezza davanti alle scuole fino alla gestione della circolazione stradale. Far conoscere questa presenza significa rendere più comprensibile il ruolo del corpo e il contributo che può offrire alla comunità. Sicurezza urbana, una sfida sempre più complessa Tra i temi destinati ad assumere un peso crescente nel dibattito pubblico c’è quello della sicurezza urbana, particolarmente rilevante anche nel confronto politico e nelle campagne elettorali. Bezzon sottolinea come la produzione legislativa degli ultimi tempi, intensa e talvolta complessa da applicare, abbia contribuito ad aumentare le aspettative delle comunità. Non sempre, tuttavia, a questa crescita corrisponde una capacità d’intervento altrettanto incisiva da parte delle Polizie Locali e delle altre forze di polizia. La risposta, secondo l’ex comandante, non può essere affidata a un singolo soggetto. Occorre invece costruire una rete efficace, capace di mettere insieme le diverse risorse pubbliche e sociali. «Una delle chiavi è quella di creare una rete molto efficace, mettendo assieme tante altre risorse pubbliche: le risorse sociali, quelle della Protezione civile, le aziende municipalizzate. Creare una task force che approcci il problema della sicurezza urbana in tutti gli aspetti». La sicurezza, in questa prospettiva, non riguarda soltanto la prevenzione e il contrasto dei reati. Comprende anche il degrado, la sporcizia, il disordine e i problemi legati alla mobilità. Fenomeni differenti, ma spesso interconnessi, che richiedono interventi coordinati e competenze diverse. Collaborazione tra corpi e istituzioni La crescente distanza tra ciò che i cittadini si aspettano e ciò che le amministrazioni possono concretamente garantire è, per Bezzon, uno dei nodi principali. «C’è sempre più una divaricazione tra le aspettative nei confronti dei sindaci, e quindi della Polizia Locale, che è il loro braccio operativo, e le effettive potenzialità, le capacità e gli strumenti a disposizione della Polizia Locale». Non si tratta soltanto di una questione di solitudine operativa. Bezzon richiama anche la necessità che i diversi corpi imparino a collaborare maggiormente, superando chiusure e individualismi. Lo spirito di corpo rappresenta una risorsa importante, ma può trasformarsi in un limite quando impedisce di lavorare insieme. La cooperazione tra comandi e la condivisione delle competenze diventano quindi elementi essenziali per affrontare problemi che difficilmente possono essere risolti da una singola struttura. Chi deve fare cosa? Nel dibattito sulla sicurezza urbana, diversi sindaci, tra cui il primo cittadino di Milano, Giuseppe Sala, hanno sollecitato un maggiore sostegno da parte del Governo e una presenza adeguata delle forze di polizia statali. Tra le misure discusse figura anche l’estensione dell’operazione Strade Sicure, che prevede l’impiego di personale militare in concorso alla sicurezza. Per Bezzon, tuttavia, prima ancora di discutere l’impiego di ulteriori risorse è necessario chiarire responsabilità e competenze. «Molto spesso, troppo spesso, c’è una dispersione di energie, perché in troppi si va in una direzione lasciandone scoperte altre». La distinzione dei ruoli è fondamentale, ma deve tradursi in un coordinamento concreto. Nelle grandi città, osserva, si è già sviluppata una maggiore capacità di fare sistema; nei centri medi e piccoli, invece, resta probabilmente più lavoro da fare. La sfida, dunque, non consiste semplicemente nell’aumentare la presenza degli operatori sul territorio, ma nell’organizzare meglio le risorse disponibili, definire con chiarezza chi debba intervenire e favorire una collaborazione stabile tra istituzioni, forze di polizia e servizi locali. Raccontare meglio per lavorare meglio Dalla comunicazione alla sicurezza urbana, il filo conduttore del ragionamento di Bezzon è la necessità di rendere più comprensibile il ruolo della Polizia Locale. Un corpo che non può essere giudicato soltanto attraverso le sanzioni che commina, ma che va osservato nella complessità delle sue attività quotidiane. Raccontarne il volto umano, valorizzarne le competenze e chiarire i limiti operativi non significa ridimensionarne le responsabilità. Al contrario, significa costruire un rapporto più consapevole con i cittadini e creare le condizioni per aspettative realistiche, maggiore fiducia e una collaborazione più efficace tra tutti i soggetti chiamati a garantire la sicurezza e la qualità della vita nelle città.