Enforcement Legal Tech Autovelox, il 4 maggio scade il termine UE. Il decreto su omologazione e taratura è alle porte Laura Biarella 01 May 2026 Cds Italia News&Trend Safety & Security Autovelox, scade il 4 maggio il periodo di “stand still” europeo sul decreto italiano che ridefinisce regole, controlli e responsabilità. Un passaggio cruciale che punta a chiudere anni di incertezza normativa, ricorsi e polemiche, introducendo un sistema fondato su censimento, omologazione dei prototipi, tarature obbligatorie e verifiche continue. Una riforma che incide su Comuni, polizie locali, produttori e automobilisti, e che ridisegna la governance della sicurezza stradale. Autovelox, una riforma attesa da anni La deadline è ormai imminente. Il 4 maggio 2026 si chiude il periodo di osservazione previsto dalla procedura europea TRIS (Technical Regulation Information System) sullo schema di decreto italiano che disciplina omologazione, taratura e controlli sugli autovelox. In assenza di rilievi da parte della Commissione europea o degli altri Stati membri, il testo potrà proseguire il proprio iter verso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico. Il decreto rappresenta il tentativo più strutturato, degli ultimi anni, di mettere ordine in un settore che ha vissuto una lunga stagione di ambiguità normative, alimentata dalla distinzione non sempre chiara tra strumenti “approvati” e strumenti “omologati”, e da un contenzioso cresciuto a dismisura dopo le pronunce della Corte di Cassazione. Gli autovelox non scompariranno dalle strade italiane. Cambierà però il perimetro di legittimità del loro utilizzo, con un impatto diretto sulla validità delle sanzioni e un rafforzamento della posizione degli enti accertatori quando i dispositivi risultino pienamente conformi. Nuovo quadro normativo, dallo schema al decreto Lo schema di decreto notificato a Bruxelles con codice 2026/0053/IT è oggi l’unica fonte ufficiale del nuovo impianto normativo. Fino alla pubblicazione in Gazzetta, resta formalmente in vigore la disciplina precedente. Tuttavia, il contenuto del testo consente già di delineare il cambio di paradigma. L’obiettivo dichiarato è duplice: tutelare la sicurezza stradale, garantendo che le sanzioni siano basate su misurazioni affidabili; ridurre l’incertezza giuridica, che negli ultimi anni ha penalizzato anche l’azione amministrativa dei Comuni, spesso esposti a contenziosi anche in presenza di strumenti regolarmente utilizzati. Il decreto punta a costruire una catena di responsabilità chiara: produttori, enti gestori e operatori di controllo devono poter dimostrare, in ogni momento, che lo strumento utilizzato è tecnicamente conforme, censito e correttamente mantenuto. Censimento nazionale Il primo pilastro del nuovo sistema è già operativo: il censimento nazionale degli autovelox. Dal 28 novembre 2025 il MIT ha reso pubblica una piattaforma telematica che raccoglie i dati ufficiali dei dispositivi installati sul territorio italiano. Gli enti locali hanno dovuto trasmettere informazioni dettagliate: marca, modello e versione del dispositivo; matricola, ove presente; riferimento al decreto di approvazione o omologazione; collocazione e direzione di marcia. Questo passaggio segna un cambio culturale rilevante. La piattaforma rappresenta uno strumento di trasparenza per gli automobilisti e, al contempo, una forma di tutela per gli enti locali, che possono dimostrare la regolarità dei dispositivi utilizzati. Omologazione del prototipo, cuore della riforma Il nodo più delicato è quello dell’omologazione. Il decreto sposta l’attenzione dal singolo apparecchio al prototipo, che dovrà essere valutato dal MIT nella sua configurazione essenziale. Solo dopo il superamento delle verifiche tecniche: il Ministero rilascerà il decreto di omologazione; il provvedimento sarà pubblicato sul sito istituzionale; ogni dispositivo prodotto dovrà essere conforme a quel prototipo. Questo approccio mira a evitare interpretazioni discrezionali e a costruire certezza tecnica a monte, riducendo i margini di contestazione a valle, ovvero in sede di multa e ricorso. Taratura e verifiche, svolta operativa Il punto destinato ad avere l’impatto più immediato sulle strade è quello delle tarature e verifiche di funzionalità. Il decreto introduce un sistema più stringente di controlli tecnici e manutenzione, destinato a diventare condizione essenziale per l’utilizzo dei dispositivi. Non si tratta più di adempimenti formali. Taratura e verifiche diventano elementi centrali per garantire l’affidabilità delle misurazioni e la legittimità dell’attività di accertamento. Il ciclo di vita dell’autovelox dovrà essere documentato, riducendo il rischio che strumenti non più affidabili continuino a produrre sanzioni e rafforzando la solidità delle contestazioni da parte degli enti. Controlli sui produttori e qualità industriale La riforma non riguarda solo chi utilizza gli autovelox, bensì anche chi li produce. Il decreto introduce controlli di conformità affidati a organismi accreditati. I controlli potranno interessare: stabilimenti produttivi; rete commerciale; dispositivi già installati sulle strade. È un passaggio rilevante perché sposta la responsabilità lungo tutta la filiera, non solo sull’ente accertatore, contribuendo a rafforzare la posizione dei Comuni nel dimostrare la correttezza delle procedure. Regime transitorio e impatto sulle multe Il decreto non spegne improvvisamente il sistema esistente. È previsto un regime transitorio che accompagnerà il passaggio al nuovo assetto normativo. Alcuni dispositivi conformi ai requisiti previsti potranno rientrare nei criteri di omologazione stabiliti dal decreto, mentre altri dovranno essere adeguati secondo le nuove specifiche tecniche. Per i Comuni si apre una fase più strutturata, in cui documentazione tecnica, aggiornamento dei dispositivi e manutenzione diventano elementi centrali nella gestione dei controlli. Riforma che ridisegna la sicurezza stradale Il decreto sugli autovelox segna un passaggio di maturità nella governance della mobilità. Non elimina il controllo della velocità, ma ne rafforza la credibilità e la coerenza normativa. La linea resta quella della sicurezza stradale, ma con un impianto più solido che punta a superare le criticità del passato e a offrire agli enti locali strumenti più chiari e difendibili. Se il percorso europeo si concluderà senza rilievi, l’Italia potrà avvicinarsi a un sistema più stabile e trasparente, coerente con le sfide della mobilità urbana e della gestione moderna delle infrastrutture stradali. LEGGI ANCHE Autovelox, Cassazione 2026: quattro pronunce che ridisegnano le regole Autovelox e Comuni, la giurisprudenza 2026 consolida il trend favorevole alle amministrazioni locali